Prende il via la bonifica dell’amianto Il Pedocin riaprirà alla fine di marzo

Prima la riduzione dei giorni d’apertura dello stabilimento, poi la chiusura temporanea per la presenza di amianto, che comporterà un lavoro di bonifica della durata di un mese circa, con riapertura...

Prima la riduzione dei giorni d’apertura dello stabilimento, poi la chiusura temporanea per la presenza di amianto, che comporterà un lavoro di bonifica della durata di un mese circa, con riapertura prevista a fine marzo. Il “caso Pedocin”, con le sue sfortunate vicende, è diventato un dossier, approdato ieri sui tavoli della Commissione consiliare per la Trasparenza. «Quando ho malauguratamente firmato la delibera sulla riduzione delle aperture invernali del bagno La Lanterna ho condannato a morte questa amministrazione», scherza, ma non troppo, l’assessore Giorgio Rossi, che con questa decisione dello scorso settembre ha scatenato le ire degli irriducibili frequentatori invernali dello stabilimento.

Ad esacerbare la questione si è messa di mezzo poi la “tempesta d’amianto” scatenatasi sullo storico bagno, che ha portato gli habitué de La Lanterna ad accusare l’amministrazione: «L’eternit è solo una scusa per tenerlo chiuso». «L’assessore non gira con pezzi di amianto in tasca, come Pollicino con i sassolini, da riversare in giro per far lavorare le aziende», puntualizza ironicamente Rossi, che in commissione ha ripercorso tutti i passaggi della “questione Pedocin”. La decisione di ridurre le giornate d’apertura del bagno, ha spiegato l’assessore, è stata presa visti i dati d’affluenza nei mesi invernali dello scorso anno: 13 presenze a gennaio e 22 a febbraio. «Ci era stato segnalato dal personale, sempre più avanti con gli anni, il problema delle condizioni lavorative non ottimali, a causa della mancanza di riscaldamento in mesi d’intemperie e basse temperature». Evidentemente, ironizza Rossi, il personale non gode della salute di ferro dei frequentatori del Pedocin. «I due dipendenti che si occupano del bagno erano in condizioni simili a quelle dell’avanguardia dei nostri soldati italiani che aspettavano i cosacchi durante la campagna di Russia: la situazione non era sostenibile». Così è stata decretata la riduzione d’orario, ipotizzando per venire incontro agli habitué della tintarella invernale prima l’autogestione, poi la concessione alla Pro Senectute. Ma mentre si studiava una soluzione al problema che potesse mettere tutti d’accordo, sul Pedocin si è abbattuta, dice Rossi, la «maledizione di Tutankhamon», con la segnalazione della presenza di amianto tra i sassolini della spiaggia. Si è verificato che l’amianto proviene da un capannone adiacente (di proprietà dell’Autorità portuale e in concessione alla società Trieste Navigando), che a causa della bora si è scoperchiato, facendo planare pezzi della copertura in eternit sulla spiaggia riservata agli uomini. Il Comune è stato costretto a chiudere il bagno in attesa delle verifiche dell’Asuits e dei conseguenti lavori di bonifica a cura dell’Autorità portuale. Meteo permettendo i lavori, il cui inizio è previsto per il 27 febbraio, richiederanno circa un mese di tempo: si dovrà procedere alla ricerca di microframmenti di eternit tra i sassolini della spiaggia. Un’operazione necessaria per tutelare la salute pubblica, visto che al Pedocin ci si stende direttamente a terra. Anche il magazzino interessato dal crollo, dicono dall’Authority, verrà messo al più presto in sicurezza. E a fine marzo, quando il bagno riaprirà, lo rifarà a tempo pieno, garantisce l’assessore, che promette una soluzione anche per le aperture invernali del prossimo anno.

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