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Caso Regeni, la Procura chiede nuovi verbali all'Egitto

Richiesta una nuova rogatoria al Cairo: secondo gli inquirenti romani reticente e falsità da parte di 5 agenti egiziani

2 minuti di lettura

TRIESTE. Una nuova rogatoria, una nuova richiesta alle autorità egiziane per dare un colpo di accelerazione, forse determinante, all'inchiesta sulla morte di Giulio Regeni, scomparso al Cairo il 25 gennaio 2016 e trovato morto il 3 febbraio successivo lungo la strada che collega la capitale egiziana ad Alessandria. Secondo indiscrezioni la rogatoria sarebbe finalizzata all'acquisizione di verbali di interrogatorio di alcuni tra agenti della National Security e del Dipartimento investigazione municipale del Cairo.

Nella richiesta, una decina di pagine totali, i pm di piazzale Clodio chiedono in particolare la consegna dei verbali di cinque poliziotti, tra appartenenti alla National Security e al Dipartimento Investigazioni Municipali, autori dell'indagine svolta su Regeni, tra il dicembre del 2015 e il 22 gennaio del 2016 dopo la denuncia presentata da Said Abdallah, il capo degli ambulanti, che aveva descritto come «spionaggio» l'attività di ricerca svolta da Giulio.

«Nel corso della giornata - spiega una nota della Procura di Roma - c'é stato un colloquio telefonico tra i due uffici, nell' ambito del quale il procuratore di Roma ha rappresentato sinteticamente quanto contenuto nella rogatoria, mentre il procuratore generale Nabil Sadek si è impegnato a dar corso in maniera esauriente alle attività richieste nel più breve tempo possibile». Per chi indaga è presumibile che la risposta delle autorità egiziane possa arrivare entro un mese, prima, insomma, della prossima Pasqua.

Gli inquirenti italiani, intanto, hanno oramai delineato un quadro abbastanza chiaro dell'ambito in cui si è consumato l'omicidio del ricercatore di Fiumicello. Per i nostri investigatori gli apparati di sicurezza che hanno tenuto sotto controllo Regeni sono stati reticenti e hanno riferito all' autorità giudiziaria nordafricana fatti non conformi al vero. Si tratta di un gruppo di alti ufficiali appartenenti alla National Security e al Dipartimento Investigazioni Municipali.

Per chi indaga, inoltre, l'attività investigativa porta ad apparati pubblici e in particolare a soggetti che avevano nella loro disponibilità un luogo dove tenere detenuto Regeni per almeno una settimana. Un luogo sicuro, per gli inquirenti non certo un'abitazione, dove poter procedere con le torture lontano da occhi indiscreti.

L'attività di indagine riguarda, infine, anche altri tre alti ufficiali, autori della perquisizione del 24 marzo 2016, quando a casa della sorella del capo di una banda di criminali locali, tutti uccisi nel corso di un blitz, sarebbero stati trovati effetti personali di Giulio. Nei confronti di due ufficiali l'autorità giudiziaria egiziana ha proceduto all'iscrizione nel registro degli indagati per omicidio preterintenzionale e per falso, mentre il terzo soggetto, su cui sono in corso accertamenti, sarebbe un colonnello della National Security che ha disposto quella perquisizione.

Tra i due gruppi che hanno «gestito» le indagini su Regeni, nel dicembre-gennaio e nel marzo ci sarebbero stati contatti. Per questo, nella rogatoria inoltrata in Egitto, sono chieste anche eventuali registrazioni effettuate nel periodo in cui Regeni era «monitorato»

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