Kosovo, Nato e Ue in campo: «Basta alimentare tensioni»

Il premier del Kosovo Mustafa (a destra) accoglie il segretario generale della Nato Stoltenberg a Pristina

Dopo i continui attriti degli ultimi giorni Bruxelles invita Belgrado e Pristina a moderare i toni. Stoltenberg: «Non ricorrete alla retorica nazionalista»

BELGRADO. Il treno della discordia tappezzato di scritte «il Kosovo è serbo»; il controverso muro a Mitrovica; il dialogo facilitato da Bruxelles che va in stallo. Non è un buon momento per i rapporti tra Serbia e Kosovo, nazioni che continuano nel loro sfibrante tira e molla tra pacificazione nelle relazioni e ripicche. A confermare che la situazione preoccupa sono le ultime prese di posizione di Ue e Nato.

Per voce di Maja Kocijancic, portavoce dell’Alto Rappresentante agli Esteri Mogherini, la Ue ha invitato Belgrado e Pristina a moderare i toni, richiamo importante in questo momento per preservare la pace e la stabilità nella regione.

«Ricordiamo» - ha aggiunto Bruxelles - che nell’ultimo round negoziale, alla presenza dei due premier e dei due presidenti serbo e kosovaro, «è stata raggiunta un’intesa che prevede si eviti ogni retorica incendiaria per ridurre gli attriti».

Ancora più chiaro l’invito di Jens Stoltenberg, Segretario generale Nato arrivato ieri a Pristina. «Il messaggio che rivolgo a tutti è di calmarsi e di non ricorrere alla retorica nazionalista che fa salire la tensione», ha esortato Stoltenberg prima di lanciare un preciso messaggio: la Nato è impegnata «a rimanere qui con forze significative», qualunque cosa accada.

Dichiarazioni che arrivano dopo l’ultimo round negoziale tra Belgrado e Pristina a Bruxelles di tre giorni fa, «andato terribilmente male», ha rivelato una fonte diplomatica alla Deutsche Welle, come non è difficile immaginare dalla foto ufficiale post-meeting, dove l’unica a sorridere, sforzandosi, è Mogherini, mentre Vucic e Nikolic e Mustafa e Thaci su fronti opposti non riescono a mascherare il nervosismo.

Nervosismo esacerbato da uno stillicidio di piccoli incidenti registrati negli ultimi giorni. Da una parte, il presidente kosovaro Hashim Thaci, che ha denunciato che Belgrado starebbe conducendo una «campagna di propaganda» tra i serbi del Nord del Kosovo per «terrorizzarli» e per soffiare sul fuoco degli «odi interetnici». Dall'altra, ieri, il premier serbo Aleksandar Vucic ha accusato Pristina e Bruxelles di minare il dialogo.

Bruxelles che «cambia le regole» del negoziato «ogni 15 minuti» mentre «l’unico obiettivo» di Pristina è quello di prendere il controllo del nord del Kosovo e non vuole la pacificazione, ha riportato la Ap. In precedenza, il premier si era detto «preoccupato» perché la «situazione è tesa, ma ciò non dipende da noi».

Dipende un po’ da tutti, in realtà. Dipende dalla forte volontà di Pristina di avere un esercito, e «siamo pronti» per il gran passo, ma «il processo è fermo» per il fortissimo dissenso serbo, ha ribadito ieri il premier kosovaro Mustafa. Dipende dal controverso muro eretto nella zona serba di Mitrovica.

Muro che Pristina ha promesso di abbattere, suscitando giovedì nuove proteste da parte di serbi del posto che si sono detti «allarmati» per l’escalation della tensione. C’è poi il caso del “treno della discordia”, che ha riportato indietro le lancette dell’orologio ai momenti bui delle relazioni Pristina-Belgrado. E la vicenda, ancora aperta, dell’ex premier Haradinaj, arrestato in Francia su mandato serbo.

A segnalare che la situazione non è tranquilla, anche i titoli delle prime pagine dei quotidiani in edicola ieri in Serbia. «Gli albanesi accendono le micce in Kosovo», «possibile uno stop al dialogo con Pristina», Pristina «si prepara alla guerra», «Shiptari», peggiorativo per albanesi, «vi aspettano 20mila serbi», se Pristina invierà le forze speciali nel nord del Kosovo.

Parole e toni da Anni ’90 che fanno intuire che la tensione arde sotto le ceneri e che hanno un po’ messo in sordina un risultato positivo, raggiunto in passato nel dialogo Serbia-Kosovo. Giovedì è stata infatti registrata la prima chiamata sul nuovo prefisso telefonico +383 assegnato a Pristina, che manderà gradualmente in pensione il serbo +381, lo sloveno +386 e il +377 di Monaco.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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