Stx France, sì a Fincantieri ma insieme ad altri soci

Un’immagine dello stabilimento di Monfalcone di Fincantieri

Il segretario di Stato dopo l’incontro con l’ad Bono: presto una nuova riunione. Parigi chiede altri player nell’operazione

MILANO. Gli italiani sono benvenuti, ma non avranno la maggioranza di Stx France. Questa è la posizione del governo francese espressa giovedì dal segretario di Stato Christophe Sirugue all'amministratore delegato di Fincantieri Giuseppe Bono in occasione di un incontro a Bercy che avrebbe dovuto essere distensivo e chiarificatore tra le parti.

E in parte così è stato. «Contrariamente a quanto leggo - ha detto Sirugue - continuiamo a lavorare con Fincantieri. Abbiamo avuto una lunga riunione l'altra sera e probabilmente ci rivedremo tra 8 giorni per continuare a negoziare».

Secondo le indiscrezioni raccolte da Reuters, la Francia avrebbe ammorbidito la sua posizione, fino a qualche giorno fa arroccata sul no assoluto all'ipotesi di una maggioranza di Stx France in mano a "les italiens".

Oggi invece il governo francese sarebbe orientato favorevolmente all'ingresso di Fincantieri purché entro e non oltre il 50% del capitale e a patto che all'operazione partecipino anche altri player europei.

Insomma i ponti non si sono rotti e il dialogo continua, nonostante le dichiarazioni al calor bianco che sembravano aver messo fuori strada la trattativa.

Il tempo però stringe. La campagna elettorale francese è in pieno corso e, giocoforza, va a incidere nelle mosse del governo, nel timore che l'affaire Saint Nazaire possa essere agitato dalle forze politiche, soprattutto quelle al seguito di Marine Le Pen, come spauracchio anti-sistema della Francia "in svendita".

E ormai si contano i giorni, quando, a metà marzo scadrà il termine ultimo per formalizzare l'offerta per l'acquisizione dei cantieri francesi di Saint- Nazaire, messi in vendita dopo che il tribunale di Seul ha imposto al gruppo sudcoreano Stx Offshore & Shipbuilding, in amministrazione controllata, di cedere partecipazioni del gruppo per pagare i creditori.

Se tutto filerà liscio il gruppo italiano, in quanto unico e quindi "preferred bidder", si ritroverà quindi in mano il 66,7% della società transalpina: 6 miliardi di commesse nella crocieristica e 2.600 lavoratori.

Per completare l'operazione ci vuole però il lascia passare dello Stato francese, che controlla il 33,3% di Stx France e mantiene una clausola di blocco, in virtù della quale ha il potere di stoppare azionisti non graditi. Nei prossimi faccia a faccia tra Giuseppe Bono e Sirugue andrà affrontato il tema della governance.

Ben sapendo che se dovesse saltare l'intesa con gli italiani, il prossimo interlocutore parlerà probabilmente cinese. Parigi, come ribadito più volte anche dal presidente François Hollande, vorrebbe vedere nel capitale di Stx France anche Dcns, il gruppo navalmeccanico militare francese, e le compagnie crocieristiche, come Msc e Royal Caribbean.

Su Dcns ci sono pochi dubbi in propositi, e sarà un azionista rilevante della compagine sociale, anche in ragione del fatto che il più grande bacino d'Europa, che è Saint- Nazaire, produce navi da guerra. E perciò ha rilevanza strategia e di rilevanza nazionale per la Francia. Per quanto concerne le compagnie di navigazione Msc e Royal Caribbean si sa ancor a poco, ma non hanno partecipato all'incontro tra Sirugue e Bono.

In proposito il gruppo triestino mantiene uno stretto riserbo motivato dalla delicatezza dell'operazione e perché si tratta di una procedura di vendita giudiziaria. Tuttavia non è un mistero che la condizione per partecipare all'operazione è la maggioranza di controllo in mano a Triesto.

Certo è che, se la Francia avesse ancora dubbi sulla solidità dell'operazione industriale, l'ultima commessa con Norwegian Cruise da quasi 5 miliardi appena vinta da Fincantieri, "10 anni di lavori garantiti per il gruppo", potrebbe aver fatto cadere i timori sull'arrivo degli italiani a bordo di Stx France.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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