La Riserva marina del Wwf trasloca nelle ex Scuderie

Trovato un accordo con il ministero dopo il braccio di ferro con la Soprintendenza Entro fine anno sarà liberato il Castelletto. Uffici già trasferiti nella sede dell’Ictp

Prende fiato la Riserva marina di Miramare, dopo un anno e mezzo vissuto all'insegna dell'incertezza, e lo fa a pochi giorni dai festeggiamenti per i trent'anni di attività, scartando in anticipo il più atteso fra i regali di compleanno. Il primo parco marino istituito in Italia, a seguito di un decreto del ministero dell'Ambiente datato 12 novembre 1986, rischiava infatti di ritrovarsi senza centro didattico e senza l'indispensabile accesso al mare.

A fine giugno 2015, scadute le concessioni demaniali che permettevano al Wwf Italia, soggetto gestore della Riserva statale, di operare in quell'area, il dialogo con la soprintendenza si era improvvisamente interrotto. Il direttore del polo museale regionale Luca Caburlotto aveva “congelato” la questione per altri sei mesi, giusto il tempo per consentire al direttore dell'area protetta Maurizio Spoto di fare le valigie e di organizzare il trasferimento dal Castelletto, storica sede del centro didattico della Riserva marina. Un vero e proprio sfratto, quello intimato ai ricercatori del Wwf, che sarebbe dovuto diventare esecutivo a partire dal primo gennaio 2016.

Fra il Wwf e Caburlotto, però, si è messa di mezzo l'opinione pubblica, con tanto di raccolta di firme alla quale si sono aggiunte numerose interrogazioni parlamentari. Gli stessi vertici nazionali dell'organizzazione ambientalista si erano mobilitati in favore della struttura triestina, prima che la questione approdasse sui tavoli romani dei ministeri coinvolti. Il ministero per i Beni e le Attività culturali e il dicastero dell'Ambiente hanno condotto una trattativa che è andata avanti per diversi mesi e che solo in queste ultime settimane ha prodotto un accordo significativo.

Il Mibact ha definito la necessità di rientrare in possesso del Castelletto, mentre il ministero dell'Ambiente ha perorato la causa della Riserva marina, individuando nelle ex scuderie della dimora asburgica e nella spiaggia antistante la nuova sede museale e lo spazio didattico da mettere a disposizione del Wwf Italia. Rispetto a un anno fa, quindi, pur dovendo rinunciare alla prestigiosa sede che si affaccia sulla baia di Grignano, Spoto può contare su quella che sembra essere una decisiva apertura di credito da parte dei ministeri competenti. «Finalmente si intravede il sereno in questa vicenda - le sue parole - . La Riserva marina ha davanti a sé una nuova progettualità che non è ancora stata del tutto concordata e che comunque guarda al di là dei confini di Miramare». Spoto parla di «Area marina 3.0», mentre si sta preparando a soffiare su una torta con sopra trenta candeline. «Il ministero ci chiede di guardare alla biodiversità marina e costiera - spiega - allungando lo sguardo a livello nazionale. Per quanto riguarda questo territorio, invece, la nostra esperienza verrà messa a disposizione di quella che sarà la musealità per il mare di Trieste».

Lavori in corso. I prossimi mesi saranno determinanti per Spoto e per i suoi colleghi ricercatori. Gli uffici della Riserva marina sono già stati trasferiti presso le palazzine dell'Ictp, il Centro di fisica teorica di Miramare. Entro la fine del 2016 gli spazi del Castelletto dovranno essere liberati, mentre un open space di oltre 200 metri quadrati dovrà venire predisposto nell'ala destra delle ex scuderie.

Il nuovo centro visite non vedrà la luce prima della prossima primavera o addirittura dell'estate. Nel frattempo il Wwf condurrà la propria attività didattica con le scuole nella baia di Grignano, presso il bagno Sticco e il vicino ostello della gioventù. In attesa che il nuovo anno porti con sé il superdirettore promesso dalla riforma Franceschini, l'interim è stato affidato a Corrado Azzollini, già alla Soprintendenza del Friuli Venezia Giulia. «Attendiamo fiduciosi - conclude Spoto - anche perché dobbiamo ancora definire alcuni dettagli, come la possibilità di accedere nuovamente alle strutture del Bagno Ducale».

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