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La Serbia si riarma con i mezzi giunti in regalo dal Cremlino

In arrivo sei aerei Mig 29, trenta carri armati T-72s e veicoli blindati da ricognizione Brdm-2. A carico di Belgrado le spese necessarie per l’adeguamento dei velivoli: almeno 180 milioni di euro

di Stefano Giantin
2 minuti di lettura

BELGRADO. Aerei caccia. Qualche carro armato. E un paio di cannoni. Non soffiano più venti di guerra, nei Balcani, ma un Paese della regione ha deciso comunque di modernizzare radicalmente il proprio apparato militare. Si tratta della Serbia. E la modernizzazione – fattore che farà sollevare più di qualche sopracciglio a Bruxelles, a Washington e in altre capitali balcaniche – avverrà grazie alla Russia di Vladimir Putin.

La Serbia dunque si riarma con sei aerei Mig 29 russi, trenta carri armati T-72 S, trenta veicoli blindati di ricognizione BRDM-2 e qualche pezzo da artiglieria da 14,5 mm, regalo di Natale di Mosca a Belgrado, sempre più Giano bifronte che guarda all’Unione europea e strizza l’occhio alla Russia.

L’annuncio è arrivato ieri per bocca del premier serbo, Aleksandar Vucic, volato a Mosca affiancato dal suo ministro della Difesa, Zoran Djordjevi„, per incontrare il ministro della Difesa russo, Serghiei Shoigu. Una visita che ha impresso ufficialità a quanto si mormorava da mesi, in Serbia. Mosca, secondo quanto riportato da una nota del governo serbo, «concederà alla Serbia» i sei tanto desiderati Mig, ha dichiarato Vucic, insieme ad altri armamenti parte di un pacchetto-regalo pensato per ridare fiato e potenziale all’esercito serbo. Esercito che «non sarà più lo stesso» dopo la donazione, parola di Vu›i„, anche se già oggi rimane fra i meglio equipaggiati dei Balcani, con oltre 200 tank, 80 lanciamissili, 30 elicotteri e 120 pezzi d’artiglieria.

Belgrado, ha spiegato da parte sua il ministro Djordjevic, riceverà i caccia russi «al più tardi entro tre mesi», dopo che saranno stati alienati da Mosca. Si tratta di Mig usati che, assieme ai quattro già oggi a disposizione dell'aeronautica militare di Belgrado, rappresenteranno un «fattore di rispetto» e permetteranno di «difendere i nostri cieli nella maniera migliore» per altri vent'anni. La Serbia potrà così «garantire maggior sicurezza ai cittadini», ha assicurato Vucic

Quanto costerà a Belgrado l’arrivo dei Mig 29, aerei introdotti in servizio nel 1982, relativamente obsoleti, ma ancora utilizzati in moltissimi Paesi dell’ex blocco sovietico, in India e Africa? Saranno una donazione di Mosca, ha assicurato ieri l’agenzia Sputnik, voce del Cremlino, confermando le parole del ministro degli Esteri serbo, Ivica Da›i„, che aveva riferito, durante un recente vertice con l’omologo russo Lavrov, di una Serbia «che ha chiesto alla Russia di donare delle armi, Mig 29 inclusi». E che pagherà solo «per l’adeguamento» degli aerei. Rimane però aperto il fronte modernizzazione, un affare forse non del tutto conveniente.

Ieri il premier Vucic ha parlato di ben 180-230 milioni di euro necessari a Belgrado per ridare piena operatività ai velivoli, certamente meno dei «600 che avremmo speso» comprandoli nuovi, ha rimarcato Vu›i„. Si tratta in ogni caso di tanti soldi, soprattutto per una nazione che, seppure economicamente in crescita, rimane un Paese dove non si nuota nell'oro, dove un terzo della popolazione è a rischio povertà e dove una persona su dieci conduce una misera esistenza.

Come reagirà allora l’opinione pubblica serba? Dalle reazioni sui media online traspare un generale compiacimento. «I cittadini? Saranno soddisfatti», aveva previsto Djordjevi„, perché «aspettano da 25 anni» i Mig.

«Guardate quanto sono potenti, il cielo sopra la Serbia – che rimarrà Paese neutrale - sarà perfettamente sicuro», ha ribadito da parte sua Vu›i„. Gli aerei peraltro - è stata la chiosa sibillina - daranno un vantaggio alla Serbia su chi, in futuro, «pensasse di minacciarla. Noi non minacciamo nessuno, vogliamo solo difendere i nostri confini. E ora possiamo farlo senza problemi».

Con i Mig di Mosca.

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