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Trieste, sindacati da Dipiazza ma sul nodo Ferriera la distanza rimane

Impegno del sindaco ad attivare entro il 20 gennaio un tavolo con Arpa e Asuits. Dalle Rsu la richiesta di dialogare con Arvedi

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L’incontro tra Dipiazza e le Rsu (foto Lasorte) 

TRIESTE Alla fine resta un dialogo tra sordi. Il sindaco Roberto Dipiazza insiste sul fatto che nel futuro della Ferriera debba essere cancellata la cosiddetta area a caldo.

Le organizzazioni sindacali replicano che la stessa area a caldo è ritenuta indispensabile dal cavalier Giovanni Arvedi nella strategia produttiva non solo dello stabilimento triestino, ma dell’intero gruppo siderurgico, quindi non può essere “svitata” dall’impianto complessivo del progetto industriale.

Risultato finale dell’incontro di ieri tra il primo cittadino e le “rsu” della Ferriera, che avevano sollecitato il chiarimento: un prevedibile nulla di fatto, che tallona le polemiche tra Dipiazza e azienda scoppiate giovedì scorso.

Fonti sindacali riportano due tentativi per cercare di “sparigliare” un gioco altrimenti piuttosto reiterativo: Dipiazza si è impegnato a convocare una riunione “a quattro” entro il 20 gennaio dell’ormai imminente 2017, riunione aperta alla partecipazione del Comune medesimo assistito dal consulente Pierluigi Barbieri, dell’Arpa, dell’Azienda sanitaria, dei rappresentanti sindacali all’interno della Ferriera.

Dal canto suo Franco Palman, storico esponente della Uilm (prima sigla nella fabbrica servolana), ha chiesto che il sindaco si veda con Arvedi, per riprendere anche dal punto di vista personale un rapporto ormai scivolato nelle sedi giudiziarie.

Nella residenza municipale i capi-delegazione sindacali erano Umberto Salvaneschi (Fim Cisl), Thomas Trost (Fiom Cgil), Cristian Prella (Failms), oltre al già menzionato Palman. Le singole sigle sindacali variano i toni: per esempio Salvaneschi, che è segretario della Fim triestina, sottolinea a più riprese che se Dipiazza non cambierà idea sull’area a caldo, la sua organizzazione diserterà il confronto con il Comune e con le altre pubbliche strutture.

«C’è un piano industriale serio - insiste Salvaneschi - con ampie tutele di carattere ambientale e occupazionale, le misurazioni relative ai fattori di inquinamento stanno migliorando, ma allora di cosa stiamo parlando?».

Poi c’è la questione-comitati, che ha un po’ infastidito le “rsu”, che alla riunione si sono ritrovate, a fianco di Dipiazza, Andrea Rodriguez, esponente di “5 Dicembre”. «Non abbiamo pregiudizi nei confronti di alcuno - precisa Palman - ma non abbiamo capito perché, a fronte di una richiesta di incontro avanzata dai sindacati, troviamo il sindaco accompagnato da un rappresentante dei comitati».

C’è un punto che accomuna la posizione dei sindacati e riguarda l’effettiva praticabilità di scelte occupazionali alternative alla Ferriera. «Non accettiamo - all’unisono Palman e Salvaneschi - che si parli in modo demagogico di duecento assunzioni in Comune o da Brico. Quello di Arvedi è un piano strutturato, che coordina le attività industriali di due realtà produttive (Cremona e Trieste, ndr) che potrebbero diventare addirittura tre (con Taranto, ndr). Deve essere discusso in termini responsabili».

Sull’ennesima giornata di tensione circa l’interminabile dossier Ferriera, ieri aleggiava la decisione del Tar riguardo la sospensiva dell’ordinanza del sindaco, emessa in novembre, che imponeva a Siderurgica Triestina di non superare le 34mila tonnellate mensili di ghisa, a tutela della salute pubblica.

L’azienda aveva impugnato il provvedimento e aveva chiesto, in attesa della pronuncia di merito, la sospensiva dell’ordinanza. L’udienza si è tenuta nella mattinata ma a ieri sera il responso dei giudici amministrativi non era stato ancora reso noto.

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