Elemosine vietate, bufera su Trieste

Una donna chiede l'elemosina

L’assessore regionale Torrenti boccia il regolamento di polizia urbana: «È inutile. Serve solo a ribadire che il sindaco Dipiazza è sotto tutela della Lega»

TRIESTE. «Da come è stato impostato, sembra più un proclama che un regolamento. In molte parti cozza contro le nostre tradizioni, di origine familiare e legate alla Chiesa. Insomma, come applicare certe regole? La vedo impossibile. Politicamente, il regolamento è totalmente inutile al fine di garantire più sicurezza ai cittadini ma molto utile per ribadire che il sindaco è sotto tutela della Lega. Alla fine, mi sembra che a Gorizia Romoli sia stato più ragionevole». È questo il commento a caldo, dall’altra parte del filo, dell’assessore regionale a Cultura, Sport e Solidarietà Gianni Torrenti in merito alla bozza del Regolamento di polizia urbana presentata l’altro giorno dal Comune di Trieste.

Il documento di 24 pagine nel quale il vicesindaco leghista Pierpaolo Roberti ha raggruppato e coordinato le precedenti ordinanze a volte indurendole, ha già incassato il primo via libera della giunta Dipiazza. Prima dell’esame del Consiglio comunale e l’approvazione definitiva, passerà al vaglio delle Circoscrizioni. Il regolamento conta sul parere favorevole della maggioranza. Tra le norme che destano più attenzione o scalpore, sanzioni non solo a chi chiede ma anche a chi elargisce l’elemosina; a chi fuma o beve alcol nei giardini pubblici; a chi adesca dall’auto le prostitute. Pene severe anche a chi “bivacca” in città, sulle panchine o nelle aree verdi, o a chi si abbandona al turpiloquio.

 

 

«In teoria - continua Torrenti - il nuovo regolamento vuole dare una risposta ad alcuni eccessi effettivamente riscontrabili a Trieste ma le modalità sono sbagliate».

L’esponente del Partito democratico cita alcuni esempi pratici: come distinguere, ad esempio, l’autentico mendicante bisognoso dall’appartenente al “racket dell’elemosina” che lucra sulla compassione del passante? «Concordo che quest’ultimo esista - specifica l’assessore -: abito in centro a Trieste e non posso negare che ci sia un numero considerevole di persone che fanno la questua ma sta a me, e al singolo cittadino, scegliere a chi dare il mio denaro. Non devo essere sanzionato e specialmente non con le cifre assurdamente alte previste da Roberti. Le multe devono essere sostenibili. E quindi credibili perché effettivamente comminabili dal personale addetto senza creare problemi di coscienza». Stesso discorso per la prostituzione. «Trieste - continua l’esponente Pd - è, diciamo così, un’oasi felice, nel senso che non vi sono fenomeni ancora più preoccupanti dietro alla prostituzione. Certamente il fenomeno va combattuto, per gli ovvi motivi, ma è inutile rispolverare certe rigidità che a tratti, ripetutamente, emergono. Come norme vecchie di cinquant’anni».

Per Torrenti «è necessario affrontare il problema da una visione e quindi con un piano molto più ampio e articolato, nel quale vi sia spazio alla dissuasione, all’educazione al rispetto delle donne e delle regole sociali. Certo due pattuglie in più e una maggiore illuminazione pubblica possono aiutare ma non risolvono il problema. Né questo né i precedenti che abbiamo esaminato». Insomma, per l’assessore regionale alla Cultura «serve più la dissuasione che la repressione». In effetti il vicesindaco triestino della Lega ha rivisto il vecchio documento comunale, del 1926, aggiornandolo ai nostri tempi. Senza fare sconti a nessuno. Tutta la maggioranza, da Forza Italia a Fratelli d’Italia e Lista Dipiazza, è con lui. «Combattiamo il degrado e l’inciviltà - affermava nei giorni scorsi Roberti -: vogliamo che a Trieste si rispetti la legalità. Quando si mette mano a norme e prescrizioni che regolano la vita di una comunità è necessario assumersi, con convinzione, una grande responsabilità. La precedente amministrazione avrebbe potuto già muoversi ma non l’ha fatto».

Torrenti inasprisce il giudizio in un comunicato stampa: «Questo è il modo peggiore d’impiegare le forze della Polizia comunale, una mera esibizione di muscoli che è già stata sperimentata e i cui risultati sono stati zero. Fare la faccia feroce può servire per qualche mese ma poi occorre amministrare sul serio, ad esempio cominciando a fare una seria opera d’informazione e di prevenzione».

E ancora: «Stupefacente poi che chi si propone come custode della tradizione occidentale arrivi al punto di proibire l’elemosina, cioè uno dei cardini dell’espressione della solidarietà cristiana. Si è smarrito il senso delle proporzioni e del buon senso, oltre che della propria identità».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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