«Ci vendono cibi scadenti». L’Est europeo si ribella

Una veduta del mercato centrale di Budapest

I marchi nei supermercati sono gli stessi che a Ovest ma la qualità è più bassa. I governi di Ungheria e Slovacchia, dopo i test, pronti a sottoporre il caso all’Ue

BELGRADO. Lo stesso prodotto fa bella mostra di sé sullo scaffale di due supermercati, uno nell'Europa occidentale, l'altro a Est. Marca e etichetta sono identiche, sia sulla scansia del negozio austriaco o italiano, sia sui ripiani del supermarket ceco o magiaro. Ma la qualità sarebbe ben diversa: il prodotto venduto nell'Europa centro-orientale avrebbe caratteristiche qualitative inferiori.

È questa la denuncia che si è levata con forza in Ungheria e in Slovacchia, scatenando indignazione fra moltissimi consumatori che - chi vive a Est o nei Balcani lo sa - da anni sono convinti di ricevere merci, cibo, elettrodomestici, detersivi di qualità più bassa rispetto ai più fortunati residenti dell'Europa occidentale.

La denuncia è giunta attraverso un rapporto del Nébih, l'Autorità per la sicurezza alimentare ungherese, che ha analizzato 24 prodotti di grandi colossi alimentari venduti nei supermercati di catene internazionali sia in Ungheria che in Austria.

Il risultato è sconcertante. Secondo l’Agenzia governativa - riportano i media locali - wafer della stessa marca avrebbero proprietà organolettiche diverse in Austria e in Ungheria, quelli magiari meno croccanti. Una crema al cioccolato spalmabile sarebbe meno morbida a Budapest, una scatoletta di tonno conterrebbe meno pesce. In una bevanda energetica ci sarebbe del dolcificante di qualità inferiore; un brodo pronto destinato ai consumatori ungheresi avrebbe meno knödel di carne.

Lo studio ha provocato un'immediata levata di scudi del governo: il capo di gabinetto del premier Viktor Orbán, l'influente Janos Lazar, ha parlato del «più grande scandalo del recente passato». Scandalo che vedrebbe multinazionali vendere in Ungheria «spazzatura alimentare», ha rincarato Lazar.

Ieri Budapest ha annunciato nuovi controlli nei supermercati magiari su un centinaio di prodotti alimentari: «non siamo europei di seconda classe e non vogliamo ricevere cibo di seconda classe», ha aggiunto il segretario di Stato, Csaba Domotor.

Accuse che certamente verranno respinte da aziende e catene nel mirino di Budapest, che attraverso l'Associazione magiara dei marchi hanno già bollato come «soggettivo» il test del Nébih e assicurato non esserci differenze tra prodotti venduti a Ovest e a Est.

Il problema è che test simili sono stati eseguiti la settimana scorsa anche in Slovacchia. Un rapporto compilato dal ministero dell'Agricoltura e dall'Autorità per la sicurezza alimentare di Bratislava ha analizzato 22 prodotti testandoli per sapore, composizione e aspetto. I risultati? Assai vicini a quelli magiari.

«Metà dei prodotti presentano differenze» rispetto a quelli d'oltreconfine, impattando «significativamente sulla qualità», ha affermato il ministro dell'Agricoltura Gabriela Matecna. La stessa Matecna, come fatto da Budapest, ha prospettato che la Slovacchia potrebbe portare il caso fino a Bruxelles. Un caso non inedito.

Studi simili, come quello dell'Associazione dei consumatori slovacchi, nel recente passato avevano evidenziato qualità inferiori in alcuni prodotti venduti in Slovacchia, come succhi di frutta, caffè e cioccolata, rispetto a quelli della stessa marca commercializzati in Germania o in Austria. Denunce del genere si erano ripetute in passato anche in Serbia. Stesso discorso anche da parte di associazioni pro-consumatori in Bosnia, Romania, Bulgaria.

E in Repubblica Ceca. Praga «vuole attirare l'attenzione dei Paesi membri Ue e della Commissione sulla questione del cibo venduto nel mercato comune, con lo stesso marchio, ma differente per qualità e contenuto», si legge in un documento sottoposto al Consiglio dell'Ue da parte delle autorità di Praga qualche mese fa.

Documento in cui si legge che anche in Cechia sono stati «effettuati test» che confermano «la pratica di alcune multinazionali» di spacciare prodotti di qualità inferiore agli inconsapevoli consumatori dell'Est Europa, in particolare per quanto riguarda «bevande, succhi, caffè, dolci, cioccolata, cibi per bambini e anche prodotti non alimentari». Per Praga e non solo, quella delle multinazionali è una politica «inaccettabile».

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