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“Buco” da 222mila euro: stop al bagno Alla Diga

Canoni non versati e debiti mai saldati. Revocata la concessione alla società titolare dello stabilimento. A rischio la stagione estiva del prossimo anno

2 minuti di lettura
Lo stabilimento balneare Alla Diga 

TRIESTE Stanno per chiudersi nuovamente le porte dello storico stabilimento balneare Alla Diga che continua a dibattersi in una vita particolarmente travagliata con la stagione estiva 2017 sul punto di saltare. Il Comitato portuale ha infatti approvato ieri all’unanimità (il parere era comunque solo consultivo) la revoca della concessione all’attuale titolare, l’Associazione sportiva dilettantistica “La Diga - l’isola di Trieste” a causa di una montagna di rate di canone non pagate per una somma complessiva di ben 222.048,65 euro esclusi gli interessi di mora.

 

L'Antica Diga 

 

L’Autorità di sistema portuale che ha adottato il provvedimento definisce la posizione debitoria della concessionaria «gravissima» e rileva come «si palesa il pressoché totale mancato rispetto degli impegni assunti con il piano di rientro» approvato dall’Authority il 17 aprile 2015. «Alla data odierna - viene fatto rilevare nel documento distribuito ai componenti del Comitato - avrebbero dovute essere state pagate le fatture relative al canone demaniale 2016 (35.429,93 euro) e al canone demaniale 2012 (14.845,59 euro), al canone demaniale 2013 (15.286,45 euro), al canone demaniale 2014 (15.211,02 euro) e la quota parte del restante debito arretrato (50.000 euro), esclusi interessi di mora, imposte di registro, forniture e servizi.

 

 

Con una sorta di gioco a incastro, l’Asd La Diga di cui l’ultima responsabile nota è Katiusa Stekar (titolare assieme alla madre del ristorante Majda di Gorizia) avrebbe affidato la gestione dell’area a Eurospiagge che a propria volta ha “girato” lo stabilimento balneare ad Amare srl, mantenendo per sè la gestione del ristorante. Tutto questo però sembra non riguardare l’Autorità portuale. «Si ricorda che l’ente concedente - fa notare nel documento la Torre del Lloyd - è estraneo ai rapporti inter-privati tra il concessionario e il soggetto affidatario ex articolo 45 bis del Codice della navigazione, riconoscendo esclusivamente il titolare della concessione demaniale quale responsabile di tutti gli oneri e responsabilità derivanti dall’autorizzazione medesima e che pertanto il concessionario deve tenere indenne l’Autorità portuale da qualsiasi molestia derivante da contenziosi giudiziali o stragiudiziali con il soggetto affidatario».

Tutto nasce ben undici anni fa con il rilascio, il 12 dicembre 2005, della concessione per 40 anni dell’intera diga foranea antistante il Porto vecchio di una superficie complessiva di 15.697 mq. all’associazione Sailing people (costituita per la diffusione e la pratica degli sport nautici) allo scopo di adibirla a sede sociale nonché alla balneazione pubblica previo intervento di restauro e risanamento conservativo dei manufatti esistenti. Solo una decina di giorni fa il Tribunale ha dichiarato estranea la società ai reati per i quali il suo legale rappresentante, lo skipper Federico Stopani nell’agosto 2011 ha patteggiato la pena di un anno e 10 mesi con la condizionale. Il 21 giugno 2011 intanto la concessionaria ha variato la propria denominazione in Associazione sportiva dilettantistica “La Diga - L’isola di Trieste”.

L’Autorità portuale rimprovera all’associazione stessa anche una condotta «non improntata ai principi di correttezza e di fattiva e leale collaborazione con l’Ente concedente anche sotto aspetti diversi». E cita che «ha omesso di comunicare l’esistenza di procedimenti penali e di sentenze di condanna a carico di due presidenti pro-tempore (in un caso anche con l’inabilitazione all’esercizio di impresa commerciale); ha ricevuto una contestazione da parte del Comune per alcune opere abusive che ha sanato nel 2010; ha provveduto al pagamento dei premi annuali relativi alla polizza assicurativa dei beni assentiti in concessione solo a seguito dei numerosi solleciti dell’Autorità portuale». Ricorda infine che «numerose lettere di sollecito dell’Authority sono state necessarie anche per ottenere l’adempimento degli obblighi in tema di cauzione».

Un primo procedimento di decadenza era stato avviato già il 14 marzo 2014, ma il 17 aprile 2015 l’Authority «in via del tutto eccezionale in considerazione della gravità della situazione e degli obiettivi di interesse pubblico» ha approvato il piano di rientro del debito di data 1/4/2015. Però ad eccezione di due pagamenti, effettuati peraltro con notevole ritardo, l’Authority conclude che «l’associazione non ha tenuto fede agli impegni sottoscritti, presentando, in modo irrituale, ulteriori proposte di dilazione dei pagamenti, nessuna delle quali è stata approvata».

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