Il caos della Macedonia spaventa l’Unione europea

Una fase degli scontri all'interno dell'aula del Parlamento a Skopje

Centinaia di agenti presidiano il Parlamento dopo l’assalto dei conservatori. Il leader serbo Vu›i„: «Preoccupati per la stabilità dell’intera regione»

SKOPJE. C’è una maledetta puzza di guerra attorno al Parlamento di Skopje dopo il cruento assalto dell’altra sera. L’Europa è spaventata. Gli altri Paesi della regione hanno i nervi tesi dopo le uscite del premier di Tirana, Edi Rama su una futuribile Grande Albania. A Skopje, a scatenare i manifestanti del partito nazionalista Vmro-Dpmne è stata la nomina a presidente del parlamento dell’albanese Talat Dzjaferi, dell’Unione democratica per l’integrazione. Per il leader di Vmro-Dpmne, ed ex premier, Nikola Gruevski si è trattato di un vero e proprio colpo di stato in quanto prima si sarebbe dovuto procedere alla nomina della commissione per le elezioni e le nomine. Ed è scattato l’assalto. Una sorta di presa della Bastiglia in salsa balcanica.

 

 

L’esito degli scontri parla di oltre cento feriti, tra i deputati presenti in aula e i giornalisti che assistevano ai lavori dell’assemblea parlamentare. Il più grave è il deputato della Lega degli albanesi, Zijadin Sela (gli albanesi sono il 25,2% della popolazione) che, in alcune foto scattate durante i tumulti, si vede riverso a terra in un maschera di sangue. Duramente colpito è stato anche il leader della Lega scialdemocratica della Macedonia, Zoran Zaev e il vicepresidente dello stesso partito, Damjan Man›evski. Tra i feriti poi numerosi poliziotti che sono intervenuti per sedare la rivolta. Agenti che, ieri, in centinaia presidiavano il Parlamento.

Dopo quattro mesi dalle elezioni politiche, la Macedonia è praticamente nel caos. Non ha ancora un governo, a molti sindaci e presidenti di Consigli municipali è scaduto il mandato visto che nel Paese non si è riusciti a indire il voto amministrativo. Il nuovo Parlamento si è ufficialmente insediato il 30 dicembre scorso e a rinfocolare le tensioni ci ha pensato anche il capo dello Stato, Gjorge Ivanov che già dai primi di marzo non si decide a dare il mandato per formare il nuovo esecutivo al socialdemocratico Zoran Zaev.

E che la crisi macedone non sia solamente un problema politico e istituzionale di Skopje lo dimostra la dura presa di posizione di ieri da parte di Mosca, che continua a fare pressione sui Balcani occidentali, soprattutto attraverso Belgrado, pressione che è aumentata dopo l’ingresso del Montenegro nella Nato. «La causa principale della crisi politica in Macedonia - si legge nella nota del ministero degli Esteri russo - è la grave interferenza negli affari interni di questo Paese con la manipolazione sfacciata della volontà dei cittadini al fine di rimuovere dal potere il governo legittimo». Posto che questo «governo legittimo» ancora non c’è i toni e le parole di Mosca sono preoccupanti.

Del fatto che la situazione non costituisca solo un brutto episodio è ben conscio anche l’Alto commissario Ue per la Politica estera, Federica Mogherini, la quale ha definito la situazione «preoccupante» e ha chiesto a Skopje di portare il Paese fuori dalla crisi secondo principi democratici. Dura condanna pure dall’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, che si dice «scioccata» per quanto accaduto. E in Serbia il premier e presidente eletto Aleksandar Vu›i„ si è detto «estremamente preoccupato». «Sono problemi che riguardano non solo la Macedonia ma tutti noi che viviamo in questa regione, e che abbiamo il dovere di garantire pace e stabilità per i nostri figli», ha detto Vu›i„ che ha riunito ieri con urgenza l'Ufficio di coordinamento dei servizi segreti proprio sul dossier Macedonia.

Analoga preoccupazione hanno espresso i dirigenti del Kosovo. Il presidente Hashim Thaci, invitando alla calma e alla moderazione, ha detto tuttavia di approvare l'elezione alla presidenza del parlamento di Talat Dzjaferi, rappresentante di un partito della minoranza albanese, all'origine, lo ricordiamo, dell'irruzione in Parlamento dei manifestanti di orientamento conservatore e dei successivi violenti scontri. Il ministro degli Esteri albanese Ditmir Bushati ha respinto le accuse a Tirana di ingerenza nella situazione politica in Macedonia, definendole parte di una catena di propaganda. Non dimentichiamo però che proprio di propagnada e di disinformazione si è nutrita tutta la guerra che ha portato al disfacimento dell’ex Jugoslavia.

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