Il treno della tensione fra Serbia e Kosovo

Un interno del treno tornato a Belgrado

Linea diretta dopo 18 anni. L’ira di Pristina: sui vagoni di Belgrado immagini e scritte «nazionaliste». E il convoglio torna indietro

BELGRADO. Attenzione, il treno non raggiungerà la destinazione finale causa tensioni geopolitiche. Difficile immaginare un annuncio del genere risuonare in una qualunque stazione ferroviaria, in un Paese qualsiasi. Ma è quanto è accaduto nella giornata di ieri tra Serbia e Kosovo, nazioni di nuovo sull’orlo di una crisi di nervi.

 

 

Tutta colpa di un treno passeggeri diretto, il primo convoglio da 18 anni a questa parte che avrebbe dovuto collegare ieri appunto, senza cambi, Belgrado a Mitrovica, città principale nel nord del Kosovo, divisa tra serbi e albanesi dal fiume Ibar. Doveva essere un «viaggio promozionale», poco più di 300 chilometri da percorrere in dieci ore circa, avevano specificato le Ferrovie di Belgrado. A bordo soprattutto giornalisti e politici serbi, passeggeri di un convoglio pensato per inaugurare una potenziale nuova tratta diretta Belgrado-Mitrovica, senza cambi intermedi a Kraljevo, come accade da un decennio. E una maniera per promuovere il patrimonio culturale serbo in Kosovo, secondo Belgrado.

Ma il viaggio si è tradotto in una prova di forza rischiosa. Causa scatenante, il discutibile stile delle automotrici diesel made in Russia usate per il convoglio, composto da carrozze decorate al loro interno con riproduzioni dei più celebri affreschi dei monasteri serbi in Kosovo. E all’esterno ecco una livrea inconsueta, dipinta con il tricolore della bandiera di Belgrado e lo slogan «il Kosovo è serbo», ripetuto in una ventina di lingue, albanese incluso, con un provocatorio «Kosova eshte serbi».

 

 

Nessuna sorpresa dunque che Pristina abbia letto l’iniziativa come una sfida, soprattutto in un periodo di acuta tensione con Belgrado, dopo la questione del prefisso telefonico internazionale per il Kosovo e l’arresto dell’ex premier Ramush Haradinaj in Francia.

Pristina già l’altro ieri, alla vigilia della partenza del convoglio, aveva chiesto l’intervento della comunità internazionale per bloccare l'arrivo del treno «illegale», come aveva annunciato il ministro kosovaro Edita Tahiri. L’agenda politica della Serbia, secondo Tahiri, «è pericolosa», come proverebbe il treno “nazionalista” che «mina la pace e la stabilità».

Il presidente kosovaro Hashim Thaci ieri ha poi alzato ulteriormente i toni, parlando di un treno ricoperto di «inaccettabili simboli nazionalistici», di una «nuova provocazione». Le autorità del Kosovo «devono agire per fermare» il convoglio, l’appello finale.

 

 

Il risultato è stato raggiunto in serata, in un crescendo di tensione con il trascorrere delle ore. Prima il timore di attentati, con un video diffuso sul web che mostrava ignoti che sembravano piazzare bombe sulle rotaie. Poi lo stop forzato - deciso da Belgrado - del convoglio a Raska, ultima stazione serba prima del confine con il Kosovo, e il fermo durato ore del treno prima dell’annunciato ritorno alla stazione di partenza. Il confine veniva monitorato da decine di agenti kosovari, e alla fine non è stato superato dal treno perché forze speciali kosovare avrebbero «tentato di minare» la linea ferroviaria e poi progettato di «arrestare passeggeri e macchinista», ha accusato in serata il premier serbo Vu›i„. Lo stesso premier di Belgrado ha addirittura auspicato che gli albanesi «non uccidano i serbi» in Kosovo e ha promesso che informerà Unione europea, Usa, Cina e Russia in merito ai presunti «giochi di guerra» voluti da Pristina.

E tra Serbia e Kosovo, ancora una volta, ogni occasione è buona per scontrarsi.

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