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Agrokor in profondo rosso: Zagabria congela i conti

Il governo punta a riscuotere 11 milioni di Iva non versata e vara una legge per risolvere la situazione del colosso agroalimentare. I dubbi dei giuristi

di Mauro Manzin
2 minuti di lettura

ZAGABRIA. Si scrive Agrokor ma si legge come uno degli affari internazionali più complessi degli ultimi anni, dove a collidere sono gli interessi dei due blocchi mondiali: quello occidentale capitanato dagli Usa e quello orientale guidato da Mosca. Sì, perché tutto nasce dalla decisione delle banche russe di sospendere il credito nei confronti del colosso agroalimentare croato Agrokor che tra Croazia, Slovenia (leggi Mercator) e Bosnia-Erzegovina dà lavoro, compreso l’indotto, a 60mila persone. Decisione maturata all’ombra del Cremlino dopo che Zagabria ha dato semaforo verde alla creazione di una base Nato sul proprio territorio che ospiterà truppe d’elite per intervenire negli scenari di guerra di Medio Oriente e Nord Africa. A pensar male si fa peccato, diceva il defunto senatore Andreotti, ma il 99% delle volte ci si azzecca.

E di fronte al caso croato della crisi finanziaria di Agrokor, Amleto appare come una sorta di dilettante. A fronte dello shakespeariano “Essere o non essere”, il governo di Zagabria da una parte ha deciso di congelare 11 milioni di euro di azioni del gruppo agro-alimentare coinvolgendo anche le affiliate Ledo (gelati) e Jamnica (acqua minerale), dall’altra ha varato un disegno di legge - già denominato dai media croati come “Lex Agrokor” - per cercare di salvare il salvabile dal collasso del gigante di casa. La decisione del congelamento di 11 milioni di euro presa dal ministero delle Finanze croato è relativa al debito che Agrokor avrebbe nei confronti dello stesso dicastero per mancato versamento dell’Iva.

Da rilevare che il presidente di Agrokor, l’imprenditore Ivica Todori„ e i suoi principali creditori, ossia le banche russe Vtb e Srebrank, nella tarda serata di giovedì non hanno raggiunto un accordo relativamente al congelamento dei debiti di Agrokor che sarebbe avvenuto, secondo i russi, solamente a fronte di un completo azzeramento del consiglio di amministrazione del colosso agro-alimentare croato, azzeramento che sarebbe dovuto avvenire entro lunedì prossimo. Ma, come detto, il boss Todori„ ha detto di no. Questa notizia, assieme all’ulteriore declassamento dell’azienda da parte di Moody’s, ha scatenato il panico tra i moltissimi fornitori di Agrokor che nei loro confronti avrebbe un debito pari a due miliardi di euro.

Assieme al ministero delle Finanze della Croazia a chiedere il blocco dei beni di Agrokor sono stati così numerosi creditori come Aci Marina e la società elettrica della Croazia che, assieme ad altri, devono ricevere complessivamente 24 miliardi dall’azienda agro-alimentare croata. Oltre alle azioni di Agrokor sulla Borsa croata sono bloccati anche i titoli di Ledo, Jamnica, Tisak, Bleje, Zvijezda e Pik Vinkovci.

Dopo aver messo in mora Agrokor però il governo dalla Croazia ha varato una legge che i media croati hanno già ribattezzato come “Lex Agrokor”, che prevede il salvataggio di aziende che abbiano cinquemila dipendenti e debbano fronteggiare un debito superiore ai 7,5 miliardi di kune. Secondo gli esperti di diritto del Paese, però, la norma sarebbe anticostituzionale. Il primo ministro Andrej Plenkovi„ ha convocato ai Banski Dvori (sede del governo croato) i capigruppo di tutte le forze politiche presenti al Sabor (Parlamento) per illustrare i contenuti della norma.

Norma che prevede la ristrutturazione di Agrokor in diverse e minori società. Il partner di governo Most ha chiesto esplicitamente che la famiglia Todoric venga estromessa dal futuro controllo di Agrokor visto che con la legge approvata dal governo secondo Most «non si tratta del salvataggio di Torodirc che già da tempo non è più il padrone del consorzio Agrokor, bensì di una manovra per evitare una nuova recessione nel Paese».

Secondo quanto previsto dalla legge del governo croato per le aziende in crisi il governo nominerebbe un presidente temporaneo, il consiglio di controllo verrebbe scelto dal ministero dell’Economia, mentre gli azionisti non avrebbero alcun diritto decisionale.

La situazione, dunque, è altamente incerta. Zagabria, riguardo alla Lex Agrokor, deve stare attenta alle norme dell’Unione europea e alla propria Costituzione. Alla fine di tutto c’è da rilevare che il presidente di Most, Božo Petrov (Most è partner di governo ndr.) ha denunciato il padre padrone di Agrokor, Ivica Todori„ per false comunicazioni relative allo status finanziario dell’azienda.

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