Senza stipendio da mesi 30 operai dell’indotto Cimolai

Lo striscione di protesta appeso davanti ai cancelli (foto: Bonaventura)

Braccio di ferro con l’azienda Renato Finazzi sui pagamenti. La prossima settimana tavolo di crisi. Proteste ai cancelli

Trenta operai dell’indotto della Cimolai, senza paga da 2 o 3 mesi e con il rischio di non recuperare più quei soldi oltre che di rimanere sulla strada. Una storia triste già vista per molte delle ditte specializzate in lavorazioni di carpenteria metallica del subappalto Fincantieri e che ora invece tocca agli appalti delle aziende dell’indotto della Cimolai di Monfalcone che ha lo stabilimento al Lisert, vicino al porto.

La ditta è la Renato Finazzi, occupa una quarantina di addetti. Ma la mazzata degli stipendio non versati riguarderebbe una trentina di dipendenti, almeno dieci sarebbero stati “riassorbiti” in un’altra azienda che ha il titolare Finazzi e continuerebbe a lavorare mentre per l’altra si aprono prospettive oscure e qualcuno parla anche di chiusura e fallimento. Sono giorni che gli operai tentano inutilmente di rintracciare il titolare, hanno chiamato anche la sede di Codroipo per avere risposte, ma sembra ci sia lì solo una segretaria. «Dalla nostra ditta non siamo riusciti ad avere chiarimenti e risposte. Le abbiamo chieste alla Cimolai che dice che ha pagato il dovuto alla Finazzi - racconta Salvatore D’Aniello, capoturno e responasabile della produzione della ditta - mentre il nostro titolare Renato Finazzi sostiene che sono stati pagati solo in parte della somma pattuita e che i soldi non bastano per pagare gli stipendi».

I lavoratori senza paga da mesi radunati fuori dalla Cimolai

Una situazione esasperata culminata ieri con la protesta della trentina di operai che ieri mattina sono stati bloccati fuori dall’azienda con oi badge che non funzionavano. E a un certo punto per dirimere la situazione è arrivata anche la polizia con un funzionario che ha fatto l’ambasciatore tra operai e la stessa Cimolai.

«Ci hanno bloccato fuori dall’azienda, nessuno ci voleva dire nulla - spiega D’Aniello - siamo stati costretti a chiamare la polizia per avere risposte. Il dirigente è riuscito a mettersi in contatto con il titolare Finazzi, ma non ha ottenuto risposte esaustive. Ci hanno rimandato a un incontro la prossima settimana».

La raccolta firme fra gli operai. Foto: Bonaventura

Ci sarà un tavolo di crisi e si dovrebbe aprire una trattativa tra gli operai, rappresentati da un sindacalista del settore e l’azienda. «Vogliamo sapere quale sarà il nostro destino, se arriveranno le paghe - continua il capoturno - e anche il destino dell’azienda. Ci sono giunte notizie di alcuni operai che sono andati a Codroipo in sede e hanno ricevuto alcuni soldi e sarebbero stati deviati anche in un altro stabilimento dove sta lavorando la Finazzi. Vogliamo avere chiarezza su tutte queste cose. Spero di trovare risposte al tavolo della prossima settimana». Dopo aver sostato e manifestato per qualche ora i lavoratori si sono confrontati con un sindacalista che li ha invitati a desistere dalla protesta e attendere il tavolo di crisi. La Cimolai per il momento ha fatto sapere di non voler replicare.

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