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Gorizia, collassa il tetto dell’ex deposito del tram

La protesta dei residenti: «Una minaccia continua per le nostre teste». Uditi rumori di nuovi crolli interni

di Francesco Fain
2 minuti di lettura
Lo stato pietoso e preoccupante in cui versa il tetto dell’ex deposito del tram (foto Bumbaca) 

GORIZIA Telefonate, segnalazioni, anche una raccolta di firme che sta per partire. I goriziani non ne possono più: non sopportano vedere uno degli accessi della città che si caratterizza per la presenza della vecchia stazione dei tram, in preda al più assoluto degrado.

L’altro giorno, mentre l’Isonzo tumultuoso toglieva il sonno a molti goriziani, si sono uditi rumori di nuovi crolli. La struttura, oggi, è interamente bonificata dall’amianto ma non si è provveduto a realizzare nuove coperture perché il bene è vincolato dalla Soprintendenza ai beni artistici e architettonici.

Lì, insomma, non si può piantare nemmeno una puntina da disegno e - intanto - la struttura è sempre più in preda all’abbandono e al degrado. Inoltre, è naufragato il progetto di realizzare lì un parcheggio (che venne previsto un decennio fa dall’Apt) che avrebbe dato una risposta ai tanti pendolari che non trovano posto alla stazione ferroviaria per la propria vettura. Un’area, insomma, che fa gola vista l’endemica mancanza di parcheggi.

«Basta. È ora di intevenire», lamenta un gruppo di cittadini che ha contattato la redazione. «Le transenne hanno finito con l’invadere i marciapiedi e camminare lì è diventata un’impresa per i pedoni. Non possiamo vivere nell’ansia che lì possa crollare tutto da un momento all’altro». La struttura è comunale.

«Ma sino a quando non arriva il nullaosta della Soprintendenza non si può fare nulla», allarga le braccia il sindaco Ettore Romoli. Del resto, il Comune ha pronto da anni (per la precisione dal 2008) un progetto che prevede la bonifica totale dell’area e la realizzazione di un parcheggio (si tratta di un progetto parallelo rispetto a quello di Apt) da 130 posti, funzionale in particolare all'utenza del vicino centro intermodale passeggeri di piazzale Martiri della Libertà. Ma non se ne fece nulla: l’associazione “Italia Nostra” - come si ricorderà - intervenne in una strenua difesa dell'immobile storico, che fu vincolato in quel frangente dalla Soprintendenza.

Che a sua volta chiede al Comune un progetto capace in qualche maniera di tutelare il fabbricato che ancora oggi - sempre più ammalorato - si affaccia su piazzale Saba e via Di Manzano. Le forti piogge degli ultimi giorni hanno ulteriormente peggiorato una situazione già al limite della precarietà: circondata da un paio d'anni dalla rete arancione da cantiere, l'ex rimessa sta continuando a perdere pezzi, con parti di copertura e calcinacci che quotidianamente si staccano.

«Non è possibile procedere alla rimozione del vincolo sulla base di una richiesta che muove dalla necessità di destinare l'edificio a un uso che presumibilmente viene considerato incompatibile con la stessa tutela», dichiarò qualche tempo fa il soprintendente per il Fvg, Corrado Azzollini. «Ma il sopralluogo effettuato dai nostri funzionari, congiuntamente con le autorità comunali, ha reso perseguibile la realizzazione di un nuovo parcheggio».

Manca, però, il nero su bianco. La struttura, dopo i lavori di rimozione dell'eternit, è rimasta tristemente scoperchiata perché ci sono i vincoli della Soprintendenza che non permettono di intervenire. Per questo, il Comune non ha programmato un eventuale ripristino.

L’intervento di smaltimento dell’amianto costò oltre 50mila euro: riguardò anche la vicina casa del custode, palazzina signorile che si affaccia su via Di Manzano. Abbandonato a se stesso da diversi anni, l'edificio risultava coperto dalle stesse lastre di cemento-amianto che sormontavano la struttura un tempo destinata ad accogliere i tram.

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