Velo, muezzin e «propaganda» gay messi al bando nel paese ungherese di Asotthalom

Si tratta della cittadina più “anti-migranti” in Europa?

BELGRADO. Ci sono villaggi che basano la propria fama sulla posizione geografica, cittadine che vantano bellezze naturali o architettoniche, altre ancora che attirano turisti con specialità culinarie o varie amenità. Ma c’è anche un paesino, nel sud dell’Ungheria, che potrebbe sbaragliare tutti, con un record che ben pochi possono vantare. Quello di cittadina più “anti-migranti” in Europa. Si tratta di Asotthalom, poco più di 5mila anime a un tiro di schioppo dal confine con la Serbia, governata da Laszlo Toroczkai, esponente dell’ultradestra di Jobbik e orgoglioso sostenitore della politica delle porte chiuse a profughi e migranti.

Toroczkai che è tornato a far parlare di sé nei giorni scorsi proponendo tre divieti per scongiurare due pericoli, una presunta invasione islamica rappresentata dai migranti e il «liberalismo estremo» incarnato dai difensori dei diritti Lgbt. Da qui, l’idea di un «pacchetto di azioni preventive» per mettere all’indice qualsiasi ipotesi di costruzione di moschee sul territorio comunale, per bandire il canto dei muezzin e l’uso del velo islamico in pubblico. E visto che ci siamo, si proibisca pure la «propaganda in pubblico» dell’omosessualità.

 

 

Obiettivo della campagna, «difendere le tradizioni» e preservare «la comunità» del villaggio, ha specificato lo stesso Toroczkai sul suo seguitissimo profilo Facebook, corredando il tutto con una significativa immagine di segni di divieto su moschea, donna velata e simboli a richiamare le esecrate unioni gay.

«Voglio essere da esempio per altre autorità locali», dimostrando come ci si possa proteggere da intrusioni esterne e altre intenzioni sovversive», ha specificato Toroczkai, citato dai media magiari. Campagna che ha tuttavia sollevato un vero polverone e provocato la dura reazione di una delle comunità “indesiderate” ad Asotthalom, quella dei musulmani. Siamo «scioccati dalla crescita della xenofobia e di una profonda islamofobia» nel Paese, che ha ora «toccato l’apice con i decreti» di Asotthalom, ha scritto in una nota la Comunità islamica in Ungheria (Mik), citata dall’agenzia francese Afp. Mik che, in rappresentanza di circa 40mila iscritti di religione musulmana, ha addirittura chiesto «alla Corte costituzionale di esaminare» le ordinanze volute da Toroczkai. E persino Jobbik, partito in questi mesi occupatissimo a rifarsi l’immagine, con l’intenzione di presentarsi come movimento moderato in competizione con la Fidesz di Orban, si è detto poco felice della pubblicità negativa.

Reazioni dure che hanno costretto Toroczkai a una retromarcia, a giustificarsi definendo la sua una “provocazione” politica, applicata in realtà per un solo giorno, il 24 novembre, ad Asotthalom. Poi ancora un’inversione, con la decisione di attaccare di nuovo. Basta porte aperte, sì al principio del «se vuoi vivere a Roma, comportati da romano», ha ribadito Toroczkai sempre su Facebook. E le norme anti-moschee hanno un senso, «guardate a Subotica», cittadina serba aldilà del confine, dove una è sorta «vicino a una scuola» della minoranza ungherese, ha rincarato ieri. Toni che non sorprendono. Toroczkai, infatti, è famoso anche per un video, pubblicato nel 2015 e girato per intimidire i migranti intenzionati a passare illegalmente il confine.

BONUS: Del paese di Asotthalom si parla in questo bellissimo webdoc, Do You Remember Balkan Route, che  racconta attraverso fumetto, video e testi la rotta balcanica per come si presentava quando era aperta nel 2015.

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