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Equitalia fuori tempo massimo: e la casa resta alla proprietaria

Scattata la prescrizione dell’ipoteca sull’abitazione di una donna di Muggia, finita nei guai per non aver pagato contributi Ivs per oltre 21mila euro. Equitalia rimasta a bocca asciutta

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(ansa)

MUGGI Troppo tardi per attivare l’ipoteca. Equitalia è arrivata fuori tempo massimo insomma. Ed ora è rimasta a bocca asciutta.

Aveva puntato all’abitazione di una donna di Muggia, Vilma M., 65 anni che era finita nei guai per non aver pagato contributi previdenziali Ivs, e cioè relativi ad artigiani e commercianti, per oltre 21mila euro.

A pronunciare la sentenza - la prima a Trieste sulla questione della prescrizione di questo genere di accuse concretizzate nelle “famigerate” cartelle di pagamento - è stato il giudice Paola Santangelo che ha accolto il ricorso presentato dalla vittima tramite gli avvocati Cristiano Gobbi e Marco Trangoni. Equitalia è stata assistita dall’avvocato Isabella Passeri.

La vicenda porta la data del 27 marzo del 2015, quasi due anni fa. Quel giorno a casa di Vilma M. si è presentato l’ufficiale giudiziario che ha notificato una comunicazione preventiva di iscrizione ipotecaria della casa in cui la donna vive con la sua famiglia.

È stata una vera e propria doccia fredda del costo di 21mila euro e qualche spicciolo perché le possibilità di scampo erano ridotte al lumicino. E poi non c’era nessuna possibilità di rottamazione della cartella esattoriale e nessuna definizione agevolata. Anche perché queste norme sono in vigore da appena qualche giorno.

Così Vilma M. ha cercato un’altra strada. Non tanto per non pagare le tasse dovute. quanto per non trovarsi da un giorno all’altro senza casa. Perché questo era di fatto il pericolo, o meglio la certezza se non avesse pagato la somma di 21mila euro relativa ai contributi degli anni 2003, 2004, 2005 e 2006 - della quale non aveva la disponibilità - entro i termini.

Qui sta il punto. Perché l’avvocato Gobbi, il legale che ha assistito la donna di Muggia, si è accorto che la cartella esattoiriale da capogiro era arrivata in ritardo. E cioè quando ormai il credito vantato da Equitalia era appunto stato prescritto. Ciò in forza di una norma della legge 335 del 1995 che aveva appunto ridotto i termini da 10 a 5 anni a decorrere dal primo gennaio 1996.

Per questo motivo è stato presentato il ricorso al giudice Paola Santangelo. Ricorso al quale - comprensibilmente - Equitalia si è opposta sostenendo, tramite l’avvocato Passeri, che Vilma M. avrebbe dovuto proporre l’opposizione molti anni prima. E cioè nel 2010 quando la donna - che è bene ricordarlo non aveva mai pagato i contribuiti e quindi era (ed è) in una condizione di evasore - non aveva in realtà ancora saputo dell’azione attivata nei suoi confronti dalla concessionaria. Evidentemente Equitalia in quel periodo non brillava per celerità.

A questo punto il giudice Santangelo ha pronunciato la sentenza e ha accolto la tesi di Vilma M. relativamente alla prescrizione. Lo ha fatto dichiarando appunto cancellati i crediti previdenziali e di conseguenza ha definito illegittima la comunicazione preventiva di iscrizione ipotecaria della casa di proprietà della donna. Il principio stabilito dal Tribunale di Trieste è ritenuto molto importante dagli addetti ai lavori in quanto stabilisce che non solo il credito contributivo ma perfino l’azione esecutiva si prescrive in 5 anni. 

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