Trieste, il Tar blinda l’obbligo dei vaccini negli asili

Il Tar blinda l’obbligo dei vaccini negli asili

Il Tribunale amministrativo regionale respinge il ricorso di due famiglie. «Legittimo» il requisito per l’iscrizione imposto dal Comune di Trieste

TRIESTE. L’obbligo dei vaccini negli asili è pienamente legale e utile a garantire la salute pubblica. È stato il Tar del Friuli Venezia Giulia a pronunciarsi, una volta per tutte, sulla delicata partita sanitaria.

Il Tribunale amministrativo regionale ha respinto il ricorso avanzato nelle scorse settimane da due famiglie contro la deliberazione del Consiglio comunale di Trieste che, grazie a un’iniziativa della giunta Dipiazza, a fine novembre aveva imposto una nuova regola: per iscrivere i bimbi è necessario sottoporli all’antidifterica, all’antitetanica, all’antipoliomielitica e all’antiepatite virale B.

Una norma a tutti gli effetti diventata un requisito d’accesso per i nidi e le scuole d’infanzia comunali e quelle convenzionate, dunque tanto la fascia 0-3 quanto quella 3-6 anni.

Sentenza pilota Tirando le somme, circa quattromila bambini per una sessantina di strutture e un centinaio di sezioni. Il pronunciamento dei giudici, che spazza via dubbi e polemiche, è destinato a fare giurisprudenza per l’intero territorio nazionale.

Perché proprio da qui, da Trieste, era partita l’iniziativa. Il tribunale ha riconosciuto nell’intervento del Comune (e dell’Azienda sanitaria universitaria integrata) «una norma di prevenzione e di precauzione» in materia di salute.

La questione vaccini obbligatori all'asilo spiegata in 10 punti da Andrea de Manzini

Materia che gli organi istituzionali del municipio potevano «legittimamente definire» nel ventaglio di indicazioni che disciplinano le iscrizioni alle strutture, proprio con l’obiettivo di «tutelare la salute degli altri allievi». Tanto più che la normativa impugnata dai “contras” riguarda soltanto «vaccinazioni obbligatorie». Vicenda chiusa.

L’interesse generale Il tribunale ha comunque deciso di distribuire le spese di giudizio tra le parti riconoscendo la «buona fede» dei ricorrenti, mossi dalla preoccupazione per i propri figli. Nessuna croce addosso alle due famiglie, insomma, anche perché - ammette la stessa sentenza - si trattava pur sempre di un tema nuovo e oggetto di recenti campagne di sensibilizzazione sull’opinione pubblica.

Nelle motivazioni della sentenza, il Tar sottolinea che in Italia l'obbligo per l’antidifterica, l’antitetanica, l’antipoliomielitica e l’anti epatite B non è mai stato abrogato e che «si è solo consentita una specie di obiezione di coscienza» che non comportava conseguenze per l’iscrizione dei figli.

Questo avveniva in passato, mentre oggi non è più possibile opporsi, proprio perché il Comune ha emanato un nuovo regolamento sui temi della precauzione e della salute pubblica. Il municipio è «legittimato» a farlo.

Non è in discussione la potestà genitoriale, ma come quest’ultima deve cedere il passo all’interesse generale. L’iscrizione a un asilo comporta in effetti la convivenza dei bambini in un ambiente ristretto, puntualizzano i giudici amministrativi, «per cui la mancanza di vaccinazione, per un elementare principio di precauzione sanitaria, si ripercuoterebbe sulla salute degli altri».

A maggior ragione per chi versa in condizioni di particolare debolezza e fragilità immunitarie. Quindi, riassumendo, «il pur rispettabile e tutelabile interesse individuale deve regredire rispetto all’interesse pubblico».

L’autocertificazione La nuova disciplina è già in vigore. I genitori non dovranno far altro che ritirare una semplice autocertificazione direttamente in asilo al momento dell’iscrizione. Lo potranno fare a partire dal 30 gennaio e fino al 10 febbraio.

Non ci sono complicazioni burocratiche: le mamme e i papà si limiteranno a compilare e firmare un modulo prestampato, simile a quelli che vengono consegnati per la residenza, che attesti la vaccinazione. Il Comune, comunque, si riserva di verificare la veridicità di quanto dichiarato dalle famiglie controllando gli elenchi dell’Azienda sanitaria universitaria integrata.

Se la certificazione non è veritiera, il figlio non potrà frequentare l’asilo. L’autocertificazione da presentare all’atto dell’iscrizione, quindi, non fa altro che attestare il vaccino. Se ciò non è avvenuto, le famiglie devono rivolgersi al distretto sanitario di riferimento.

La due giorni informativa Ma il Comune non si ferma qui. La giunta Dipiazza ha deciso di dare ampio spazio al tema sanitario nella due giorni programmata per il 20 e il 21 gennaio, in un evento che si terrà a Trieste in Stazione marittima. In quell’occasione, aveva anticipato l’assessore all’Infanzia Angela Brandi, il municipio presenterà tutti i servizi educativi per i bambini.

«Chiameremo anche i pediatri - annunciava Brandi - in modo da informare la cittadinanza sull’importanza dei vaccini. È una vera e propria campagna di sensibilizzazione, utile anche per chiarire eventuali dubbi delle famiglie».

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