La posizione di Bruxelles: sui controlli ai valichi non si torna indietro

Le deroghe previste: verifiche mirate nel caso di attese improponibili ma solo per il tempo necessario a normalizzare la situazione (immagine d'archivio)

La Commissione Ue «conscia» delle code fra Slovenia e Croazia «ma la priorità è la sicurezza in chiave anti-terrorismo»

BRUXELLES. Non c’è via di scampo. Quella ai confini tra Slovenia e Croazia sarà un’estate d’inferno. L’Unione europea, infatti, conferma con forza la decisione presa relativamente al controllo dei documenti di tutte le persone in transito (uscita ed entrata Slovenia) ai valichi. E questo perché la Slovenia è confine esterno di Schengen e il provvedimento è una misura che riguarda la sicurezza dell’Unione europea davanti alla guerra dichiarata da parte del terrorismo al Vecchio continente.

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«Siamo pienamente consci delle difficoltà delle autorità slovene e croate per trovare il giusto bilanciamento nell’applicazione delle nuove regole e dell’impatto che le stesse hanno nei confronti di coloro che viaggiano e devono attraversare quel confine», spiega la Commissione europea interpellata dal Piccolo. «Ma deve essere altresì chiaro - proseguono - che queste regole che sono state approvate dai ministri degli Interni degli Stati membri sono finalizzate a rafforzare la gestione dei nostri confini esterni».

«Si tratta - afferma ancora la Commissione - della risposta diretta agli attacchi terroristici portati a termine nell’Unione europea e alla minaccia dei cosiddetti “foreign fighters”». «Proprio per aumentare la sicurezza interna all’Europa - continua Bruxelles - e proteggere meglio i suoi cittadini è importante conoscere chi sta attraversando i nostri confini e dobbiamo essere in grado di identificare meglio quei cittadini comunitari che possono rappresentare unaminaccia alla sicurezza».

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Come si vede la Commissione Ue non ha alcuna intenzione di concedere deroghe né, tantomeno, di annullare il provvedimento di controllo capillare ai confini esterni di Schengen, ritenendolo strategicamente fondamentale nella colossale lotta al terrorismo internazionale. Infatti la Commissione sottolinea come «si continui a lavorare in stretto contatto con tutti i Paesi membri per assicurare che le nuove regole, approvate da tutti i Paesi dell’Unione europea, vengano messe in pratica nel miglior modo possibile e che si riesca ad evitare un forte impatto con il traffico alle frontiere, senza però compromettere il livello di sicurezza».

Insomma appare chiaro, al di là del linguaggio un po’ politichese, che sarà veramente difficile che i controlli subiscano sostanziali abbassamenti di livello. «L’11 aprile scorso - spiega ancora la Commissione - abbiamo avuto un incontro costruttivo con le autorità croate nel corso del quale abbiamo fornito tutti i chiarimenti necessari relativamente alle regole relative al controllo sistematico ai valichi e alle loro flessibilità, ivi compresa anche la possibilità di derogare al passaggio dei documenti ai database di sicurezza attuando un controllo mirato attuato in base a una diretta valutazione del rischio».

Insomma se non è zuppa è pan bagnato, in quanto comunque è responsabilità delle autorità di polizia che controllano le frontiere esterne di Schengen assicurare la sicurezza delle stesse in momenti in cui la minaccia terroristica è ad altissimi livelli. Comunque venerdì a Bruxelles è in agenda un ulteriore incontro a livello europeo. «Lo scopo della riunione - sostiene la Commissione - sarà quello di incrementare la sicurezza per i nostri cittadini ma, allo stesso tempo, cercare di evitare che ai confini si formino lunghe code in attesa. Se queste dovessero formarsi e toccare lunghezze assolutamente improponibili (ma chi stabilisce quali sono questi tempi di attesa insostenibili? ndr.)» la Commissione spiega che le regole permettono che vengano messi in pratica dei controlli mirati. Ma questi - è la precisazione che arriva subito dopo - «non devono compromettere il livello di sicurezza» e devono cessare immediatamente la situazione ai valichi si “normalizza”.

Ma il “nodo gordiano” dei super controlli non si aggroviglia solamente ai confini tra Slovenia e Croazia. In vista dell’oramai prossima stagione turistica (il ponte di Pentecoste sarà una vera e propria prova generale) lo stesso problema si porrà ai valichi tra Slovenia ed Austria. Vienna, infatti, in base a una raccomandazione adottata dal Consiglio dell’Unione europea il 7 febbraio scorso, ha ottenuto la deroga in base alla quale può reintrodurre i controlli ai suoi confini pur essendo gli stessi geograficamente all’interno dell’Area Schengen. La deroga è stata stabilita in ulteriori tre mesi ed è dovuta ai problemi derivanti dall’immigrazione che nei mesi scorsi si è “incanalata” dal Medio Oriente lungo la cosiddetta rotta balcanica.

«La commissione - affermano a Bruxelles - sta attentamente monitorando l’applicazione di questa raccomandazione e la situazione sul territorio e sta lavorando assieme ai Paesi che fanno parte dell’Area Schengen affinchè si possa ritornare a un normale funzionamento della stessa relativamente al regime dei confini». «Ogni decisione in merito a questa raccomandazione - precisa La Commissione - sarà presa in tempi opportuni e cronologicamente vicini allo scadere della stessa».

Ritornando al problema dei migranti e alla rotta balcanica, con specifica attenzione agli emendamenti alla legge sul diritto di asilo recentemente approvati dal Parlamento di Lubiana, che di fatto prevedono il respingimento in Croazia di qualsivoglia migrante si presente al confine o venga intercettato sul proprio territorio nazionale, il commissario europeo all’Immigrazione, Dimitri Avramopoulos si dice assolutamente soddisfatto dell’opera svolta dalla Slovenia nel corso dell’emergenza migranti, ma contemporaneamente «esprime tutta la sua preoccupazione» relativamente agli emendamenti alla legge al diritto di asilo approvati a Lubiana e alla loro conformità al diritto dell’Unione europea.

Avramopoulos suggerisce, infine, che queste preoccupazioni vengano discusse assieme in futuri contatti tra la Commissione e le autorità della Slovenia.

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