Morta Vilma Braini, l’ultima deportata

Vilma Braini, morta a 88 anni

Internata nel campo di concentramento nazista di Ravensbruch, dedicò la sua vita all’impegno politico e sindacale

Era un punto di riferimento per l’antifascismo regionale. Una donna coraggiosa, tutta d’un pezzo, internata negli anni che furono nel campo di concentramento nazista di Ravensbrüch e di Bergen-Belsen.

Vilma Braini, 88 anni, è morta proprio nei giorni antecedenti alle cerimonie del 25 aprile che lei da anni curava con il consueto e riconosciuto puntiglio nel quartiere di Sant’Andrea. È stata una grande combattente nella lotta di Liberazione. Era nata nel 1928 a Sant’Andrea, il piccolo Comune alle porte di Gorizia. «La famiglia - racconta Anna Di Gianantonio, presidente dell’Anpi - si occupava di commercio di frutta e verdura. Nel 1943 il padre di Vilma venne arruolato forzatamente nei Battaglioni speciali e mandato prima a Melfi e poi in Sardegna».

Ed è stato questo traumatico allontanamento e la presa di coscienza dell’«oppressione razziale nei confronti degli sloveni», a prescindere dalle loro idee politiche, a far maturare l’antifascismo di Vilma. «Dopo l’8 settembre, insieme ai ragazzi che come lei collaboravano con i partigiani, raccolse le armi che i militari italiani abbandonavano per tornarsene a casa e le inviò ai combattenti in montagna. Mentre una parte di goriziani applaudì all'entrata dell'esercito tedesco in città, un’altra parte si organizzava contro gli occupatori».

Vilma scelse per sé il nome di battaglia “Brzostrelka” (che significa “Mitragliatrice”). «Fu incarcerata due volte a Gorizia per la sua attività di staffetta e di informatrice del movimento partigiano. Il 24 febbraio 1945 Vilma fu deportata prima a Ravensbrüch e poi a Bergen Belsen.

Aveva appena 16 anni. Gli anni che ricordava come i più duri furono però quelli del dopoguerra, quando passava per la città e le gridavano “Slava e comunista”. Il sogno di una società più giusta - racconta ancora Di Gianantonio - era considerato tradimento della patria, anche se Vilma aveva rischiato la vita combattendo contro i fascisti e i tedeschi».

Fu sindacalista, militante del Pci, venne eletta per due volte nel consiglio comunale di Gorizia e fu membro dell’Anpi. È stata molto attiva nella difesa dei diritti sia dei lavoratori sia della minoranza slovena, dopo aver partecipato per lunghi anni alle lotte sindacali nelle file della Cgil e come esponente del Pci. Nel 2008 venne insignita dell’onorificenza di cavaliere della Repubblica dal presidente Giorgio Napolitano. Lascia il figlio Sandro e i nipoti David e Tjasa. La data dei funerali non è stata ancora stabilita.

«Aveva accompagnato più volte i ragazzi con il Treno della Memoria a visitare i lager. Per fortuna ci rimangono le sue interviste e alcuni video in cui la fragile donna d’acciaio ha raccontato la sua vita. Le abbiamo voluto tutti un gran bene», conclude Anna Di Gianantonio.

Sinceramente costernato e dispiaciuto anche Igor Komel, direttore del Kulturni Dom di Gorizia. «Se ne va una persona di grandissimo spessore. Per la comunità slovena - le sue parole - è una grandissima perdita. Sopravvissuta alle angherie naziste, dopo la fine del conflitto era tornata nella sua Sant’Andrea, dove era stata impiegata prima nell’azienda familiare di trasporti e, successivamente, in una fabbrica del ramo tessile. Lascerà un grandissimo vuoto».

E un ricordo viene formulato anche da Andrea Bellavite, sindaco di Ajello del Friuli ed esponente di punta del Forum per Gorizia. «Vilma era una donna straordinaria di una grande forza. È stata una formidabile testimone del ventesimo secolo. La ricordo come una persona simpatica, sempre disponibile. Ci mancherà».

(ha collaborato Emilio Danelon)

 

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