La console Palmieri replica a Popovic «Mi disse: non devo parlare con lei»

TRIESTE. All'indomani delle affermazioni rassicuranti del sindaco di Capodistria, Boris Popovic, che ha promesso il rinnovo del contratto d'affitto del Consolato generale d'Italia a palazzo Vianello...

TRIESTE. All'indomani delle affermazioni rassicuranti del sindaco di Capodistria, Boris Popovi„, che ha promesso il rinnovo del contratto d'affitto del Consolato generale d'Italia a palazzo Vianello sotto minaccia di sfratto, la console Iva Palmieri, che lo stesso sindaco ha tacciato di comportamenti scortesi nei suoi confronti, risponde dicendosi «interdetta» da queste affermazioni. «Con il sindaco - ribatte - ho avuto pochissime occasioni di contatto, non per mia colpa, in realtà io ho contatti con il vicesindaco italiano e tra l'altro nell'unico colloquio ufficiale con il primo cittadino quest'ultimo mi aveva fatto presente che non era tenuto a parlare personalmente con me e che avrei dovuto rivolgermi ai suoi uffici». Ribadendo inoltre: «Io non ho alcun problema di rapporto con Popovi„».

E su tutte le dichiarazioni attribuite da Popovi„ a Palmieri (secondo il primo cittadino sarebbe stata la console a diffondere le voci del mancato rinnovo da parte del Comune e dell'eventuale trasformazione di palazzo Vianello in albergo), Palmieri, anche qui smentisce ogni cosa. «Non so come gli sia venuto in mente di mettermi in bocca queste dichiarazioni, se il sindaco vuole parlare con me, io sono qui». La console vuole inoltre dare la propria versione su come sono andate le cose a partire da giugno, quando si è sviluppata quella che definisce «una bomba mediatica» riguardo già all'epoca l'annuncio da parte del Comune di non voler rinnovare il contratto, elemento invece smentito da Popovi„. «A giugno il Comune aveva formalmente dichiarato con lettera a firma del sindaco di non voler rinnovare il contratto al consolato», che scadeva a novembre. «In seguito alla querelle che si era sviluppata all'epoca - continua Palmieri - il Municipio ci aveva poi fatto sapere, attraverso l'Ufficio immobili, che avrebbe valutato la possibilità di rinnovare il contratto previa rideterminazione del canone che, dicevano, ci avrebbero fatto avere entro il giugno, ma nulla è arrivato». Dal 15 novembre poi, giorno in cui il contratto è scaduto, «non abbiamo più ricevuto notizie, sappiamo informalmente, grazie al vicesindaco Alberto Scheriani, che c'è stata una perizia di stima che ha quantificato il canone in 7.890 euro, cosa confermata anche in un incontro a settembre tra il sindaco e l'ambasciatore Paolo Trichilo». Il consolato poi, secondo Palmieri, avrebbe «consegnato due controperizie, una italiana e una slovena, che si sono attestate intorno ai 3mila euro», ma poi «non c'è stato alcun tipo di seguito, anche perché ci sarebbe dovuto essere un altro colloquio tra il sindaco e l'ambasciatore, ma il primo cittadino si è ammalato», spiega il diplomatico. Da giugno a settembre inoltre «non avendo ricevuto alcuna comunicazione ufficiale, a parte quella dell'Ufficio immobili, - racconta ancora la console -, recentemente ho scritto una lettera proprio a questo ufficio in cui chiedevo, visto l'approssimarsi della scadenza, di farci avere le loro determinazioni e, in ogni caso, di tener conto del fatto che non potremo abbandonare l'immobile subito, perché un eventuale trasloco, ammesso che il Comune decida di non voler rinnovare alle condizioni previgenti, richiede del tempo». Ma in questo caso «il Comune non ci ha risposto e non c'è stato alcun seguito operativo che consentisse il rinnovo del contratto». Il motivo per cui il Comune non voglia rinnovare il contratto, anche se negli scorsi giorni Popovi„ ha affermato che la riconferma del contratto avverrà, «non lo sappiamo», ribatte Palmieri.

E soprattutto la console ci tiene a spiegare che riguardo alle affermazioni a lei attribuite sull'ipotesi che palazzo Vianello si trasformi in un hotel, in buona posizione oltretutto rispetto al bar gestito dal sindaco, Palmieri conclude: «Non conosco le vicende famigliari di Popovi„, non sapevo nemmeno avesse una figlia, e poi i fatti giudiziari su quel bar sono ogni giorno sui giornali, dunque non vedo come possono essere formulate illazioni che sarei stata io a inventare una storia del genere». Infine: «Non ho alcuna intenzione di barricarmi nel consolato, come qualcuno ha affermato, anzi stiamo facendo delle ricerche immobiliari, ma non abbiamo ancora una concreta alternativa».

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