Trieste, inchiesta sul business dei vaccini “fantasma”

Il Tribunale di Trieste

Medici sospettati di aver gonfiato i numeri dei pazienti sottoposti a profilassi per intascare gli incentivi regionali. La Procura di Trieste indaga per falso e truffa

TRIESTE. La Procura ha aperto un'indagine a carico di un gruppo di medici di famiglia triestini per l'ipotesi di reato di falso e truffa nei confronti della pubblica amministrazione. L'elenco delle persone che i medici hanno vaccinato lo scorso inverno contro l’influenza, contenuto nei database dell'Azienda sanitaria universitaria integrata, l'Asuits, risulta infatti sbagliato. I conti non tornano.

Numeri gonfiati ad arte per intascare gli incentivi economici che spettano ai dottori per ogni iniezione? O semplici errori? Il dubbio c'è. Ed è tale da smuovere un procuratore, un pm e una questura. Andrà accertato. Sta di fatto che il giallo triestino dell’inchiesta sui vaccini, rimasto per tre giorni privo di chiarimenti, inizia a mostrare qualche contorno più preciso.

La vicenda è scoppiata a inizio settimana in seguito alla segnalazione di una sessantaseienne contattata telefonicamente dalla Squadra mobile. La domanda dell'agente era semplice: «Signora, lei si è vaccinata o no?». La donna, incredula di dover render conto di un tema così personale alla polizia, aveva reso pubblica la propria esperienza con una certa indignazione. Pensava a uno scherzo. O, peggio, a un tentativo di truffa. Anche se non se ne capivano le finalità.

La chiamata dalla questura, come ha verificato Il Piccolo, c'è stata. Perché di un'inchiesta si trattava. Ma non sulla libera scelta della signora, bensì su quegli elenchi sballati. La signora non si è vaccinata, l'ho ha detto lei stessa al giornale. Ma il suo nome risultava comunque nella lista del medico di base. Altrimenti, viene da chiedersi, perché la polizia l’avrebbe chiamata, come peraltro ha fatto con altre decine di persone in città?

È stato il procuratore Carlo Mastelloni, dopo le prime notizie diffuse dal quotidiano, a mettere il primo tassello sicuro su questa storia, lasciando intendere almeno il contesto del reato. Mastelloni aveva diramato una nota puntualizzando che l'inchiesta del tribunale «non riguarda in alcun modo la libera determinazione dei cittadini di essere o meno vaccinati». Ma è scaturita da una segnalazione del Dipartimento di prevenzione dell'Asuits, sebbene lo stesso organismo avesse smentito qualsiasi coinvolgimento, forse per ragioni di segreto istruttorio.

Dunque è dal Dipartimento che si è fatto largo il sospetto sugli elenchi dei cittadini sottoposti alle misure di profilassi antinfluenzale.

La Procura parla chiaramente di un possibile danno economico per l'Azienda sanitaria derivante da «incongruità», questo il termine usato. Ma in cosa consistono queste anomalie? Il Dipartimento di prevenzione ha rilevato delle difformità tra i numeri delle persone vaccinate dai medici, riportati nei registri dell'Azienda sanitaria, e le dichiarazioni rese dai singoli cittadini. I quali, interrogati dalla polizia, avrebbero sostenuto il contrario, cioè di non essersi sottoposti ad alcunché.

Queste incongruenze vanno vagliate e verificate perché si potrebbe prefigurare una truffa ai danni della pubblica amministrazione e il reato di falso, visto che il sistema sanitario prevede per i dottori un “bonus” di circa 10 euro lordi per ciascuna “punturina” fatta. L'incentivo, pienamente legale, serve ad alzare la quota di popolazione vaccinata, in modo da ridurre i rischi sanitari degli anziani e, di conseguenza, la spesa sociale per i ricoveri e le cure delle persone che si ammalano a causa dell'influenza. Un sistema che potrebbe prestarsi all'inserimento di qualche paziente fittizio, proprio per raggranellare più soldi. Anche se non si esclude che di mezzo ci possa essere solo qualche errore di distrazione negli inserimenti a computer. O qualche svista delle stesse persone che, interrogate, non ricordano di aver partecipato alla campagna di prevenzione proprio perché molto anziane.

La Squadra mobile sta svolgendo in questi giorni verifiche a campione per capire se i dati in mano alle autorità sanitarie corrispondono a quanto affermano dai cittadini. La prima “scrematura” investigativa è avvenuta per via telefonica, come nel caso della signora che ha reso pubblica la propria vicenda: se il paziente conferma di aver fatto il vaccino, come scritto sui report, non accade nulla. In caso contrario partono gli accertamenti sul medico. L'attività investigativa è appena cominciata. Gli agenti passeranno al setaccio decine e decine di persone.

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