Trieste, la rivolta del "Pedocin": «L’eternit è una scusa per tenerlo chiuso»

L'assemblea degli “irriducibili” del Pedocin

Incontro tra gli habituè che sparano polemici contro il Comune. «E ora vogliamo il rimborso degli abbonamenti invernali»

TRIESTE «Aiuto! Piovi amianto sul Pedocin! Serado fino ad aprile». Gli amici del bagno “Alla Lanterna” non credono alla storia. Si sono ritrovati ieri in una ventina di primo pomeriggio al bar dell’Acquamarina per mettere a punto le azioni di guerra. Un bel pomeriggio di sole, e di martedì per giunta, uno dei due giorni alla settimana che l’amministrazione aveva garantito di apertura invernale.

«Potevamo essere in costume e andare in acqua. E invece», commentano. Un anno iniziato male. Un 2017 che non promette nulla di buono. Solo due aperture quest’anno: il 3 gennaio e il 6 per la Befana. «Questo sindaco chiude il "Pedocin" per inquinamento e lascia aperta la Ferriera. Un bel lavoro», attacca uno dei maschi.

«Ci stanno prendendo in giro. Non abbiamo avuto nessuna notizia dal Comune. Eppure hanno i miei numeri, i miei indirizzi. Una bella forma di maleducazione», attacca la portavoce Patrizia Pozzuolo.

Nessuno vuole credere alla storia dell’amianto. «Prima l’hanno chiuso per avverse condizioni e poi sono spuntati i “motivi tecnici”. La Pro Senectute non si è mai vista. Nessuno ci ha mai parlato di amianto», aggiungono. «Grandi balle. Due anni fa è stata fatta la bonifica del palazzo incriminato. C’erano gli operai che lavoravano con le mascherine, mentre noi eravamo tutti in spiaggia», ricorda Maria.

Trieste finisce sulla tv pubblica giapponese

E ora invece è scattata la chiusura preventiva per tre mesi per un pezzo di tetto staccato dalla bora e finito nella spiaggia dei maschi. Il pezzo di eternit è già stato rimosso, imballato e messo sotto la tettoia del bagno. E qualcuno, non sempre apprezzato, prova anche a scherzare.

Pedocin "ridotto": la protesta degli habitué

«Scoperti i motivi tecnici. Dovendo il Comune affidare il bagno alla Pro Senectute stanno facendo il dovuto inventario. Per tali motivi, in alcune giornate, all’interno c’è del personale comunale che, saputo da persone fidate, sta contando i “saseti”...».

Nel mirino degli habituè del Pedocin c’è l’assessore ai bagni Giorgio Rossi che li aveva incontrati a dicembre assicurando, con tanto di brindisi, una soluzione per garantire l’apertura invernale. «Ci hanno preso per i fondelli», dice Angela.

«Ci sentiamo “ciolti pel c...”» traduce in elegante triestino un signore. «Keep calm e ocio al refolo e al eternit», scrive Claudio su Facebook. «Volevano una scusa per chiudere il bagno e hanno trovato l’amianto», aggiunge Patrizia.

«Adeso i troverà il petrolio. Sicuro», scherzano. La cosa che li rattrista di più è l’assenza di comunicazioni ufficiali. Si parla di quasi tre mesi di lavori quando l’Autorità portuale ha fatto sapere che si può risolvere tutto in una quindicina di giorni.

E, invece, dal Comune si prospetta la riapertura per il primo aprile. Il classico pesce. Una quarantina di persone hanno anche sottoscritto l’abbonamento invernale da 23 euro (da inizio ottobre a fine marzo) che a questo punto pare una beffa.

«Chiederemo il rimborso. Questo è sicuro», assicura Patrizia. «Io voglio i danni morali», rincara qualcun o altro. La voglia di "Pedocin" è tanta che le donne sono pure disponibili ad ospitare i maschi in attesa che la loro area venga ripulita dell’amianto. E c’è pure il rischio dell’invasione giapponese ora che lo storico bagno è passato in un documentario su una tv nipponica. Sempre che si finisca per tempo di contare i “saseti”.

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