Gli esuli: «Non sfrattate il Consolato a Capodistria»

Uno scorcio di palazzo Vianello a Capodistria che ospita il consolato generale d’Italia

Le associazioni chiedono al sindaco Popovic di rispettare la storica sede della rappresentanza italiana

TRIESTE. «Il sindaco di Capodistria ci ripensi, per evitare inutili tensioni». È questo l'appello lanciato ieri dalle associazioni degli esuli istriani in segno di protesta per l'affitto non rinnovato di palazzo Vianello, storica sede del consolato generale d'Italia.

L'ufficio diplomatico rimarrebbe così sotto un ponte per far spazio, si dice, a un albergo. Il messaggio al sindaco Boris Popovic è partito ieri mattina nella sede dell'Università popolare dai presidenti Massimiliano Lacota (Unione degli istriani), Manuele Braico (Associazione delle Comunità istriane) e Renzo Codarin (Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia). Ma per il momento il primo cittadino non risponde. E non solo.

Lacota vuole anche un'ulteriore precisazione. «Invito anche a chiarire - aggiunge - qual è il problema una volta per tutte, per evitare che si dia adito a voci insistenti su speculazioni turistiche, se si tratta invece di una questione amministrativa, allora penso non sia impossibile che possa essere risolta tra i ministeri dei due Stati o tra il Comune e il consolato italiano».

Dopo la burrasca schivata a giugno, quando il mancato rinnovo restò solo un brutto ricordo, il sindaco Popovic, ora che il contratto è nuovamente scaduto da cinque giorni, ci riprova. «Quel momento di distensione dunque - sottolinea Codarin - era fasullo».

Le voci di corridoio nella cittadina istriana sembrano suggerire che dietro l'operazione vi siano motivi economici. Il primo cittadino, si afferma, vorrebbe trasformare palazzo Vianello - che sta di fronte a bar e spiaggia gestiti da moglie e figlia - in un albergo. Cinque mesi fa l'abbandono dell'edificio era stato scongiurato con il consenso del consolato a pagare un affitto maggiore.

«Hanno alzato l'affitto - incalzano i rappresentanti degli esuli - proprio per incalzare l'allontanamento, quindi da giugno la volontà del Comune di Capodistria di utilizzare per altre cose quella struttura c'è tutta». Sembra inoltre che la volontà del primo cittadino non possa essere contrastata. «Secondo la legislazione slovena - afferma Braico -, i sindaci hanno molta autonomia».

Perplesso anche Fabrizio Somma, presidente dell'Università popolare, che si è detto «convinto come tutti di una riconferma del contratto». Mentre Codarin dà dei fatti una lettura più politica: «Popovic - ha sottolineato ieri - è stato rieletto per tre volte proprio puntando a eliminare il condizionamento del passato, l'aveva detto anche recentemente durante la campagna elettorale a Trieste».

Un richiamo anche per gli italiani "rimasti": «Quello che preoccupa - ha sottolineato Lacota - è il silenzio della Comunità italiana, specie del vicesindaco Alberto Scheriani, capisco che sia in difficoltà, ma per noi è inaccettabile. A giugno era stato proprio Scheriani a stemperare la tensione, ma poi in realtà non è cambiato nulla». Interpellato sulla questione, il sindaco Popovic non ha risposto.

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