Trieste fra le città più inquinate d’Italia

Trieste è fra le città più inquinate d’Italia

Il rapporto annuale di Legambiente sugli sforamenti delle polveri sottili. La lista si è ridotta rispetto al 2015 ma il capoluogo Fvg è ancora presente

TRIESTE È ultima in classifica, ma c’è. E non è una bella classifica. Con 38 giorni di sforamento Trieste compare tra le 32 città italiane inquinate nel 2016. Lo certifica un’elaborazione di Legambiente su dati Arpa. L’associazione ambientalista sforna come di consueto Mal’Aria di città, il dossier sulla qualità dell’aria respirata nel Paese.

La situazione in città Trieste, l’anno scorso al quarantottesimo posto con 36 giorni di sforamento della soglia limite di 50 microgrammi per metro cubo di polveri sottili (Pm10) si ritrova una volta ancora nell’elenco: è la quinta volta negli ultimi otto anni. A far testo sono i valori registrati dalla centralina urbana peggiore.

Nel caso di Trieste si tratta delle rilevazioni di via San Lorenzo in Selva, lì dove, dal 2007, si verificano le emissioni della Ferriera. Rispetto al 2015 gli sforamenti nel capoluogo regionale sono saliti da 36 a 38 in un contesto generale tuttavia migliore: le città fuorilegge rispetto al dettato del decreto legislativo 155/2010 che prevede un numero massimo di 35 giorni/anno con concentrazione over 50 microgrammi/metrocubo sono scese da 48 a 32.

La graduatoria Guardando ai posti alti della classifica, Torino (86 sforamenti), Frosinone (85), Milano e Venezia (73) si piazzano ai primi posti, quindi Vicenza (71), Padova e Treviso (68). Fra le prime dieci città, il risultato migliore da un anno all’altro è di Pavia, che passa dal secondo all’ottavo posto e vede calare i giorni inquinati da 114 a 67.

A preoccupare è soprattutto il Nord. In Lombardia tranne Sondrio e Varese tutte le città indossano la maglia nera, in Veneto si salva solo Belluno, in Piemonte lo smog riguarda quattro province su otto, in Emilia Romagna quattro su nove.

La posizione di Legambiente «Molte città italiane sono costantemente in allarme smog sia per le ricorrenti condizioni climatiche che favoriscono l’accumulo degli inquinanti, sia per la mancanza di misure adeguate a risolvere il problema - commenta Rossella Muroni, presidente di Legambiente -. Sono necessari interventi strutturali, di lunga programmazione, i cui tempi di messa in opera superano quelli del mandato elettorale di un sindaco».

Di qui l’appello dell’associazione a favore di un piano nazionale «che aiuti i primi cittadini a prendere e sostenere le decisioni giuste, anche radicali e a volte impopolari, per la cui realizzazione occorrono peraltro investimenti largamente al di sopra della portata dei Comuni, stretti dal patto di stabilità. Troppo spesso i sindaci sono lasciati soli di fronte all’emergenza e improvvisano cure inadeguate e scarsamente efficaci - prosegue Muroni -.

Per questo Legambiente ha preparato un elenco di proposte sugli interventi necessari a migliorare davvero la qualità dell’aria. Bisogna da un lato trasformare strutturalmente le città, le modalità di trasporto e di spostamento, i servizi e le infrastrutture, dall’altro - conclude la presidente dell’associazione - riqualificare il patrimonio edilizio pubblico e privato rendendolo energeticamente sostenibile».

La ricetta Dieci le proposte di Legambiente. Se lo spazio pubblico è per l’80% destinato alla carreggiata e al parcheggio, vanno ridisegnati innanzitutto strade, piazze e spazi urbani per favorire gli spostamenti a piedi e in bicicletta.

In prospettiva servono dunque piste ciclabili, una mobilità “emissioni zero”, autobus più rapidi, affidabili ed efficienti, una flotta di mille treni pendolari, metropolitane, tram e diecimila bus elettrici o a bio-metano per il trasporto pubblico all’interno di città in cui bandire i veicoli diesel. Obiettivo nel quinquennio: ridurre gli spostamenti in macchina a non più di uno su tre.

Sosta e combustibili Le ultime mosse riguardano l’istituzione di zone a pedaggio urbano e di una politica tariffaria sulla sosta mirata a utilizzare le conseguenti risorse per l’efficientamento del trasporto pubblico locale, la riqualificazione degli edifici pubblici e privati per ridurre i consumi energetici e le emissioni inquinanti (quattrocentomila interventi all’anno tra ristrutturazioni radicali e ricostruzioni), il divieto dell’uso di combustibili fossili, con esclusione del metano, nel riscaldamento degli edifici per incentivare, a partire dalle aree urbane, l’utilizzo delle moderne tecnologie che migliorano l’efficienza e riducono le emissioni.

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