Adriaterminal e Monfalcone rifiutati dai traghetti greci

Un traghetto della Minoan

Brucia l’addio dato a Trieste dalla Minoan e il dirottamento della linea a Venezia. Il presidente dell’Authority D’Agostino: «Ma noi puntiamo su ro-ro, treni e crociere»

TRIESTE L’Adriaterminal in Porto vecchio come soluzione transitoria in attesa di attrezzare definitivamente l’ormeggio di Monfalcone: era questa l’alternativa al Molo Settimo che l’Authority di Trieste e Trieste terminal passeggeri avevano proposto a Grimaldi Group per indurlo a non dirottare a Venezia i traghetti per la Grecia di Minoan lines.

 

 

La trattativa però si è consumata rapidamente. I vertici del gruppo partenopeo, proprietario della compagnia greca di cui è vicepresidente il greco-triestino Michael Hatzakis, hanno subito ritenuto l’alternativa poco adeguata data anche l’assenza in questi siti di una stazione marittima e hanno preso al volo l’occasione per il drastico trasferimento. Il giorno seguente alla diffusione della notizia confermano l’estremo tentativo fatto per non perdere il traffico sia Zeno D’Agostino presidente dell’Autorità di sistema portuale dell’Adriatico orientale che Mario Sommariva, segretario generale.

«Nessuno può essere felice in una situazione di questo genere - spiega D’Agostino - ma non avevamo scelta. L’ormeggio 57 alla radice del Molo Settimo dal quale fino al mese scorso partivano i traghetti per la Grecia doveva assolutamente venir liberato in quanto rientra nella nuova concessione di 60 anni di Trieste marine terminal (Maneschi e Msc ognuno al 50%, ndr.) e si trova tra gli spazi riservati ai container e la piastra ferroviaria di Campo Marzio in un’area cruciale per l’intermodalità, settore sul quale stiamo puntando fortissimamente».

Va ricordato che Tmt ha ottenuto la concessione a fronte di un piano di investimenti per l’ampliamento e il rafforzamento della banchina di 188 milioni di euro. «Per quanto riguarda l’Adriaterminal, anche se il responso definitivo non può che venire dall’applicazione sul campo - specifica Sommariva - avevamo fatto anche degli studi di manovra che facevano presumere la possibilità di utilizzare quell’area del Porto vecchio nonostante la presenza della Diga».

 

 

«L’ormeggio da utilizzare - aggiunge Franco Napp, amministratore delegato di Trieste terminal passeggeri - potrebbe essere il 14 (è quello lungo la banchina del Molo Secondo, ndr.), dove il pescaggio è più che sufficiente ed è più riparato dalla bora. Qui noi di Ttp (società della quale il presidente è D’Agostino) saremmo disponibili a gestire una linea per la Grecia, cosa invece non fattibile né al Molo Quarto che ha misure inadeguate, né alla Marittima sulle Rive sia per il traffico di camion, ma ancor più per il fatto che ormai la Marittima è deputata in toto alla crociere».

«Una morte annunciata - la definisce l’assessore comunale Maurizio Bucci - ma con alla base errori non umani, bensì diabolici, dal momento che è la seconda volta che i traghetti greci abbandonano Trieste, e sempre per lo stesso problema: l’inadeguatezza del terminal. Ma voglio pensare positivo - afferma - e prefigurare il forte ritorno di immagine che Trieste avrà a breve il 31 marzo quando partirà da qui la Majestic Princess, costruita a Monfalcone: colosso di 143mila tonnellate con 4.200 passeggeri a bordo.

«La nostra vocazione - è l’opinione di D’Agostino - è di puntare sui traghetti merci e di potenziare ancor di più i collegamenti ferroviari con l’Europa. Quanto ai passeggeri, lo sviluppo che tentiamo di perseguire è nel settore delle crociere che creano un indotto ben superiore a quello derivante dagli stessi traghetti: in quest’ultimo caso infatti i turisti arrivano in auto e salgono direttamente a bordo senza lasciare pressoché nulla sul territorio».

I collegamenti con la Grecia non sono però stati recisi del tutto in quanto va ricordato che i traghetti turchi della Ekol che arrivano al terminal Emt sul Molo Sesto fanno scalo anche nel porto greco di Lavrio. Allo Scalo Legnami, gestito dalla Gct, resiste invece il traghetto settimanale per l’Albania. Opposto il discorso che riguarda i traghetti per la Turchia che continuano a vivere fasi di espansione grazie soprattutto ai terminal di Samer e di Parisi, entrambi ormai a maggioranza turca.

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