Trieste, gli studiosi su Krško: «La centrale nucleare è a rischio sismico»

La centrale nucleare di Krško in Slovenia

Lo ha sostenuto al Senato un pool di esperti tra i quali anche i triestini Sirovich e Suhadolc. Similitudini con Fukushima

TRIESTE. A Fukushima si sapeva che la centrale nucleare, fonte di uno dei peggiori disastri ambientali della storia, avrebbe potuto prima o poi essere colpita da un terremoto e da uno tsunami. Ma si preferì ignorarlo, sperando che l'evento possibile non si realizzasse.

O quantomeno lo facesse in un futuro lontanissimo. Una situazione simile avviene per la centrale nucleare slovena di Krsko, dove il rischio sismico è molto concreto.

Questo è in sintesi quanto hanno detto ieri alla commissione ambiente del senato tre esperti: i ricercatori Kurt Decker dell'università di Vienna, Livio Sirovich dell'istituto nazionale di Oceanografia e geofisica sperimentale di Trieste e Peter Suhadolc dell'università di Trieste.

I tre hanno parlato a titolo personale (senza il coinvolgimento degli istituti) in una sessione organizzata ad hoc dalla senatrice goriziana del Pd Laura Fasiolo. La relazione degli esperti è chiara e al contempo forte. In apertura ricordano il caso giapponese e spiegano dove sta la similitudine con quello sloveno.

«Si sa che a Krsko possono ripresentarsi terremoti forti almeno quanto quello già verificatosi nel 1917 (magnitudo Richter circa 6), ma probabilmente anche ben più forti; e si sa che un terremoto così, proprio sotto la centrale, potrebbe avere conseguenze gravissime.

Ma si spera. E per alimentare queste "speranze" si producono montagne di documenti e analisi, secondo noi in parte addomesticate». Un contesto poco rassicurante, in cui Lubiana progetta addirittura il raddoppio della centrale (la cosiddetta Krsko-2, di potenza tripla).

Un'idea a cui è necessario opporsi: «I principali motivi di preoccupazione per la sicurezza sismica del reattore di Krsko-1 e la non opportunità di costruirvi accanto il reattore Krsko-2 si riassumono in due dati», scrivono gli esperti. Il primo è il seguente: «In Europa c'è un solo reattore nucleare in zona sismica di livello medio alto: quello di Krsko. Il sito è nella direzione in cui soffia la Bora». Tratto che lo rende alquanto pericoloso per l'Italia in caso di incidente. L'altro aspetto è il fatto che «il sito venne scelto a metà degli '70 del secolo scorso, quando della sua sismicità non si sapeva quasi nulla».

Dagli anni Ottanta, però, il potenziale sismico dell'area è stato identificato senza ombra di dubbio dagli studiosi. La relazione prosegue precisando come gli stress test disponibili al pubblico sulla reazione della centrale in caso di terremoto siano utili soltanto in senso «mediatico»: basati su valori obsoleti, non dicono nulla sulla reale risposta della struttura in caso di sisma.

E ancora: «Nel 2011 l'Agenzia slovena per la sicurezza sismica (Snsa) ha comunque ammesso per iscritto che entrambi gli studi probabilistici di pericolosità sismica finora eseguiti (1994 e 2004) erano basati soltanto sui terremoti verificatisi negli ultimi secoli».

Spiegano gli esperti: «Calcoli basati su periodi così brevi sono accettabili per la progettazione di edifici qualsiasi. Viceversa, non sono assolutamente ragionevoli per infrastrutture e impianti critici». I tecnici rilevano poi come il servizio geologico francese, a cui gli sloveni si erano rivolti inizialmente, sia uscito dal progetto in forte contrasto.

Dato di cui Lubiana sembra non tener conto: «A nostro parere alcuni uffici sloveni e alcuni loro consulenti tendono a sminuire il problema della pericolosità sismica della zona. Nel far ciò si arriva talvolta a forzare i dati e le interpretazioni, comprese le figure proiettate in sedi scientifiche internazionali».

I tecnici rilevano che l'ente competente italiano Ispra è la sede naturale per raccogliere le osservazioni dei tecnici nostrani sul caso, e per convogliarle poi all'ente europeo Ensreg. Auspicano poi un'azione congiunta Italia-Austria che solleciti l'Ensreg a trattare l'argomento.

Commenta Fasiolo: «La centrale è molto vicina a faglie capaci generare terremoti. I dati comunicati oggi dagli esperti delineano la necessità che l'Italia segua da vicino gli accertamenti sulla sicurezza sismica della centrale attuale e i piani di sviluppo del nuovo impianto. In tal senso è emersa l'urgenza di stimolare l'Ispra ad un maggior coinvolgimento al fine di assumere la "questione Krsko" come priorità in sede nazionale e comunitaria».

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