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La bora sradica la quercia nel cimitero di guerra: lapidi distrutte dai rami

Decine di croci in calcestruzzo divelte nel cimitero austroungarico di Aurisina. L’impegno di Onorcaduti: «Interverremo al più presto grazie ai nostri volontari»

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DUINO AURISINA. I rami sembrano artigli nell’atto di ghermire le lapidi, il grosso tronco di quercia si è arreso alla bora e ha scelto di morire accanto alle 1934 salme dei soldati austroungarici che lì riposano dal 1916 dopo essere caduti tra Monfalcone e il monte Ermada. Nel cimitero di guerra di Aurisina la natura inconsapevole ha oltraggiato la memoria di tanti giovani venuti da lontano a combattere sul Carso, cent’anni fa. Il cimitero è gestito da Onorcaduti ed è mantenuto con cura.

 

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Ma quanto è successo nelle settimane scorse è un evento straordinario, anche se prevedibile, cui è complicato porre rimedio in tempi brevi. Nella caduta, la grossa quercia ha travolto e danneggiato il muro perimetrale in pietra e i rami sono piombati su una quarantina di lapidi. Una, spezzata, reca il nome del soldato Pietr Bilezer e la dicitura “Ein unbekannte soldaten”: milite ignoto, come tanti altri in questo e negli altri cimiteri di guerra. Nel bosco fitto, la radura del camposanto sembra un’oasi di pace, silenziosa che induce alla riflessione.

 

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Da Onorcaduti confermano di essere al corrente del problema. «Abbiamo avuto la segnalazione tempestiva dalla Protezione civile - spiega una fonte - e ci stiamo adoperando per intervenire».

In questo periodo, come ogni inizio dell’anno, Onorcaduti non sa ancora quanti fondi pubblici avrà a disposizione per la gestione dei cimiteri di guerra. Assieme al Comune di Duino Aurisina e alla Protezione civile verrà messa in moto la macchina del volontariato. «C’è una stretta collaborazione con l’Associazione nazionale alpini - precisano da Onorcaduti - e dunque speriamo nel loro aiuto».

 

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Per il mantenimento del cimitero di Aurisina molto si è spesa negli anni scorsi la Provincia di Trieste, che aveva nel vicepresidente Igor Dolenc una valida “sentinella” su questo fronte. Sempre a cura della Provincia sono stati catalogati e inseriti in rete i nomi delle salme per facilitare le ricerche di storici e appassionati nonché dei discendenti di quei giovani soldati.

 

 

Il sentiero che da Aurisina conduce al cimitero è curato ma non è percorribile da mezzi pesanti e per rimuovere la quercia caduta servirebbe una autogru. I terreni circostanti il cimitero sono per la gran parte proprietà privata suddivisa in un’infinità di particelle riconducibili a persone sparse un po’ ovunque. Sicché è quasi impossibile imporre ai proprietari l’obbligo di potare gli alberi e pulire il sottobosco, di tanto in tanto i volontari provvedono alla pulizia di quanto circonda il muricciolo del cimitero, ma non basta.

Nel bel mezzo del quadriennio del centenario desta ancora più impressione assistere all’oltraggio del cimitero di Aurisina. Ma Onorcaduti assicura che l’albero sarà asportato e sistemate le lapidi danneggiate. Come del resto è accaduto in passato, come testimoniano le croci in calcestruzzo di epoca posteriore al 1916.

Sul prato sono disposte con ordine le croci in pietra grezza che riportano anche le generalità del caduto. Tra questi c’è anche un italiano, il soldato Giovanni Driol del 56° reggimento di fanteria. A parte la quercia, il cimitero appare in ottime condizioni grazie al lavoro compiuto dapprima dall’associazione Giovani Pompieri dell’Austria Superiore (nel 1974-75) e poi dall’associazione Croce Nera d’Austria (nel 1993, 1996, 2010 e 2012), da sempre impegnata nel recupero e mantenimento di cimiteri e sacrari dove riposano soldati loro connazionali.

Il cimitero ricorda come nel 1915 ad Aurisina sorse un ospedale militare: in un primo tempo i caduti venivano sepolti nel cimitero civile ma ben presto la struttura si rivelò insufficiente. Di qui la necessità di individuare un nuovo sito. Negli anni Venti del Novecento fu costruito il muro perimetrale in pietra.

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