Unioni civili, sindaci del Fvg pronti. Trieste valuterà i decreti

Un'unione civile

Gorizia e Pordenone: «Non ci sottrarremo alla legge». A Udine già attuata la norma. La prima cittadina di Monfalcone: «Rispetto, ma delegherò ad altri la funzione»

TRIESTE. I sindaci del Friuli Venezia Giulia si apprestano a fare i conti con l’applicazione della normativa sulle unioni civili, secondo quanto stabilito dai nuovi decreti attuativi della legge Cirinnà ai quali il governo ha dato sabato il definitivo via libera. Al momento nessuno mette in discussione il rispetto delle linee attuative, che equiparano esplicitamente la cerimonia delle unioni a quella del matrimonio stabilendo che i due riti civili debbano tenersi - senza appunto distinzione - nella stessa sede, che il celebrante debba indossare la fascia tricolore e che la cerimonia possa essere condotta anche da privati cittadini e non solo da sindaci, consiglieri comunali, assessori e funzionari.

 

 

I distinguo arrivano tuttavia sulla base dell'appartenenza politica: se tutti si dicono disposti ad applicare la legge, il sindaco di Udine Furio Honsell parla «di grande conquista attesa da decenni», mentre a Monfalcone Anna Maria Cisint solleva dubbi sull'utilizzo della fascia tricolore e dichiara l'indisponibilità a celebrare in prima persona. Il Comune di Trieste non rilascia invece dichiarazioni ufficiali. Irreperibili il sindaco Roberto Dipiazza e l'assessore con delega in materia Michele Lobianco, a parlare è l'assessore Lorenzo Giorgi: «La posizione ufficiale dell'amministrazione ancora non c'è, il testo dei decreti sarà oggetto di discussione nel corso della settimana». Solo nei prossimi giorni si potrà dunque sapere se il Municipio cancellerà la decisione già presa - celebrare le unioni in una sala diversa da quella dei matrimoni - e se la delega verrà concessa anche ai normali cittadini, come finora non è avvenuto.

Chi non ha dubbi sulla questione è Honsell: «Ho già celebrato alcune unioni sulla base del precedente decreto, usando la fascia tricolore e mettendo a disposizione le stesse sale, gli stessi servizi e le stesse modalità di prenotazione dei matrimoni civili».

 

 

Il primo cittadino di Gorizia, Ettore Romoli, è uomo di destra, ma alla posizione personale fa prevalere il rispetto delle normative: «Ho già specificato che non mi sottrarrò agli obblighi di legge: posso già dire che seguiremo i decreti attuativi». Il Comune è insomma pronto a celebrare le unioni: «Se c'è una richiesta in tal senso - continua Romoli - lo faremo. In questo momento non mi risulta comunque che ne siano state indirizzate al nostro Comune». Il sindaco di Pordenone, Alessandro Ciriani, la pensa allo stesso modo: «Ogniqualvolta c'è stata una disposizione, il nostro Comune si è attenuto senza fare resistenze né discriminazioni. Il sindaco può al massimo contestare la legge dal punto di vista politico, ma la attua e applicare questa norma non mi fa né caldo né freddo. Finora non c'è stata tuttavia grande richiesta di unioni civili rispetto alla valanga che doveva esserci: a Pordenone se ne sono celebrate tre fra omosessuali, mentre le coppie eterosessuali hanno continuato a rivolgersi al matrimonio civile. Ci stiamo concentrando su questioni che non sono vitali per un paese in difficoltà come l'Italia. Io per adesso ho demandato la celebrazione - conclude Ciriani - ma mi accade lo stesso con i matrimoni civili a causa dei molti impegni: in futuro deciderò caso per caso, perché spesso questa scelta mi pare legata a moda o ideologia».

 

 

Meno accomodante è il sindaco di Monfalcone, Anna Maria Cisint: «Una cosa è l'unione civile garantita dalla normativa tra le coppie dello stesso sesso, attraverso la registrazione dell'ufficiale di Stato civile. Altro è il matrimonio in municipio, davanti al primo cittadino con tanto di fascia tricolore. Anche qualora fosse contemplata la cerimonia in municipio, declinerò ad altri il ruolo di celebrazione dell'unione: personalmente mi sottraggo da questa funzione. È una questione personale, che non ha nulla a che fare con l'essere a favore o contro le coppie omosessuali. Per me resta invece il fatto che il matrimonio come tale implica una scelta di valore cattolico». Cisint dichiara insomma la propria obiezione di coscienza proprio sul significato del matrimonio che in quanto espressione cattolica-cristiana, non può essere trasferibile a coppie dello stesso sesso. Il sindaco si riserva comunque di approfondire il contenuto dei decreti attuativi: «Le unioni tra persone dello stesso sesso vanno registrate come prevede la legge», legge «che non va disattesa», precisa Cisint: «Tuttavia, da cattolica, il mio approccio rimane limitato all'essenzialità di quanto stabilisce la normativa». I

l sindaco di Grado, Dario Raugna, guarda alla normativa con spirito ben diverso: «Sono favorevole alla normativa. Finalmente l'Italia si è messa al passo con la legislazione europea e gli altri paesi civili». Per Cormons, parla l'assessore Lucia Toros: «È un diritto. E la nostra amministrazione ha sempre tutelato i diritti dell'individuo. A prescindere dal genere».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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