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In Fvg boom di licenziamenti per “giusta causa”

Aumentati del 27% in un anno gli occupati allontanati da aziende della regione. Pesa l’effetto Jobs Act. I sindacati: «Chi caccia i dipendenti oggi ha meno paure»

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Anche in regione è boom di licenziamenti per “giusta causa” 

TRIESTE. Il caso Monfalcone, quello dei tre operai trovati a dormire durante il turno notturno, non è isolato. I licenziamenti per giusta causa o giustificato motivo soggettivo, in tempi di Jobs Act, sono in aumento. A livello nazionale si è passati in due anni da 35 a 46mila, ma il vero boom è l'incremento dal 2015 al 2016 (+28%).

Un trend che riguarda anche il Friuli Venezia Giulia. Nel dettaglio delle cifre raccolte dalla Regione sui dati diffusi dall'Inps, alla voce "licenziamento giusta causa" si registra un incremento del 27,2% (da 375 a 477) dal primo semestre 2015 al primo 2016 e addirittura del 61,3% (da 163 a 263) a quella "licenziamento per giustificato motivo soggettivo", sempre nello stesso periodo.

La spinta del Jobs Act sta perdendo valore. Da gennaio ad agosto di quest'anno le nuove assunzioni a tempo indeterminato sono calate in regione di quasi il 40%, più che nel resto d'Italia, un dato in parte conseguenza della forte accelerazione di fine 2015, determinata dalla possibilità per le imprese di usufruire di una decontribuzione più vantaggiosa.

Fatto sta che la dinamica del lavoro ne ha risentito. E pure i licenziamenti sono in fase di decollo. A sentire il sindacato il motivo è legato proprio alla riforma del lavoro di Matteo Renzi, quella che ha cancellato l'articolo 18. «Sicuramente il Jobs Act consente all'azienda di licenziare con meno paura - dice senza mezzi termini il segretario regionale dell'Ugl Fvg Matteo Cernigoi -. Tra l'alto con la reintegrazione che è ormai prevista solo per i casi di scuola».

A leggere le tabelle anche Manuela Troisi, legale udinese che cura cause di lavoro per la Cgil, ritiene che un effetto Jobs Act ci possa senz'altro essere. I licenziamenti per giusta causa incrementati negli ultimi mesi risultavano invece costanti, se non in calo, negli anni precedenti (erano 985 nel 2010, sono diventati 911 nel 2014).

Lo stesso per i licenziamenti per giustificato motivo soggettivo: 403 nel 2010, 311 nel 2014. «Posto che le differenze più significative si notano nel confronto tra primo semestre 2016 e primo semestre 2015, si può ipotizzare che le cifre si riferiscano ad assunzioni effettuate con i contratti a tutele crescenti in vigore dal marzo dello scorso anno - osserva Troisi -, anche se non è certamente detto che tutti i tempi indeterminati siano stati contrattualizzati con le nuove regole».

L'impressione, in ogni caso, «è che in buona parte si possa trattare di scelte di natura puramente economica, strumentali ai costi ridotti consentiti dalla nuova normativa che prevede una riduzione ai minimi termini del risarcimento del danno in caso di licenziamento illegittimo e la reintegrazione nel posto di lavoro come una ipotesi del tutto residuale».

Non manca la lettura della Regione. L'assessore al Lavoro Loredana Panariti invita innanzi tutto a non sottovalutare i flussi di assunzioni tra il 2015 e il 2016. «È difficile dire che siamo fuori dalla crisi - osserva -, ma al tempo stesso non si può non rilevare l'inversione di tendenza durante il 2015 per quel che riguarda l'occupazione, al punto che l'aumento delle assunzioni ha superato quello delle cessazioni».

Quanto all'incremento dei licenziamenti per giusta causa, «le maglie più larghe per le aziende a seguito dell'abrogazione dell'articolo 18 hanno senz'altro inciso, proprio come ci aspettavamo. L'andamento è peraltro relativo a un tempo breve, che non consente valutazioni definitive. Ci riserviamo dunque un approfondimento».

Una prima idea, tuttavia, c'è già: «Purtroppo temiamo che in larga parte i licenziamenti riguardino la componente femminile, in particolare per quel che riguarda i casi di ritorno dalla maternità». Sotto esame da parte della Regione anche il perdurante boom dei voucher: quasi 4,3 milioni nei primi otto mesi dell'anno in Fvg, con una crescita del 29,9% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso (quasi 1 milione in più).

«Ho sempre sostenuto che questo strumento dovrebbe servire a fare emergere lavori di breve durata, non continuativi - dice Panariti -. Speriamo che la stretta dell'obbligo di comunicazione all'Inps almeno 60 minuti prima dell'inizio di ciascuna prestazione possa favorire la riduzione di un utilizzo realmente esagerato. Non dimentichiamo nemmeno che chi viene pagato con i voucher non esce dalla disoccupazione».

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