Srebrenica, il sindaco serbo nega il genocidio bosniaco

Un cimitero a Srebrenica. Continuano le polemiche sull’entità del massacro

Mladen Grujicic in un’intervista critica la sentenza del tribunale per l’ex Jugoslavia e mette in dubbio le ricostruzioni sul numero reale delle vittime del massacro

BELGRADO. Numeri che non tornerebbero. Definizioni di crimini rigettate.

E un monumento che fa infuriare le vittime. Basta poco, in Bosnia, per versare sale su ferite che sono ancora lontane dall'essere rimarginate. Ferite che sono state riaperte a Srebrenica, la cittadina tristemente celebre per la più orribile strage sul suolo europeo dal 1945. E a Visegrad, la città del ponte sulla Drina, teatro di feroci massacri contro i musulmani durante l'ultima guerra balcanica. Ad accendere la disputa, il primo sindaco serbo di Srebrenica, Mladen Grujicic, la cui elezione l'anno scorso aveva provocato forti tensioni in città e nel Paese.

Grujicic che, durante un'intervista alla televisione N1, ha toccato in maniera controversa il tema di quanto accaduto in quella che doveva essere un'enclave sicura, nel luglio 1995. «Rispetto tutte le vittime, anche mio padre è stato ucciso, tutte hanno il loro peso, il loro valore e devono essere onorate, ma non posso condividere la definizione di quell'evento» che portò all'eliminazione di più di 8mila maschi musulmani per mano delle forze serbo-bosniache comandate da Mladic. Insomma, gravissimi crimini e massacri sì, ma niente genocidio, come stabilito dal Tribunale per l'ex Jugoslavia nella sentenza contro Krstic, prima Corte internazionale «a emettere una condanna per genocidio in Europa».

Il problema, secondo il sindaco Grujicic, è che i contorni di quanto accaduto in quella che doveva essere una "safe area" protetta dagli ignavi caschi blu olandesi sarebbero ancora confusi. «Prima c'è una sentenza per genocidio, un'altra volta un numero diverso di vittime, una terza compare una lista di persone che non hanno nulla a che fare con gli eventi», ha aggiunto.

Numeri che in realtà, secondo il primo cittadino di Srebrenica, sarebbero inferiori a quelli oggi conosciuti. Perché, ha suggerito Grujicic, esisterebbero «molte prove» che gente ritenuta sepolta al memoriale di Potocari sarebbe in realtà viva e vegeta. Parole, quelle del sindaco, che hanno scatenato una bufera tra i telespettatori e tra i commentatori online della trascrizione della conversazione. Ma più polemiche ha provocato quasi in contemporanea l'inaugurazione a Visegrad di una croce alta sei metri, dedicata da veterani serbo-bosniaci ai volontari russi che combatterono nelle file dell'esercito di Mladic.

«La cosa più importante fu il sostegno morale e militare del popolo russo offerto ai serbi nei momenti critici», ha dichiarato il viceministro serbo-bosniaco Dusko Milunovic. Volete solo «celebrare i crimini di guerra» e continuare a «insultare le vittime innocenti», la reazione dei sopravvissuti. Che hanno annunciato la costruzione di un "contro-monumento" per i 3mila bosgnacchi uccisi attorno a Visegrad.

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