Il Gay Pride Fvg infiamma la polemica Trieste-Udine

Un’immagine tratta dall’edizione 2016 del Gay Pride Triveneto, che si è svolta a Treviso

Dipiazza sbatte la porta agli organizzatori: «Non concederò il patrocinio alla sfilata». La replica di Honsell: «Lieti che la città sia stata scelta per questa manifestazione»

TRIESTE. «Non chiamatelo Gay Pride». Il Friuli Venezia Giulia Pride, che è stato presentato ieri a Palazzo D’Aronco, sede del Comune di Udine, vuole essere una manifestazione di tutta la comunità arcobaleno del Triveneto, quella che è composta da persone gay, lesbiche, bisessuali, transgender, queer, intersessuali e asessuali.

Una comunità che, per la prima volta, sfilerà il 10 giugno lungo le strade del capoluogo friulano. La parata, dopo Padova, Bassano del Grappa, Vicenza, Venezia, Verona e Treviso, varcherà quindi i confini veneti «per rafforzare un percorso di cambiamento e sensibilizzazione della cittadinanza regionale».

Uno sbarco che, nel giorno della presentazione ufficiale dell'intera manifestazione, ha già visto accendersi il fuoco delle polemiche. «Non concederò mai il patrocinio a questa sfilata - commenta piccato il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza -. Non credo in questi carrozzoni e poi il patrocinio è una cosa seria, è il simbolo della città».

Parole, quelle del primo cittadino del capoluogo giuliano, che inevitabilmente faranno nascere nuove polemiche, dopo la querelle sulla concessione tardiva della Sala matrimoni di piazza Unità alle unioni civili.

«Dopo il patrocinio del Comune di Udine - scrive il Comitato organizzatore - siamo in attesa di ricevere quello degli altri capoluoghi regionali, con i quali abbiamo attivato il dialogo istituzionale». Il niet di Dipiazza, però, ha anticipato qualsiasi tipo di richiesta formale da parte degli organizzatori.

«Non ho ricevuto nessun atto - chiarisce il sindaco -. Siamo davanti a una strumentalizzazione politica infinita, mi sembra di ritornare indietro al caso Regeni (alle polemiche che hanno seguito la rimozione dello striscione dal Municipio, ndr)».

Saranno in effetti numerosi, e coinvolgeranno Gorizia, Pordenone, Udine e Trieste, gli eventi di avvicinamento e di sensibilizzazione alla parata del prossimo 10 giugno. «Valuteremo attentamente - la conclusione di Dipiazza - l’opportunità di appoggiare altri tipi di iniziative».

Suonano in maniera completamente diversa, invece, le parole del sindaco del capoluogo friulano: «Udine si è sempre impegnata per i diritti civili e per la parità delle opportunità anche rispetto alle istanze Lgbt - commenta Furio Honsell -. Proprio per questo, come amministrazione, siamo lieti che la città sia stata scelta per ospitare una manifestazione civile di questa rilevanza».

Se l’assessore alle Pari opportunità del Comune di Udine, Cinzia Del Torre, parla di una «pacifica e allegra manifestazione», la collega regionale Loredana Panariti si dice convinta che «confermare i diritti di alcuni non li toglie al resto della cittadinanza. Il percorso intrapreso dal Fvg è quello della discussione aperta, per mettersi nei panni degli altri e riuscire a comprenderci».

Il Fvg Pride è organizzato da cinque associazioni: Arcigay Friuli, Arcilesbica Udine, Arcigay Arcobaleno Trieste e Gorizia, La Fenice Fvg e Associazione universitaria Iris.

Le istanze che il Comitato organizzatore vuole avanzare riguardano «tutte le componenti individuali e collettive della società civile, nella rivendicazione e celebrazione pacifica dei valori contenuti anche nella Dichiarazione universale dei diritti umani, gli stessi alla base dell’articolo 3 della Costituzione italiana».

Antonella Nicosia, presidente di Arcigay Arcobaleno Trieste e Gorizia, ha ribadito la volontà di «lottare contro ogni forma di violenza e di discriminazione non solo nei confronti delle persone Lgbt, ma anche delle donne e delle persone di diversa provenienza etnica».

Nacho Quintana Vergara, presidente di Arcigay Friuli, ha sottolineato come il Pride sia «un diritto per noi cittadini, ma anche un dovere nei confronti della nostra storia», che affonda le radici nel giugno 1969, quando l’intera comunità Lgbtqia di New York scese in strada per scontrarsi con la polizia, stanca della violenza sistematica subita per secoli, e per rivendicare l’orgoglio di essere ciò che si è.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Video del giorno

Elezione del presidente della Repubblica, prima votazione per il Quirinale a Montecitorio: diretta

Porridge di avena alla pera e nocciole

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi