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Gorizia, deposito del tram: collassa una tettoia

La struttura di via Di Manzano è un pericolo per la città ma finchè è sotto tutela non si può demolire

di Francesco Fain
2 minuti di lettura

GORIZIA Ancora una tettoia ceduta. Ancora crolli. Una bomba ad orologeria. Prosegue il calvario del vecchio deposito dei tram in via di Manzano. La struttura, ormai, sta andando a pezzi.

Giorno dopo giorno. Fortuna vuole che è stato tutto opportunamente “transennato”, altrimenti ci sarebbe il rischio che il materiale finisca sulla testa di qualche sfortunato.

La pazienza dei residenti ha superato, ormai, il livello di guardia. «Non si può lasciare deperire un luogo storico in questa maniera. Si faccia qualcosa», l’appello di chi, praticamente a cadenza giornaliera, assiste al repentino invecchiamento di quelle strutture.

«Ormai, la situazione è largamente compromessa. O arriva uno zio d’America che mette a posto tutto, o è meglio iniziare a ragionare sulla demolizione», propone un gruppo di cittadini che ha le tasche piene di questa vicenda/telenovela. Il guaio è che la Soprintendenza ha imposto di tenere la struttura così com’è. Non si può fare nulla. Bisogna mantenere la memoria storica.

Ma il passare del tempo e le intemperie stanno minando sin dalle fondamenta la vecchia stazione che venne costruita nel 1908 sotto la direzione dell’ingegnere della società Union nei pressi della stazione meridionale.

Da rammentare una volta di più che il Comune, proprietario dell’intero compendio, ha pronto da anni (per la precisione dal 2008) un progetto che prevede la bonifica totale dell’area e la realizzazione di un parcheggio (si tratta di un progetto parallelo rispetto a quello che venne elaborato dall’Apt) da 130 posti, funzionale in particolare all’utenza del vicino centro intermodale passeggeri di piazzale Martiri della Libertà.

Ma non se ne fece nulla: l’associazione “Italia Nostra” - come si ricorderà - intervenne in una strenua difesa dell’immobile storico, che fu vincolato in quel frangente dalla Soprintendenza. Che a sua volta chiede al Comune un progetto capace in qualche maniera di tutelare il fabbricato che ancora oggi - sempre più ammalorato - si affaccia su piazzale Saba e via Di Manzano.

L’inverno, il freddo e la pioggia hanno ulteriormente peggiorato una situazione già al limite della precarietà: circondata da un paio d’anni dalla rete arancione da cantiere, l’ex rimessa sta continuando a perdere pezzi, con parti di copertura e calcinacci che quotidianamente si staccano.

«Non è possibile procedere alla rimozione del vincolo sulla base di una richiesta che muove dalla necessità di destinare l'edificio a un uso che presumibilmente viene considerato incompatibile con la stessa tutela», dichiarò qualche tempo fa il soprintendente per il Fvg, Corrado Azzollini.

«Ma il sopralluogo effettuato dai nostri funzionari, congiuntamente con le autorità comunali, ha reso perseguibile la realizzazione di un nuovo parcheggio». Manca, però, il nero su bianco. La struttura, dopo i lavori di rimozione dell’eternit, è rimasta tristemente scoperchiata perché ci sono i vincoli della Soprintendenza che non permettono di intervenire.

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