Trieste, vaccini obbligatori negli asili da gennaio il via ai controlli

A sinistra, una bimba mentre gioca. A destra, una seduta del consiglio comunale

Approvato in consiglio comunale il provvedimento della giunta Dipiazza. Requisito necessario per l’iscrizione

TRIESTE. Trieste, prima città in Italia, decide di rendere obbligatori i vaccini per iscrivere i bambini negli asili comunali e convenzionati. Una scelta dettata da una serie di fattori: i dati, allarmanti, sul crollo delle vaccinazioni che catapultano la città sotto la soglia di guardia. E i fatti di cronaca, con il caso della pediatra malata di Tbc, che hanno creato ansia nelle famiglie, e l’aumento dei flussi migratori.

 

A Trieste vaccini obbligatori all'asilo

 

Cambia quindi il regolamento per l'accesso alle strutture. Ieri l'aula municipale ha dato l'ok a una delibera della giunta Dipiazza, proposta dall'assessore all'Infanzia Angela Brandi e da Forza Italia, che ha incassato il parere favorevole del consiglio.

Ma non del Movimento Cinque Stelle che si è astenuto, nonostante il primo sì in Commissione. Sul piano operativo, il provvedimento vale sia per i nidi sia per le scuole d'infanzia. Dunque tanto la fascia 0-3, quanto quella 3-6. Tirando le somme si tratta di circa 4mila bambini per una sessantina di istituti in totale e un centinaio di sezioni. Nel novero, come detto, rientrano pure i privati convenzionati.

Concretamente, a partire da fine gennaio, quando cioè si apriranno le iscrizioni per il prossimo anno scolastico (2017-2018), sarà necessario sottoporre i bimbi all’antidifterica, all’antitetanica, all’antipoliomielitica e all’antiepatite virale B.

Le famiglie dovranno presentare un’autocertificazione che attesti l’avvenuta vaccinazione. «Faremo controlli a tappeto», preannuncia l'assessore Brandi, lasciando intendere che la questione è seria e che l’amministrazione si dimostrerà intransigente.

Sono i dati ad aver accesso un campanello d'allarme in municipio: a Trieste le coperture sono scese al di sotto dei livelli di sicurezza (il 95%), quella che secondo le autorità sanitarie garantisce il controllo nella diffusione delle malattie.

Circostanza che, secondo l'assessore, si sta verificando per tutte e quattro le patologie considerate: antidifterica (89%), antitetanica (91%), antipoliomielitica (92%) e all'antiepatite virale B (89%). «Siamo la penultima regione in Italia e Trieste è addirittura sotto la media regionale», ha osservato Brandi.

La decisione del Comune è stata concordata con il Burlo, AsuiTs e Ordine dei medici. «Il problema non va trascurato - puntualizzava Brandi qualche settimana fa quando, in conferenza stampa, presentava pubblicamente l'iniziativa - il calo va ricondotto a una cattiva informazione.

Ma dinnanzi ai fenomeni migratori, la mobilità internazionale e i trasferimenti degli italiani in Paesi in cui queste patologie non sono state debellate, ci spingono ad attivarci. Sono malattie che stanno ritornando e noi dobbiamo attrezzarci a tutela della salute pubblica».

Un'autocertificazione, dunque, con cui i genitori dovranno garantire l’avvenuta vaccinazione dei figli. «In realtà - precisa l'assessore - non introduciamo un nuovo obbligo, ma andiamo semplicemente ad attuare qualcosa che già esiste.

Comunque siamo molto soddisfatti di essere il primo Comune italiano che prevede ciò - ha commentato prendendo parola in aula -, va comunque ricordato che sulla questione si sono mosse Emilia Romagna, Toscana, Umbria e Marche. Forse lo farà pure il Veneto, dove finora queste vaccinazioni erano facoltative. Personalmente - ha concluso - auspico una legge regionale in questo senso. Perché vaccinare i bambini è un atto di responsabilità nei confronti della collettività».

D'accordo Forza Italia. «La comunità scientifica li prevede - ha sottolineato Manuela Declich -, il nostro dovere è proteggere la cittadinanza dalle malattie che stanno riaffiorando. Rendere i vaccini obbligatori non è una forma di ricatto alle famiglie». Via libera pure dalla Lega. «Da genitore dico che questa è un'iniziativa sacrosanta», ha affermato Fabio Tuiach.

Dal Pd, per voce della capogruppo Fabiana Martini, l'invito alla giunta «a farsi carico di un'informazione capillare nei confronti delle famiglie. È proprio la poca informazione - ha rilevato - che ha fatto scendere i livelli di copertura». Dubbi dal Movimento Cinque Stelle. «Resta la nostra perplessità sull'obbligatorietà - ha commentato il capogruppo Paolo Menis - ma in futuro ci impegneremo a fare più comunicazione sul tema».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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