Il ritorno di Dipiazza dopo la rapina choc

Il sindaco, la moglie e il portavoce Della Marra attesi questa mattina a Ronchi L’auto su cui viaggiavano accerchiata da quattro banditi: uno era armato

Roberto Dipiazza, la moglie Claudia D’Atri e il giornalista Vittorio Sgueglia della Marra, portavoce del sindaco e capo di Gabinetto del Comune, faranno rientro a Trieste questa mattina. Sarà l’assessore comunale Giorgio Rossi, braccio destro del primo cittadino, ad andare a prenderli all’aeroporto di Ronchi. Un ritorno dopo il viaggio choc a Buenos Aires, dove i tre sono stati rapinati nei pressi delle “favelas” da un gruppo di quattro ragazzini armati.

Man mano che passano le ore emergono ulteriori particolari di quegli attimi di paura. Dipiazza, D’Atri e della Marra, nei giorni scorsi in visita istituzionale in Argentina, erano a bordo di un’utilitaria guidata da Duilio Ferlat, presidente di un circolo locale dei “Giuliani del mondo”. Stavano tornando da Tigre, una località che dà sul delta del Paranà a una trentina di chilometri circa a Nord della capitale, dove avevano trascorso parte della giornata. Hanno preso la strada che costeggia la “Villa miseria” della metropoli argentina, una sorta di baraccopoli paragonabile alle favelas brasiliane, non troppo distante dal centro urbano. Un passaggio obbligato e non un errore, come sembrava all’inizio. Un’altra versione non esclude, tuttavia, che i cartelli stradali possano essere stati manomessi ad hoc dai banditi. L’auto si è trovata a “La Cava”, nel “partido” di San Isidro, un sobborgo di povertà e violenza poco raccomandabile per chiunque. Le vetture, quando transitano nei paraggi, talvolta vengono prese a sassate.

L’autista aveva i finestrini abbassati quando si è viso circondare il mezzo, all’improvviso, dal gruppo di delinquenti. Erano giovani, giovanissimi. Uno di loro, e forse un altro ancora, aveva una pistola in mano. Erano ragazzini, dunque, probabilmente poco più che quindicenni. Ma privi di scrupoli. Due, stando alle ricostruzioni, hanno inveito sull’autista, Duilio Ferlat. Hanno aperto la portiera e si sono fatti consegnare l’orologio, il telefono e gli occhiali da sole. Al suo fianco, davanti, Dipiazza. Ha mantenuto la calma. Il resto della banda, intanto, ha puntato sulla moglie Claudia e sul portavoce della Marra, seduti sui sedili posteriori. Il giornalista si è trovato l’arma in faccia. Anche lui ha cercato di restare il più tranquillo possibile. Ha tentato di prendere tempo, facendo finta di non capire, per quanto possibile in quei concitati momenti. Un modo per non far innervosire i banditi.

La moglie di Dipiazza, nel frattempo, è riuscita a nascondere con un movimento del piede la borsa con i documenti, il computer, l’I-pad e la macchina fotografica. Lì c’erano anche i passaporti: perderli sarebbe stato un problema di non poco conto. Avrebbe fatto la stessa cosa pure della Marra con un gesto della gamba altrettanto rapido, prima che uno dei delinquenti aprisse la portiera. Ma uno dei ragazzini, quello appostato sull’altro lato dell’automobile, ha provato a rubargli l’orologio, strappandoglielo via dal polso. Il giornalista ha reagito d’istinto, togliendoli la mano. Gli ha stretto un dito, facendolo ritrarre dall’abitacolo per un attimo. La scena è durata non più di tre o quattro minuti, stando alle testimonianze. La banda di malviventi è scappata non appena la gente intorno ha iniziato ad avvicinarsi. Uno dei banditi, prima di darsela a gambe, è riuscito ad afferrare la giacca di Claudia che conteneva lo smartphone. Poteva finire peggio, molto peggio. L’autista ha comunque fatto denuncia. «Stiamo bene», aveva assicurato il primo cittadino in una telefonata dall’Argentina con Telequattro nell’edizione serale del tg, sabato. La “Villa miseria” de “La Cava” è un quartiere malfamato, tipico delle metropoli sudamericane, con un alto tasso di criminalità e dove il valore della vita non conta nulla. Lì si ammazza per un orologio o un cellulare, come tristemente noto. L’autista si è accorto subito del gruppetto di individui che si stava avvicinando pericolosamente all’automobile. Ha visto che erano armati. Ha deciso di non accelerare e di non fare retromarcia per non complicare la situazione e mettere a repentaglio la sua vita e quella di chi aveva dentro in macchina. «La situazione ora è tranquilla, per fortuna stanno tutti bene e non è accaduto nulla di grave - spiega l’assessore Giorgio Rossi - credo che il sindaco sarà già nel pomeriggio in Comune perché abbiamo riunione di giunta».

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