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Tuiach rincara la dose sull’Islam. Dipiazza prende le distanze

Il consigliere padano che ha accostato Maometto alla pedofilia insiste: «Quella cultura mi fa schifo». Su Facebook il sindaco si smarca senza citarlo: «Trieste esempio di convivenza da salvaguardare»

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Il consigliere leghista Fabio Tuiach 

TRIESTE La mina vagante Fabio Tuiach, che tante noie dà alla maggioranza di centrodestra, rimbalza anche all’orecchio di Roberto Dipiazza. Il sindaco ieri ha commentato il post blasfemo del consigliere comunale leghista, quello in cui accostava Maometto alla pedofilia offendendo gravemente la comunità musulmana. «Se a Trieste convivono in armonia razze, culture e religioni differenti - ha scritto Dipiazza sul proprio profilo Facebook senza però citare direttamente Tuiach - è grazie all’impegno di tutti. Questo è un patrimonio valoriale, è un esempio di convivenza democratica di cui dobbiamo essere orgogliosi e salvaguardare sempre».

 

 

Parole che esprimono con chiarezza il pensiero del sindaco sulla questione. Ma il leghista, dal canto suo, non cede di un millimetro. Anzi, rinfocola le polemiche.

 

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L’altra sera a Telequattro, su “Ring”, non ha ritrattato. Quando il conduttore, memore dei fatti di Charlie Hebdo, lo incalzava sui rischi che potrebbero comportare affermazioni così ingiuriose, il pugile ha alzato il tiro ulteriormente dicendosi «schifato» della cultura islamica. Testuale: «Mi sono scusato perché scrivo tante cose su Facebook - la premessa del consigliere - forse ho sbagliato, ma ho detto solo la verità perché si chiama pedofilia se un uomo di 54 anni sposa una bambina di 6», ha affermato riferendosi al suo post su Maometto. «È un dato di fatto. Gli islamici la giudicano una cosa buona, visto che ancora adesso hanno l’usanza delle spose bambine», ha dichiarato in tv Tuiach. «Alcuni dicono che sono portatori di cultura, ma a me questa cultura fa schifo. Non la voglio per i miei figli, per la mia famiglia e per la nostra società».

Il caso è ormai politico. La Lega non si è dissociata e Fi, con Everest Bertoli, ha già domandato una verifica sulla linea da tenere in maggioranza; anche perché, attaccava il forzista, «comincio ad avere l’impressione che forse non siamo veramente all’altezza di amministrare questa città».

 

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Una presa di posizione che deve aver molto disturbato il partito se è vero che, come si racconta, tra i consiglieri del gruppo ieri mattina girava un messaggio che suonava più o meno così: «Chi non si sente all’altezza o sta zitto o esce». Il capogruppo Piero Camber cerca di tenere insieme i cocci. «Bertoli ha parlato per se stesso e chiarimenti in maggioranza non me li ha chiesti - spiega -. Deciderò con gli altri capigruppo se abbiamo bisogno di verifiche». Ma la coalizione inizia a fare crepe in più punti. Rivolta l’Italia, una delle forze politiche a sostegno di Dipiazza in campagna elettorale, ieri ha diramato un duro comunicato stampa: «Questo non è il nostro centrodestra, l’area liberale e popolare che rappresentiamo prende le distanze dall’estremismo adottato da Tuiach, la leggerezza di queste dichiarazioni potrebbe mettere a rischio la sicurezza di Trieste», rileva Manlio Sai, il coordinatore provinciale. Un intervento non di poco conto se si pensa che la nota porta pure la firma di due consiglieri comunali della Lista Dipiazza, Francesco Bettio e Barbara Dal Toè, che invitano il sindaco «a riprendere le redini della maggioranza» e, ancora, «bisogna evitare il ripetersi continuo di queste dichiarazioni e provvedimenti in ordine sparso».

Pioggia di reazioni pure dall’opposizione. «Le affermazioni del vicecapogruppo Tuiach su Maometto sono il segno di una mancanza di conoscenza e sensibilità - attacca il gruppo Pd in Consiglio in un comunicato pubblicato dalla capogruppo Fabiana Martini - ma anche della premeditata volontà di alimentare atteggiamenti islamofobici. Il comportamento di Tuiach è gravemente irresponsabile e lesivo dell’immagine delle istituzioni e peraltro va nella direzione opposta al cammino intrapreso sul fronte del dialogo interreligioso dalla Chiesa, a cui con costante frequenza Tuiach si richiama. Ci aspettiamo che quanto prima il sindaco si dissoci in modo inequivocabile e invitiamo il presidente del Consiglio comunale Marco Gabrielli ad agire per tutelare l’immagine del Comune».

Solidarietà alla comunità musulmana da Antonella Grim, segretaria regionale Pd: «Fare i consiglieri comunali - sottolinea l’ex assessore - non è un gioco. Si rappresentano tutti i cittadini e si incarnano le istituzioni, e chi ricopre tale ruolo ha il dovere di esprimersi con rispetto e buon senso. Al contempo ci chiediamo: dov’è Dipiazza? Cosa pensa di fare davanti all’ennesima situazione di grave imbarazzo per la città?». Così il gruppo M5S: le parole di Tuiach «istigano al razzismo e distolgono l’attenzione dai problemi primari della gente». Anche Paolo Rovis di Trieste Popolare si rivolge al sindaco e al presidente dell’aula invitandoli «a dissociarsi dalle posizioni leghiste e a offrire subito ai rappresentanti della comunità islamica triestina un gesto ufficiale di amicizia e collaborazione».

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