In evidenza
Sezioni
Magazine
Annunci
Quotidiani GNN
Comuni

Tumori, nuove terapie. Ma chi le pagherà?

Se la medicina brinda al successo di due nuove terapie, la sostenibilità economica rimane problematica

1 minuto di lettura
Buone notizie per i pazienti che hanno un tumore e grandi grattacapi per i sistemi sanitari nazionali. Questa, in sintesi, la situazione generata dal successo di due terapie innovative in ambito oncologico sviluppate negli ultimi anni.
 
Entrambe hanno come protagonista il sistema immunitario: anziché bloccare la crescita delle cellule tumorali, come cerca di fare la chemioterapia tradizionale, queste terapie sono basate su un razionale diverso, quello di stimolare la capacità dei linfociti del paziente stesso a riconoscere e distruggere il tumore.
 
La prima strategia è quella di bloccare un recettore sulla superficie dei linfociti, chiamato Pd-1, che induce in queste cellule uno stato di anergia; i tumori spesso sfruttano questo recettore per difendersi dai linfociti e non venire distrutti. Due anticorpi monoclonali che bloccano Pd-1 si sono rivelati estremamente efficaci nei pazienti con alcuni tumori in fase avanzata, in particolare quelli del polmone e i melanomi metastatici altrimenti senza speranza. Il secondo approccio è quello di modificare geneticamente i linfociti del paziente in modo da indirizzarli tutti contro le cellule tumorali.
 
La tecnologia, chiamata Car-T, è basata sulla terapia genica: i linfociti sono isolati dal sangue e, in laboratorio, trattati con un virus modificato che inserisce nel loro Dna il gene di un anticorpo contro il tumore. Una volta reinfusi nel paziente, questi linfociti modificati aggrediscono le cellule tumorali e le distruggono. Sperimentata per la prima volta nel 2012 in alcuni tipi di leucemie, questa tecnologia sta mostrando tassi di guarigione prodigiosi, che raggiungono il 90% dei pazienti trattati.
 
Se la medicina brinda al successo, la sostenibilità economica di queste terapie rimane problematica. Un ciclo con l'anticorpo monoclonale contro Pd-1 costa 150mila dollari a paziente. Le spese per la tecnologia Car-T sono per ora a carico delle aziende che conducono le sperimentazioni; quando arriveranno al mercato, si stima che non saranno meno di 300mila dollari a paziente. Sono cifre, queste, che sembrano oggi insostenibili per i sistemi sanitari pubblici e le assicurazioni mediche private di qualsiasi Paese.
I commenti dei lettori