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Putin spinge Turkish Stream e riapre la via verso i Balcani

L’infrastruttura collegherà la Russia alla regione europea turca della Tracia Ma l’obiettivo di Mosca è prolungare il tracciato del gasdotto fino alla Serbia

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LUBIANA. Fallita la direttrice Est-Ovest tracciata da South Stream, il gasdotto che vedeva impegnata Gazprom insieme all’italiana Eni nella sua realizzazione e che dalla Russia doveva esportare il gas in Europa, ora Vladimir Putin ci riprova. E così l’altro ieri ha ratificato l’accordo intergovernativo con la Turchia sulla costruzione del gasdotto Turkish Stream.

Il Consiglio federale russo, la camera alta del parlamento di Mosca, ha ratificato l’accordo intergovernativo lo scorso primo febbraio. La Duma di Stato, la camera bassa dell’assemblea legislativa russa, aveva ratificato l’accordo il 20 gennaio, mentre la Grande assemblea nazionale turca lo aveva fatto il 2 dicembre scorso. L'accordo sarà valido 30 anni con possibilità di proroga per ulteriori periodi di cinque anni.

Il gasdotto (una doppia tubatura) passerà sotto il Mar Nero per approdare in Tracia, ossia nella regione europea della Turchia. Per ora dovrebbe fermarsi lì. Ma il condizionale è d’obbligo. La geopolitica energetica di Putin punta sempre e ancora al mercato dell’Europa centro orientale, con i Balcani in prima fila. E qui rientrerebbe in gioco la Serbia, storica e fedele alleata della Grande madre Russia pur avendo in piedi le trattative per l’adesione all’Unione europea. Insomma, un anello di congiunzione quasi perfetto per poter sviluppare nuove strategie di penetrazione nei mercati europei e, successivamente, con possibili sbocchi della pipeline in Adriatico. È iniziata ufficialmente una grande partita a scacchi e si sa che sulla scacchiera i russi sono praticamente imbattibili. Bisognerà vedere quale sarà la contromossa dell’Europa, perennemente bisognosa di energia. Energia sicura non come quella che arriva attraverso l’Ucraina e che gli sconvolgimenti politici e le guerre degli ultimi anni hanno reso troppo precario.

Il documento sottoscritto da Mosca e Ankara regola la progettazione, la costruzione e il funzionamento delle due sezioni off-shore e delle due onshore del gasdotto. Il volume totale di investimenti rivolti ai due segmenti del tratto offshore del gasdotto Turkish Stream è stato stimato in circa sette miliardi di euro, inclusivi dei costi già sostenuti in precedenza per la rete del segmento offshore del South Stream. Secondo i termini dell’accordo, una compagnia completamente controllata dal governo russo si occuperà delle attività di progettazione, costruzione e attivazione del segmento offshore, mentre una compagnia turca si occuperà di collegare il primo tratto alla rete di trasmissione metanifera della Turchia.

Annunciato in un primo momento nel dicembre del 2014, in occasione di una visita del presidente russo Vladimir Putin ad Ankara, il Turkish Stream, nell’ottica di Mosca, doveva rimpiazzare, come detto, il South Stream, il progetto voluto da Gazprom e da Eni per trasportare il gas russo sulle coste italiane.

Dopo l’abbattimento di un caccia Sukhoi-24 russo da parte dell’aviazione militare turca al confine con la Siria nel novembre del 2015, però, c’è stato un raffreddamento dei rapporti bilaterali, e l’iniziativa era stata abbandonata. Il progetto Turkish Stream, come scrive l’Agenzia Nova, prevede la costruzione di un gasdotto attraverso il Mar Nero fino alla regione turca della Tracia. La sezione off-shore, a lavoro ultimato, dovrebbe estendersi per 910 chilometri. Di questi, 180 passeranno attraverso il territorio turco.

L’opera, nel suo complesso, dovrebbe costare attorno agli 11,4 miliardi di euro. Le forniture di gas naturale che verranno effettuate mediante il primo tratto del gasdotto saranno destinate esclusivamente al fabbisogno energetico della Turchia, in costante aumento. Il gas che arriverà lungo l’infrastruttura in Turchia coprirà complessivamente il 10 per cento del fabbisogno energetico del Paese.

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