Pedocin bonificato dall’amianto, riapertura imminente

La spiaggia riservata agli uomini del Pedocin. Foto: Andrea Lasorte

Terminati i lavori della ditta e dell’Azienda sanitaria. Riapertura imminente, si attende la data ufficiale

Lunedì 27 marzo alle 12 l’Autorità portuale ha riconsegnato nelle mani del Comune il Pedocin, chiuso da quasi due mesi per consentire la bonifica dell’amianto. I lavori, in particolare dell’area maschile, realizzati dalla ditta autorizzata Cerbone di Trieste assieme all’Azienda sanitaria, sono terminati. La riapertura potrebbe essere dunque imminente anche se la data non è stata fissata. A confermare la notizia l’assessore allo Sport Giorgio Rossi: «Ci stiamo organizzando, ma lo riapriamo a breve».

Sulla spiaggia, setacciata metro per metro, sono stati trovati solo quattro o cinque frammenti di eternit, probabili residui del pezzo di copertura del magazzino retrostante lo stabilimento balneare caduto a inizio febbraio proprio sul bagnasciuga della zona riservata agli uomini a causa del vento che soffiava fino a 130 chilometri orari. Si erano sollevate le lamiere di eternit del tetto dell’edificio (di proprietà dell’Autorità di sistema portuale ma in concessione a “Italia navigando”).

La ricerca visiva è stato l’unico metodo possibile che Azienda e ditta avevano progettato per controllare tutto l’arenile. «La spiaggia maschile - afferma Renzo Simoni, responsabile della struttura Igiene tecnica del lavoro del dipartimento di Prevenzione - è stata divisa in 39 lotti da 25 metri quadrati ciascuno ovvero 975 metri quadrati totali, con un certo criterio, ovvero per ciascun pezzo i tecnici asportavano una parte della ghiaia fuori dallo stabilimento depositandola su un lenzuolo bianco e lì visivamente elemento per elemento esaminavano il materiale. Dopo la ricerca su circa cinque lotti intervenivamo anche noi dell’Azienda per fare ulteriori campionamenti. Sono stati rinvenuti al massimo cinque frammenti, evidentemente il grosso era già stato asportato. Però potrebbe essere che di questi pezzi trovati in questa bonifica alcuni siano vecchi, antecedenti all'evento di febbraio: non possiamo saperlo».

C’è stato poi un ulteriore controllo e i lavori si sono conclusi la scorsa settimana. L’Azienda sanitaria ha inoltre rilasciato al Comune un documento che attesta «l’intervento concluso - specifica Simoni -, ma non possiamo dire con assoluta certezza che non c’è più amianto, perché purtroppo con una ricerca visiva, qualcosa può sempre scappare». D’altronde la soluzione alternativa sarebbe stata quella di cambiare tutta la ghiaia, ma con “costi esorbitanti”. In ogni caso fin da subito l’Azienda aveva annunciato che dal tetto erano caduti pezzi che «non riguardavano amianto friabile bensì compatto quindi non c’era rischio per la salute». Pure la parte femminile del Pedocin ha avuto un controllo, ma più «spedito e che non ha dato alcun esito - ha aggiunto il responsabile -, perché non c’era evidenza di pezzi grossi di eternit volati fino a là».

«Abbiamo sofferto già tanto - commenta Patrizia Pozzuolo, portavoce del comitato degli habitué del Pedocin -, auspichiamo davvero che questa volta apra veramente». Ma si pensa già al futuro. «Quest’estate - annuncia - raccoglieremo le firme per poter usufruire del bagno anche d’inverno e faremo una colletta - scherza - per comprare una stufa ai dipendenti». Il riferimento è alle parole di Rossi e ai custodi ridotti a fare i cosacchi sul Don.

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