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Duello Belgrado-Lubiana sulle auto d'epoca di Tito

Le vetture sono nel museo di Bistra. Il premier serbo guarda anche alla villa di Bled. La Slovenia ribatte: "In base agli accordi di Vienna non restituiamo nulla"

Mauro Manzin
2 minuti di lettura

Una battuta, una manciata di parole durante la conferenza stampa congiunta. Ed è scoppiato il putiferio. La scorsa settimana il premier serbo Alexandar Vučić, e il suo governo hanno ospitato il primo ministro sloveno Miro Cerar e il suo esecutivo per un incontro interministeriale. Alla fine i due premier incontrano la stampa. Tutto a latte e miele fino a che Vu›i„, se ne esce affermando che tra Slovenia e Serbia i rapporti sono ottimi tranne per alcuni piccoli dettagli. La Serbia chiede a Lubiana la restituzione della automobili di Tito presenti attualmente nel museo sloveno di Bistra e Vila Bled, la residenza del maresciallo sull’omonimo lago.

Ma procediamo con ordine. Le automobili di Tito che fanno bella mostra di sè al Museo della tecnica di Bistra (località tra Vrhnika e Borovnica) sono effettivamente proprietà al Museo della storia della Jugoslavia, già Museo di guerra del Kalemengrad che hanno “imprestato” i veicoli al museo sloveno a metà degli anni Ottanta. Autovetture che erano sul suolo sloveno al momento del disfacimento della ex Jugoslavia (1991) e, come previsto dagli Accordi di Vienna che regolano la successione delle repubbliche nate sulle ceneri della “grande madre” jugoslava, rimangono nello Stato in cui si trovavano al momento del “collasso”.

A meno che non si tratti di reperti artistici e culturali che possono essere rivendicati dalle singole neonate repubbliche di provenienza. Ma, come spiega Ana Polak Petrić, alto rappresentante della Slovenia in materia di successione della Jugoslavia, al portale web della Rtv Slovenija, la Serbia non ha mai “proclamato” le automobili del maresciallo Tito un bene culturale del Paese.

Maggiore clamore sia tra l’opinione pubblica slovena che nell’ambito della diplomazia ha suscitato la citazione, tra i beni reclamati da Belgrado, come sostenuto dal premier Vučić durante la summenzionata conferenza stampa, della richiesta di restituzione di Vila Bled, immobile situato di fronte all’isoletta dell’omonimo lago e oramai da anni location di Stato e di rappresentanza della Slovenia. Visto e considerato che gli Accordi di Vienna summenzionati stabiliscono in modo chiaro e univoco che i beni immobili della Jugoslavia che si trovavano nei singoli Stati neonati alla “morte” della stessa rimangono di “proprietà” di questi ultimi. Eppoi, come precisa Polak Petri›, dalla Serbia non sono mai giunte rischieste ufficiali per la restituzione, nè delle automobili di Tito, nè di Vila Bled.

La controffensiva. E Lubiana passa al contrattacco precisando che di recente la Slovenia ha richiesto, invece, sempre in base agli accordi sottoscritti nella capitale austriaca, la restituzione alla Serbia di 313 reperti artistici e culturali, tra quadri, statue e reperti archeologici. Tra i quadri da ricordare le tele di Božidar Jakc,Matej Jama, Rihard Jakopiž, La›ija Pandur, Nikolaj Omerz e Ivan Kobilica.

Fonti ufficiali slovene, poi, confermano che durante i colloqui intergovernativi a Belgrado nessuna richiesta di questo genere è stata espressa dalla controparte serba. Quindi il tutto sembra una boutade personale del premier Vučić. Ma a che pro? In effetti Slovenia e Serbia vanno d’amore e d’accordo, soprattutto da un punto di vista commerciale ed economico. Ma forse Vučić ha sempre bisogno di accreditarsi come fedele nazionalista agli occhi del suo elettorato.

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