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Cacciatori stangati, multe per 50mila euro

La forestale ha punito una quindicina di “doppiette”: continuavano l’attività senza aver pagato le tasse e l’assicurazione

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Cacciatori durante una battuta di caccia 

GORIZIA Sanzioni per almeno 50mila euro comminate ad una quindicina di cacciatori isontini dalla Polizia Forestale per lo svolgimento della pratica venatoria senza aver adempiuto nei tempi previsti al pagamento dei versamenti governativi e delle necessarie assicurazioni.

Sul tema-cinghiali cala come una scure il raid della Forestale che nelle scorse settimane ha svolto una serie di accertamenti burocratici sull'attività dei cacciatori cormonesi, riscontrando in molti casi delle irregolarità che hanno portato a multe salatissime: stiamo parlando infatti di cartelle esattoriali da diverse migliaia di euro l'una.

Lo stesso presidente della Riserva di caccia cormonese Bernardo Cucurnia è rimasto impigliato in questa rete, ma ammette lo sbaglio e anzi tira le orecchie a se stesso ed ai propri colleghi: «E' vero, in una quindicina tra noi abbiamo ricevuto una sanzione perché abbiamo pagato in ritardo i versamenti governativi e le relative assicurazioni, svolgendo attività venatoria nel periodo in cui eravamo sprovvisti di questi incartamenti. Dobbiamo solo recitare il mea culpa, la Forestale ha semplicemente svolto il proprio lavoro».

Una vera mazzata. «C'è chi ha preso 4 mila euro di multa, chi 7 mila, chi 9 e chi addirittura sanzioni da quattro zeri. Io stesso ne ho ricevuta una da 1800 euro. Purtroppo ci siamo ricordati in ritardo di pagare quanto versiamo annualmente: sfortuna ha voluto che nel periodo rimasto scoperto abbiamo svolto delle giornate di caccia, e l'ammenda è piuttosto consistente per ognuno di noi proprio perché risente del fatto che si siano svolte delle giornate di caccia nel periodo di buco assicurativo. Chi infatti ha pagato quanto dovuto in ritardo senza però svolgere attività venatoria nel frattempo, ha ricevuto una multa di sole 173 euro: chi come me e altri invece in quei giorni siamo usciti con le nostre armi, abbiamo ricevuto una sanzione assai più salata». Ma ripeto, inutile piangerci sopra: abbiamo commesso un errore che purtroppo paghiamo molto duramente, le regole in questi casi sono chiare. L'unico appunto che mi sento di fare alla legge è che comunque - chi con qualche giorno, chi con qualche settimana - seppur in ritardo tutti noi abbiamo adempiuto al nostro compito di pagare versamenti e assicurazioni: punirci in modo così forte pur avendo poi dato quanto dovuto credo sia eccessivo».

La botta infatti è stata considerevole, e rischia di avere ripercussioni non da poco: ci sono infatti anziani cacciatori che hanno ricevuto sanzioni da diverse migliaia di euro, denaro difficile da reperire per chi vive con una pensione bassa. E c’è chi inevitabilmente sarà costretto a mettere il fucile in cantina. «Molti dei cacciatori puniti abbandoneranno l'attività perché dopo questo colpo è chiaro che svolgerla comporta solo delle rogne», spiega in camera caritatis, assicurandosi l’anonimato, uno dei soci coinvolti nella retata che ha preso in considerazione il periodo venatorio 2011-2016. E l'eventuale abbandono di alcuni cacciatori rischia di trasformarsi in un grosso problema per quanto riguarda la gestione del problema-cinghiali. Solo pohe settimane fa si era dichiarati disposti a dare una mano per contenere il fenomeno.

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