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Spettatori messi alla porta Volley triestino in rivolta

Dodici palestre comunali si ritrovano senza omologazione per il pubblico. La federazione locale al Municipio: «Sblocchi immediatamente la situazione»

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Genitori, parenti ed amici lasciati fuori dalla porta degli impianti sportivi. Senza possibilità di tifare per la loro squadra o di sostenere i rispettivi beniamini. Niente cori di incitamento ma solo tanta rabbia. È quel che sta accadendo in questi giorni in alcune palestre scolastiche cittadine dove si disputano i vari campionati regionali di pallavolo e basket. Il motivo? Gli impianti in questione non hanno ottenuto il via libera dalla federazione, in particolare quella del volley, per quel che concerne l’omologazione per la presenza di pubblico alle gare. Una situazione che rischia di danneggiare le società e l’intero movimento sportivo cittadino.

Come se non bastassero i noti problemi legati all’inagibilità di alcuni impianti, con tutte le conseguenze del caso per l’attività e gli spazi a disposizione delle società, adesso scoppia questo nuovo caso legato alle normative di sicurezza.

Strada Vecchia dell'Istria, Palestra Scuola Rossetti - Foto: Andrea Lasorte 

Il regolamento. Le norme si rifanno al decreto ministeriale del marzo 1996 che prevede la presenza di pubblico negli impianti in cui si svolge attività sportiva solo nel caso in cui «vengano rispettate le condizioni minime di sicurezza». Il che, tradotto, significa che gli spazi a disposizione devono avere dimensioni congrue, uscite di sicurezza, varchi e vie di fuga tali da garantire la sicurezza di giocatori, arbitri e tutte le persone presenti all’interno della struttura, oltre al rispetto delle diverse normative riferite agli impianti. Solo in quel caso arriva il via libera per l’omologazione per la presenza di pubblico alle partite, sia a livello di prima squadra che di settore giovanile.

Il problema. La questione è stata sollevata in questi giorni dal presidente della Federazione provinciale pallavolo Walter Rusich, che ha preso carta e penna ed ha esposto il problema a tutte le società che fanno capo al movimento del volley sul territorio (26 in totale per complessivi 2.300 tesserati), ma soprattutto ha indirizzato una lettera alle istituzioni, nello specifico al Comune di Trieste, nelle persone del sindaco e dell’assessore allo sport.

«Il fatto è che le regole della federazione in fatto di sicurezza si sono fatte ancora più severe - spiega Rusich -. Questo comporta che, se un impianto viene omologato con presenza di pubblico “pari a zero”, in quella palestra è di fatto interdetto l’accesso ai sostenitori. Una preclusione che rischia di danneggiare tutto il movimento, ma soprattutto l’intera attività sportiva in città». In sostanza se fino ad oggi si adottava un metodo per così dire più “elastico”, adesso i paletti posti sono decisamente più stretti.

I numeri. Sono 47 le palestre cittadine, tra comunali e provinciali. Di queste, 44 sono situate in edifici scolastici, cui si aggiungono la palestra Cobolli di via della Valle e le due del Rocco. Tolte le palestre di piccole dimensioni, dove non si disputano partite ufficiale e dove in ogni caso non sarebbe contemplata la presenza di pubblico, tra quelle di capienza maggiore gli impianti al momento omologati per la presenza di pubblico sono una decina. Si tratta della palestra Vascotto della scuola Suvich, della Morpurgo di Campi Elisi, della Don Milani di Altura, della Cobolli in via della Valle, della Visintini a Borgo San Sergio, della palestra Don Marzari a San Vito e dell’Ervatti a Prosecco, cui si aggiungono gli impianti comunali di San Dorligo, Sgonico, Monrupino e Aurisina.

Niente pubblico. Il problema in sé riguarda dunque le palestre che attualmente non non sono in possesso dell’omologazione, ma che per caratteristiche tecniche e strutturali - precisano gli addetti ai lavori - potrebbero ottenerla. Parliamo della scuola Rossetti di Valmaura, delle palestre degli istituti superiori Galilei, Oberdan, Volta, Max Fabiani e Da Vinci, della De Tommasini di Opicina, della scuola Svevo, della Rismondo a Melara, della palestra di via Locchi e degli stessi impianti del Rocco, attualmente non disponibili. Ad oggi in queste strutture non c’è la possibilità di far entrare il pubblico. Dunque si gioca senza il tifo casalingo, e pure senza quello delle squadre ospiti, che arrivano dall’intera regione, i cui sostenitori, dopo aver macinato parecchi chilometri, sono costretti a rinunciare alla partita.

La soluzione. Per Rusich, promotore dell’iniziativa, che chiede «una presa di posizione coraggiosa» a tutte le società, il modo di arrivare ad una soluzione esiste. «Per le palestre in questione nelle quali ci sono di fatto i requisiti minimi di sicurezza previsti per legge e che possono ospitare circa una ventina di spettatori, peraltro in piedi, è possibile venire a capo del problema - sottolinea -. È sufficiente che il Comune, in qualità di ente proprietario degli impianti, attraverso i suoi uffici tecnici, effettui dei sopralluoghi, verifichi l’esistenza delle condizioni di sicurezza ed emetta un documento che comprovi la situazione. In quel caso la federazione potrà concedere l’omologazione per la presenza di pubblico. Ritengo che se si lavora con buona volontà tutti insieme, società ed istituzioni, si possa arrivare ad una soluzione del problema».

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