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Fiumicello, la folla commossa: è nei nostri cuori

Amici, conoscenti, tante persone comuni in strada. Sul palco due studenti egiziani del Collegio del Mondo Unito

di Lillo Montalto Monella
2 minuti di lettura

FIUMICELLO. Ci sono tutti a Fiumicello. Sembra che il mondo si sia dato per un attimo appuntamento vicino alle rive dell’Isonzo. Amici di Giulio, conoscenti, abitanti del piccolo paesino ma soprattutto persone comuni. Tante, che si sono messe in viaggio per alzare la propria candela al cielo, nel gelo e nel silenzio.

C’è Nadia, di Pieris, collega di Paola Regeni. C’è Lorena, che si scalda al bar di Piazzale dei Tigli prima che l’orologio scocchi le 19.41: Paola è stata l’insegnante di scuola dell’infanzia dei suoi figli, a Monfalcone. Ci sono Andrea e Sara, padre arrivista di Emergency e figlia, di Conegliano: avrebbero potuto andare in piazza a Padova, ma hanno preferito fare qualche chilometro in più pur di essere qui, di “venire all’origine”.

Regeni, centinaia di fiaccole in cielo a Fiumicello per ricordare Giulio a un anno dalla scomparsa

C’è Anna Maria, anziana signora di Staranzano, venuta per “fare sentire alla famiglia che non sono soli, e le persone le hanno nel cuore”. Eleonora e Carlo sono invece originari di Fiumicello. Hanno anche loro una candela in mano, sono riusciti a prenderne due prima che si esaurissero per le troppe richieste. «Le nostre figlie facevano teatro con la sorella di Giulio. In un paese di cinquemila anime ci si conosce tutti, bene o male».

[[(MediaPublishingQueue2014v1) A Fiumicello duemina candele per ricordare Giulio Regeni]]

Debora e Giulia hanno invece qualche anno in meno di Regeni. Battono i piedi per sentire meno freddo, mentre dall’altoparlante risuonano le note di “Sogna Ragazzo Sogna” di Vecchioni. Le stesse che scandiranno la fine dei minuti di raccoglimento e l’entrata in Sala Bison, accanto al Municipio.

«Ci sentiamo prese dalla comunità di Fiumicello. E’ giusto ricordare un ragazzo che si è impegnato in ciò che credeva». Mentre pronunciano queste parole, all’unisono, una delle due si commuove e si gira dall’altra parte.

[[(MediaPublishingQueue2014v1) Oltre 200 in piazza a Trieste per ricordare Giulio Regeni]]

Dalle 19 i ranghi dei presenti iniziano ad ingrossarsi rapidamente. Arrivano le scolaresche. Arriva la squadra di piccole pallavoliste di Fiumicello, ordinate e in fila indiana, e arrivano i ragazzi del Consiglio Comunale dei Giovani di cui Giulio era stato protagonista durante l’adolescenza.

 

365 giorni senza Giulio Regeni - la videostoria

 

Ci sono anche gli ex compagni del Collegio del Mondo Unito frequentato da Regeni. Bashir, egiziano, sale sul palco davanti alla platea in silenzio religioso. «Quello che posso dire è che bisogna cercare sempre la verità: non solo per lui, ma per tutti gli studenti del mondo che spariscono da un momento all’altro. Vorrei ringraziare i genitori di Giulio: mi avete insegnato la speranza vera. Come il sole, va via tutte le sere stanco, ma torna la mattina presto bellissimo».

 

Fiumicello, candele accese per Giulio Regeni e richiesta di verità dal palco

 

La borsa di studio biennale in onore del ricercatore di Fiumicello sarà data proprio ad un ragazzo egiziano, come Bashir, “scappato dal suo paese per avere un futuro migliore”, sfidando la morte sul mare. Interviene pure Selma, rappresentante degli studenti egiziani a Duino. “Cercheremo sempre la verità. L’iniziativa della raccolta fondi per fare studiare uno studente egiziano qui l’anno prossimo mostra chi era davvero Giulio”.

L’abbraccio dei due con i genitori di Giulio, Paola e Claudio, commuove l’auditorio, zeppo di gente. Fuori gli altoparlanti diffondono le voci e le testimonianze di chi, sindaci senatori e attivisti, si alterna sul palco. Lo fanno per chi non è riuscito a prendere posto nel teatrino in cui avevano recitato i figli di Paola e Claudio, da piccoli. Una cinquantina di persone, che ascoltano con attenzione, immobili, le candele ancora accese. 

“Non posso immaginare il dolore di Paola", commenta Lorena, i cui figli sono stati educati dai tre ai sei anni proprio dalla mamma di Regeni. "Di sicuro, però, un pezzo del suo dolore è anche il mio”

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