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Stretta sulla pesca: multe raddoppiate e licenze a rischio

Tutte le nuove disposizioni di legge per l’intera filiera. Rimane il limite massimo di cinque chili per gli “sportivi”

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TRIESTE. Una nuova legge introduce importanti cambiamenti ai regolamenti in materia di pesca marittima. Nello specifico, viene depenalizzata la pesca ittica sottomisura, ma con multe raddoppiate fino a 150mila euro in caso di specie pregiate, e sono intensificate le pene accessorie, fino alla sospensione della licenza, per alcune specifiche infrazioni. Restano invece le sanzioni penali per gli esemplari protetti.

Per spiegare nel dettaglio il significato della nuova norma, tesa a favorire una pesca sostenibile per tutti gli operatori dell’intera filiera, è arrivato anche a Trieste l’ammiraglio Pietro Verna. Il responsabile del reparto Pesca marittima del corpo delle Capitanerie di porto al ministero delle Politiche agricole è infatti impegnato in un tour informativo di appoggio alle Capitanerie italiane.

In compagnia del comandante della Capitaneria di porto del capoluogo giuliano e direttore marittimo del Fvg, Luca Sancilio, ha illustrato il senso e il contenuto della recente normativa 154. In particolare si è soffermato sull'articolo 39 in vigore da agosto che introduce importanti modifiche nella parte relativa alle sanzioni in materia di pesca e acquacoltura.

Si tratta di un’applicazione delle direttive europee e una risposta positiva alla ricerca scientifica per «garantire alle future generazioni la disponibilità delle risorse in quantità sufficienti», ha affermato Verna. Obiettivi: «evitare l’eccesso di pesca, garantire e mantenere la biodiversità, ridurre lo spreco, la cattura delle specie non bersaglio e favorire la protezione di tutti i cruciali habitat della pesca nell'ecosistema marino».

Cosa prevede la norma Nel cuore della novità dell’articolo 39 c’è un inasprimento delle misure. Nessuno scapperà alla mannaia. C'è in ballo il coinvolgimento dell’intera filiera commerciale: dal pescatore al grossista. I cambiamenti riguardano diversi fronti. Si parla di depenalizzazione di alcune disposizioni che riguardano il pesce sottomisura rendendole dunque amministrative.

S’intendono le specie giovanili, che non sono ancora arrivate alla riproduzione e vanno tutelate per consentirne la conservazione. Gli importi delle multe sono commisurati al quantitativo pescato in eccesso e che possono raggiungere, raddoppiando, anche i 150mila euro nel caso di pesca di specie pregiate come tonno rosso e pesce spada.

Ma perché di mezzo ci vanno proprio questi due vertebrati? «Si tratta di specie che interessano moltissimi paesi - ha spiegato Verna -, cosiddette pelagiche e cioè che attraversano gli oceani, per cui c’è uno sforzo mondiale per tutelarle. Sono specie migratorie e quindi c’è un’attenzione corale a difenderle ovunque esse passino».

Restano invece penali le sanzioni per le specie protette. Si parla poi di un’intensificazione delle pene accessorie con previsione di sospensione della licenza di pesca, che in media varia da uno a tre mesi, o direttamente della revoca di questa in alcune circostanze.

Tra queste, ad esempio: la detenzione di attrezzi non consentiti in caso di recidiva, e qualora si utilizzino reti da posta derivante, cioè quelle utilizzate soprattutto in alto mare, libere di muoversi in balìa delle correnti. Oppure, sempre nell'ipotesi di recidiva, in alcune situazioni in cui in oggetto siano le specie ittiche tonno rosso o pesce spada. È regolata poi anche la sospensione dell’iscrizione nel registro dei pescatori marittimi, da un minimo di 15 giorni a un massimo di tre mesi in base alla trasgressione.

Sanzioni sulla pesca di frodo Pure il pescatore sportivo, per il quale rimane l’obbligo di non superare i cinque chili giornalieri di pescato, sarà soggetto a simili ammende in proporzione al quantitativo raccolto, con il raddoppio delle multe in caso di vendita di prodotti ittici provenienti dalla pesca non professionale (da 4mila a 12mila euro).

Le nuove norme colpiscono anche i commercianti e quindi i ristoranti che acquistino prodotti della pesca sportiva. Infatti è prevista la sanzione della sospensione dell’esercizio commerciale da 5 a 10 giorni lavorativi a carico del trasgressore.

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