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L'Istria blindata: per 300 metri di fila un'ora di attesa

Code e disagi già nel primo giorno di entrata in vigore dei controlli antiterrorismo. Gli agenti: un’estate difficile

Mauro Manzin
3 minuti di lettura

Sono le 10 di un venerdì “normale”, al confine sloveno croato della Dragogna ci sono già 300 metri di fila.

Non tantissimo, si potrebbe pensare considerando che è il giorno dell’entrata in vigore delle nuove norme europee anti terrorismo per la sicurezza ai confini esterni di Schengen. Una soddisfazione che si tramuta presto in disappunto. La coda procede molto, ma molto a rilento. Per arrivare al controllo dei documenti serve un’ora. Trecento metri in un’ora. E non ci sono sconti.

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Il poliziotto sloveno al confine digita i dati anagrafici sul videoterminale oppure passa il passaporto sotto lo scanner per avere semaforo verde al transito. Tempi lunghi, soprattutto se all’interno di un’unica autovettura ci sono quattro o cinque persone. A fianco delle corsie di transito c’è il dirigente della Polizia di frontiera di Capodistria, Viljem Toškan. Guarda i suoi uomini al lavoro e quella fila che diventa sempre più lunga. «Questo fine settimana - spiega - sarà un test molto importante per noi, anche se sappiamo che durante il periodo pasquale e poi durante quello estivo la situazione sarà molto difficile».

 

Controlli anti-terrorismo, incubo code alla frontiera Slovenia-Croazia

 

Gli uomini a sua disposizione sono sempre gli stessi, nessun aumento di organico. Se la situazione peggiorerà, e peggiorerà, per gli agenti si prevedono annullamenti delle giornate di riposo per un costante presidio dei confini. «Cercheremo di migliorare anche tecnicamente - spiega Toškan, magari con un nuovo casello senza poliziotto che funziona con il passaggio allo scanner del passaporto da parte dell’utente stesso. Poi forse riusciremo a realizzare qualche corsia in più di scorrimento».

Il grosso problema lo dovranno però sopportare soprattutto le centinaia di lavoratori transfrontalieri che giornalmente valicano il confine in direzione Slovenia o, viceversa, verso la Croazia. «Lo so - afferma ancora Toškan - e stamane (ieri, ndr) ne ho parlato con alcuni di loro che erano preoccupatissimi e li ho consigliati di trovare valichi alternativi alla Dragogna, magari più interni e non noti ai grossi flussi di traffico dei turisti». Dragogna infatti è un valico “bollente” in quanto si trova sulla direttrice che collega poi Castelvenere con la Ipsilon, la quale a sua volta porta nel cuore dell’Istria e verso Pola.

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Diverso l’approccio delle persone in fila alla maxicoda. Gli stranieri, austriaci e tedeschi in testa, non sanno nulla delle nuove norme di controllo, ma quando viene spiegato loro che si tratta di misure anti-terrorismo, rispondono «allora va bene». «Non sappiamo nulla di un rafforzamento dei controlli - dice Corneli Bretis, austriaca in viaggio d’affari verso la Croazia - però è una situazione tremenda».

«Così non va, questa non può essere la soluzione», afferma invece Luigino Sgubin che con alcuni amici ha deciso di trascorrere un giorno di vacanza in Croazia. Rassegnati gli sloveni. «Eravamo preparati - sostiene Nataša ‹epin Trobec diretta in Croazia - d’estate sarà ancora peggio, col caldo e con l’arrivo dei turisti».

Questo il triste bollettino di ieri, 7 aprile. Orbežje: 2.30 ore in uscita Slovenia e un’ora in entrata; Slovenska vas: un’ora in uscita, un’ora in entrata; Dobovec: 1.30 ore in uscita, 30 minuti in entrata; Starod: uscita 3 ore, entrata 45 minuti; Jelšane: uscita 2 ore; Sicciole: uscita 45 minuti, entrata 15 minuti; Dragogna: uscita 1.30 ore, entrata 1 ora; So›erga: uscita 40 minuti.

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Oltre a Dragogna, come si può vedere, l’altro punto incandescente è il valico di Starod, ossia quello che si incontra transitando da Trieste verso Fiume lungo la statale e che viene utilizzato dalla maggior parte dei turisti che dal Triveneto, ma anche dalla Germania e dall’Austria si recano nel Quarnero e lungo la costa dalmata. Coda che a Starod era lunghissima già alle 8 di ieri mattina. Il valico è dotato unicamente di tre corsie di transito per cui o si utilizzano due corsie verso la Croazia e una dalla Croazia o viceversa. Un collo di bottiglia che sarà difficilissimo da gestire. Quello di cui si lamentano le forze di polizia slovene è il fatto che l’ottanta per cento degli italiani che si presentano al confine esibiscono la carta d’identità cartacea, per cui l’agente deve manualmente inserire i dati anagrafici nel computer perdendo più tempo rispetto a un passaggio sotto lo scanner dei passaporti dotati di apposita etichetta a barre.

Dopo 330 metri di coda e un’ora di attesa anche il poliziotto croato ci dà il via libera. E si va verso l’agognato piatto di fusi e tartufo, che però quest’anno scarseggia. Mala tempora currunt.

@ManzinMauro

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