Accordo Fincantieri-Saint Nazaire. Berta: «L’Italia così gioca alla pari in Europa»

Lo storico dell'economia Giuseppe Berta

Lo storico: «La società pubblica dimostra che le nostre aziende non sono solo preda degli stranieri»

TRIESTE. Giuseppe Berta, professore alla Bocconi, è uno dei più importanti studiosi di storia dell’industria italiana dell’ultimo secolo. Ha appena pubblicato un saggio (“Che fine ha fatto il capitalismo italiano?”) che esplora lo stato di salute dell’economia italiana con spirito molto critico.

Professor Berta, Parigi «rinuncia» a nazionalizzare temporaneamente il sito di Saint-Nazaire e si accorda con Fincantieri. Come valuta sul piano strategico l’operazione?

L’Italia finalmente prende l’iniziativa e vince. L’impresa pubblica ha ancora importanti asset da spendere su mercati globali dove oggi contano molto le dimensioni. Se si resta piccoli il rischio è di essere inglobati.

Non pensa che oggi sia soprattutto la grande industria come Fincantieri a mostrare segni di vitalità mentre i grandi marchi italiani finiscono all’estero?Basti pensare a Luxottica che si fonde con i francesi di Essilor..

Luxottica è la principale azienda sorta in Italia dagli anni Cinquanta a oggi. Non essendo riuscito a portare a termine una trasformazione in senso manageriale, Leonardo Del Vecchio ha deciso di accordarsi con i francesi anche per risolvere il nodo della successione familiare. Fincantieri è entrata in gioco in uno scenario di crisi della cantieristica transalpina. Ora il gruppo di Bono ha le risorse per una operazione di crescita sui mercati globali. L’integrazione con i cantieri di Saint Nazaire crea le premesse per dare un vita a un gruppo in grado di far fronte alla concorrenza mondiale.

Nell’era del capitalismo leggero e delle multinazionali tascabili, l’Italia riesce a giocare ancora un ruolo da protagonista?

L’accordo annunciato a Parigi va in controtendenza rispetto a uno scenario europeo e mondiale oggi dominato dal protezionismo industriale e dai nazionalismi. Fino a oggi le nostre imprese sono state soprattutto preda di grandi gruppi esteri. In questo caso abbiamo una grande impresa italiana che prende l’iniziativa strategica in Francia. Ha vinto finalmente la razionalità di un disegno imprenditoriale che per essere realizzato richiede dimensioni aziendali importanti. Fincantieri, dopo alcuni anni in cui ha sofferto la crisi globale, sta recuperando in termini di efficienza e redditività. Da questa operazione nasce sicuramente una prospettiva industriale e strategica nuova e interessante.

Il governo francese a un certo punto ha minacciato di nazionalizzare i cantieri...

In questo negoziato ha anche influito la vicinanza delle presidenziali francesi e i calcoli elettorali. Alla fine la logica industriale ha vinto sulle tentazioni protezionistiche tutelando i posti di lavoro e proteggendo gli interessi industriali francesi e italiani. Grazie a questo accordo l’Europa ha finalmente fatto sentire la sua voce di fronte alla concorrenza asiatica e al nazionalismo economico di Trump.

Il Ceo di Fincantieri Bono si batte per la creazione di un Airbus dei mari.

Dopo questo accordo ci sono le premesse per dare vita a un colosso industriale della cantieristica europeo dove l’Italia gioca un ruolo da protagonista. L’intesa siglata da Fincantieri dimostra che, di fronte un’impresa privata ormai fragile, resiste invece la grande tradizione della grande impresa pubblica in grado di legare la produttività agli investimenti di lungo periodo. Abbiamo liquidato con troppa fretta la grande esperienza della nostra industria di Stato.

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