Trieste, case ex Erdisu a sposi gay. Giorgi finisce sotto tiro

Un'immagine d'archivio di via Crosada

L’assessore accoglie la mozione Pd sugli alloggi assegnati a chi sceglie l’unione civile. Fratelli d’Italia grida vergogna ed esce dall’aula. Ma lui precisa: «Solo un equivoco»

TRIESTE Il consigliere leghista Fabio Tuiach profetizza da mesi, come un Savonarola in savor, che sulla famiglia si giocherà la Battaglia ultima, la Fine dei Tempi. Ecco, non sarà proprio l'Apocalisse, ma è proprio su questo tema che nell'ultimo Consiglio comunale si è scatenata bagarre.

Pomo della discordia il destino degli appartamenti ex Erdisu nella zona di via Crosada, una quarantina dei quali è in mano al Comune. L'assessore comunale al patrimonio Lorenzo Giorgi ha accettato come raccomandazione una mozione del Partito democratico che definiva alcuni criteri su come individuare giovani coppie che potessero usufruire di quegli spazi, e che tra le varie cose menzionava le «unioni civili».

Il termine ha fatto saltar la mosca al naso a Fratelli d'Italia e in particolare al consigliere Salvatore Porro, che a suon di «vergogna» ha puntato il dito contro l'assessore. Ma partiamo dal principio. Da mesi la giunta parla di dedicare una palazzina, in tutto tre bilocali, a quel che Giorgi chiama «Casa degli sposi 3.0».

Spiega l'assessore: «L'idea è dare uno spazio a giovani coppie con un figlio che, in attesa di entrare in una casa nuova, abbiano bisogno di uno spazio per qualche mese, a basso costo».

Giovedì sera il Pd ha proposto una mozione, primi firmatari Giovanni Barbo e Antonella Grim, che propone di dare una parte degli alloggi a «coppie sposate e coppie unite con l'istituto dell'unione civile, nubendi che intendono contrarre matrimonio e coppie che si uniranno con l'istituto dell'unione civile entro 6 mesi dalla data di sottoscrizione del contratto di locazione, coppie conviventi residenti nel medesimo stato di famiglia anagrafico».

Per partecipare al bando, dice ancora la mozione, «uno dei due deve avere un'età uguale o inferiore ai 35 anni» ed «essere residente nella nostra città da almeno un anno». L'Isee non deve essere superiore ai 20mila euro. Stessi criteri anche per gli studenti.

Giorgi, che aveva appena fatta propria la mozione di Forza Italia per dedicare gli appartamenti a fini turistici, ha accolto il testo Pd come raccomandazione. Una mossa alla quale il consigliere Porro, propenso a sentir puzza di zolfo quando si parla d'unioni civili, si è ribellato con forza, ergendosi a scudo (crociato) della famiglia tradizionale. Tuonando «vergogna», il mariano di Medjugorje ha lasciato l'aula.

L'assessore ora assicura che tutta la frattura è dovuta a un «qui pro quo»: «Io ho accolto come raccomandazione la mozione del Pd perché mi sembrava fornisse elementi utili per definire i potenziali ospiti della Casa degli sposi, ad esempio il criterio dell'Isee.

Ma il progetto che abbiamo in mente da mesi parla esplicitamente di coppie con un figlio, per cui non c'entrano le coppie omosessuali a cui Porro deve aver pensato sentendo parlare di “unioni civili”. Che poi possono essere anche eterosessuali... Forse il consigliere non ha ascoltato bene».

La vicenda ha provocato più di qualche sghignazzata in aula. Commenta il capogruppo M5S Paolo Menis: «Bene ha fatto l'assessore Giorgi ad accogliere il passaggio della mozione del Pd sulla destinazione degli alloggi di proprietà comunale non solo alle coppie sposate ma anche a quelle unite civilmente e alle coppie di fatto».

Per Menis «tutti possono trovarsi in difficoltà, nessuna coppia è figlio di un Dio minore. Giorgi ha dato un forte segnale di discontinuità rispetto al bigottismo regnante all'interno di alcune forze politiche che sostengono la maggioranza. Ora dall'assessore ci aspettiamo atti concreti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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