Lo show dei Nirvana a Muggia compie un quarto di secolo

Kurt Cobain durante la sua performance a Muggia il 16 novembre 1991 (Miha Fras)

Venticinque anni fa la leggendaria band di Seattle faceva rotta su Trieste dopo aver scartato la Slovenia, fresca di guerra per la propria indipendenza

MUGGIA Nel 1991 gli echi sempre più forti della violenta disgregazione in corso in Jugoslavia indussero i Nirvana a rinunciare al concerto, inizialmente programmato a Lubiana, spostandolo nella vicina Muggia. Venticinque anni dopo l’incredibile concerto che Kurt Cobain, Dave Grohl e Krist Novoselic tennero al teatro muggesano “G. Verdi”, stanno emergendo alcuni nuovi interessanti dettagli su quell’evento, che passò alla storia per aver visto la prima esecuzione live in Italia di “Smells Like Teen Spirit”. Irena Povse, rappresentante della Buba Booking Promotion, l’agenzia slovena organizzatrice di eventi con tuttora sede a Lubiana, ha rispolverato un paio di storici fax inviati a Russell Warby, l’allora tour manager del gruppo di Seattle.

 

Nirvana in concerto a Muggia nel 1991: uno show leggendario

 

In un documento, datato 20 marzo 1991, Buba mise sul piatto a Warby la proposta di tre esibizioni in Slovenia. Tre mesi dopo quel fax, però, esattamente il 25 giugno, la Slovenia dichiarò la propria indipendenza dalla Jugoslavia. La reazione di Belgrado fu pressoché immediata: dal 27 giugno al 6 luglio nella giovane repubblica si combatté la “Guerra dei dieci giorni”, preludio alla devastante dissoluzione che avrebbe interessato gli altri stati della Federativa socialista.

 

I giovani che affollavano il Verdi di Muggia durante lo storico concerto dei Nirvana nel 1991 (Miha Fras)

 

Il 16 luglio, dunque, Buba fa pervenire un altro fax a Warby: «Poiché la situazione nei Balcani è altamente instabile, credo voi abbiate perso tutte le speranze di far venire la band da queste parti». L'agenzia slovena propone comunque di realizzare almeno uno show. Sempre a Lubiana. Il 26 ottobre il ritiro delle truppe jugoslave dal territorio sloveno sarà completato. Ma i Nirvana hanno già deciso: quel concerto si farà in Italia. Per non penalizzare i propri supporter sloveni e croati, già pronti ad accorrere a Lubiana, il gruppo di Seattle cerca una soluzione “di confine”. Le location in ballo sono due: il Mithos Rock Club di Meolo (Venezia) oppure il Teatro Miela di Trieste.

Nel braccio di ferro l’associazione Globogas Spettacolo riesce a strappare l'ok per ospitare il gruppo a Trieste. Iniziano a girare i manifesti con l’annuncio del concerto del gruppo statunitense. Ma al Miela, Cobain e soci non suoneranno mai. «C’era il problema dei posti a sedere in platea che non si potevano togliere: per questo decidemmo di spostarci al Verdi di Muggia», racconta Fabrizio Comel di Globogas. La sala muggesana ha infatti delle sedie in legno con gambe di ferro smontabili. A Muggia, dunque, Globogas si appoggia al locale circolo “Frausin”, braccio culturale del Pci, all’epoca proprietario del teatro. Il presidente del “Frausin” è l’ex partigiano Giorgio Marzi: sua figlia Laura, attuale sindaco di Muggia, sarà una delle circa 500 persone presenti al concerto.

Dopo aver alloggiato all’hotel Lido, improvvisando anche una sorta di conferenza stampa, sabato 16 novembre, aperta la serata con il gruppo alternative-rock Urge Overkill (celebre anche per la sua “Girl, You’ll Be A Woman Soon” inserita poi nella colonna sonora di “Pulp Fiction”) Kurt, Dave e Chris salgono sul palco in legno del “Verdi”. «Avevo 16 anni e abitavo vicino al teatro. Ricordo che nel pomeriggio c’era stato un via vai continuo di camion. Sono andata a vedere cosa stesse accadendo. Non sapevo che sul palco c’erano i Nirvana», racconta la allora 16enne muggesana Lucia Circo. Nella sala c'è anche il 15enne Piero Demarchi, che Lucia ancora non conosce: destino vorrà che qualche anno dopo i due diverranno marito e moglie. «Tornando dall’allenamento di canottaggio avevo visto che c’era un tour bus davanti al teatro e tante persone che parlavano in inglese. Entrai a vedere ma rimasi solo per una canzone perché c’erano i miei genitori che mi stavano aspettando», ricorda Demarchi. In sala, giunto da Pordenone, c'è anche il noto compositore, allora 25enne, Mauro “Teho” Teardo: «Ricordo due cose in particolare. Un ragazzo che si lanciò dal palco e che sicuramente si ruppe la gamba. Ma soprattutto Cobain centrato in faccia da una lattina di birra. Kurt nemmeno si scompose. Era indifeso, assente, lontano da sé».

Il giorno dopo il gruppo proseguirà il proprio tour europeo suonando a Mezzago, allora in provincia di Milano. Un ultimo aneddoto. Tutto triestino. La sera antecedente al concerto muggesano, il gruppo, trasportato su una Fiat Uno da Cristian e Denis Furlan, fu ospite del “Nutty Bar”, conosciuto poi come “Iguana”, in via Madonnina, a Trieste, fumosa meta dei giovani alternativi di quel tempo. Racconta il gestore Lorenzo Fragiacomo, cantante della scena ska di allora: «Kurt fissò il vuoto per 15 minuti. Novoselic beveva whisky socializzando con la sua parte balcanica e Grohl, molto simpatico, beveva birrette». Non tutti sono d’accordo sul fatto che anche Cobain fosse presente al Nutty. Poco importa. Purtroppo Cobain era già entrato in un mondo tutto suo. Un mondo che il 5 aprile 1994, data del suo suicidio, esplose per sempre, lasciandoci una eredità musicale che ancora fatica a tramontare.

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