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Dal caso Regeni a Maometto cresce l’imbarazzo forzista

Camber: «Parole che dispiacciono». Marini: «Sono attonito. Ha un ruolo politico» Bertoli chiede una verifica: «Non so se siamo all’altezza di amministrare la città»

Gianpaolo Sarti
2 minuti di lettura
Il sindaco Dipiazza e, di spalle, il parlamentare della Lega Nord Massimiliano Fedriga 

TRIESTE. Un post su Facebook, tanto basta a mandare in subbuglio il centrodestra. Con Forza Italia che, dopo la figuraccia nazionale sullo striscione di Regeni, ora domanda a gran voce un “tagliando” in maggioranza. Sono giorni delicati, questi, per i partiti che sostengono Roberto Dipiazza. C’è chi nelle segrete stanze parla di rese dei conti, chi vorrebbe “ridimensionare” lo strapotere leghista in giunta. Perché l’assetto, ai più, appare ormai chiaro: il segretario generale Santi Terranova, a palazzo, è visto ormai come il vero sindaco ombra. Il super assessore Giorgio Rossi è una sorta di vice-sindaco aggiunto. Ed è la Lega, dalle ordinanze sui barboni a quelle sui musicisti di strada, passando per i parcheggiatori abusivi, a dettare l’agenda in questi primi colpi di governo comunale.

 

 

Dipiazza ha ancora le redini? In una cornice del genere anche una mezza frase sui social network può dare argomenti a chi, come Forza Italia, si attendeva altro. Il forzista Everest Bertoli, ex capogruppo della passata legislatura, ora consigliere comunale “semplice”, alza il tiro: «Non è che te lo ordina il dottore a fare ogni giorno commenti su Facebook. Forse ogni tanto sarebbe meglio astenersi. Lancio un appello ai colleghi, soprattutto ai neoeletti: evitiamo di scrivere cose insensate e di getto, perché siamo qui per amministrare la città e non per dire la prima cosa che ci passa per la testa. Io credo però che a questo punto, considerando anche tutto ciò che è accaduto con la questione dello striscione di Regioni, questa maggioranza abbia bisogno di fare un tagliando al più presto. Dopo quella mozione e dopo commenti del genere rivolti alla comunità musulmana comincio ad avere l’impressione che forse non siamo veramente all’altezza di amministrare questa città. Quindi, ripeto, basta dichiarazioni e fughe in avanti solo per il gusto di parlare. È necessario che ci sia una linea comune e concordata in maggioranza. E poi - è l’invito del consigliere forzista - nessuno si deve sognare, tra noi, di mischiare religione e politica».

 

 

Nemmeno il capogruppo Piero Camber nasconde il proprio imbarazzo di fronte all’uscita di Fabio Tuiach: «Un eccesso di sintesi? Chissà. Mi preme comunque evidenziare che ciò che leggo su quell’articolo del Giornale, pubblicato dal consigliere della Lega Nord, manifesta soltanto il pensiero di un singolo imam degenerato. Non certo quello della comunità islamica. Per quanto riguarda il post su Facebook di Tuiach io mi limito a ricordare che ogni religione va rispettata. Io ho ottimi rapporti con i musulmani a Trieste, quelle che ho letto sono parole che sinceramente dispiacciono».

Il consigliere regionale forzista Bruno Marini è incredulo: «Veramente è stato accostato l’Islam alla pedofilia? Non ne comprendo il senso. Parole del genere non aiutano i buoni rapporti tra cristiani e musulmani. Tuiach ha un ruolo politico, deve stare attento a dire assurdità del genere. Sono attonito». Claudio Giacomelli, capogruppo di Fratelli d’Italia, non pensava di dover esprimere la propria opinione su un post di Tuiach: «Innanzitutto credo che l’attività di un consigliere comunale vada giudicata per quello che uno riesce a fare in aula e sono molto meno interessato a quello che fa sui social network. Poi penso che Tuiach, in un modo tutto suo, alla fine si ponga una domanda: quanto hanno a che fare con noi certe derive integraliste? Perché - spiega Giacomelli - sappiamo che Maometto ebbe una moglie di 6 anni e consumò il matrimonio quando questa ne aveva 9 di anni. Però è un dato dell’epoca ed è fuorviante confrontare ciò con i nostri valori di oggi. Non possiamo giudicare comportamenti di 1.500 anni fa. Possiamo solo dire che certe parole, come quelle dette dall’imam integralista, non sono compatibili con i nostri valori occidentali».

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