Bufera sullo striscione per Giulio, ma il Comune di Trieste tira dritto

La prima pagina speciale del Piccolo dedicata a Giulio Regeni e, destra, il giovane ricercatore ucciso in Egitto

Il sindaco Dipiazza lascia la decisione all’aula e attacca la Regione: «Non l’ha messo». Il primo firmatario difende la mozione mentre piovono le critiche

TRIESTE. La mozione contro lo striscione “Verità per Giulio Regeni” appeso sul palazzo del Comune di Trieste diventa un caso. Il testo presentato dai quattro capigruppo di maggioranza, e reso pubblico dal M5S Paolo Menis, calamita riflettori e strali, causando anche qualche defezione nei ranghi del centrodestra.

 

 

Il sindaco Roberto Dipiazza, pur non facendo propria l’iniziativa, si limita a dire ai microfoni della Rai che il consiglio comunale è sovrano. E poi aggiunge: «Abbiamo tolto lo striscione un giorno per la Film commission e sono arrivate cento mail di protesta. L’abbiamo rifatto per Next, altre cento mail». Subito dopo, però, attacca: «Non ho visto questo striscione sulla Regione dove nessuno fa la polemica». E ancora: «Anche se avessi tolto lo striscione fra tre anni il Pd avrebbe comunque fatto confusione e mi avrebbe attaccato».

La replica non si fa attendere. «Ancora una volta il sindaco Dipiazza si dimostra ostaggio della sua maggioranza: non prende posizione, lancia accuse a caso e farfuglia risposte poco credibili» afferma la segretaria del Pd triestino Adele Pino ricordando come la Regione abbia apposto lo striscione sulla sede di Udine. La presidente della Regione e vicesegretario nazionale del Pd Debora Serracchiani si affida a un tweet: «La verità per Giulio Regeni ha bisogno dello sforzo di tutti, anche il Comune di Trieste faccia la sua parte». 

 

 

Critico il segretario regionale della Cgil Villiam Pezzetta: «Le urgenze di Trieste sono ben altre. Di sicuro non la rimozione di uno striscione con cui non soltanto Trieste, ma un’intera regione, dalla sua piazza più rappresentativa, chiede verità e giustizia sulla barbara uccisione di un suo concittadino». Il sindacato chiede un dietrofront. Si dice «sgomento» anche il segretario del Psi triestino Gianfranco Orel.

 

La rimozione dello striscione per Giulio Regeni a Trieste

 

Ma il centrodestra non si rimangia la mozione. Il capogruppo di Forza Italia Piero Camber, uno dei firmatari della mozione assieme a Paolo Polidori (Lega), Claudio Giacomelli (Fdi) e Vincenzo Rescigno (Lista Dipiazza), precisa tuttavia la sua posizione in una lunga lettera. Secondo Camber i simboli «sono una maniglia a cui aggrapparsi (...) ma ingannano, per definizione». Per il capogruppo forzista la vicenda Regeni «è una tragedia insopportabile, inaccettabile, irragionevole»: «La solidarietà, la vicinanza ai genitori di Giulio non sono una scelta, non sono un’opzione: sono un dovere etico e morale, sono ciò che ogni uomo che possa chiamarsi tale dovrebbe sentire nel proprio cuore e nella propria testa. Non c’è destra o sinistra che tenga, non c’è giusto o sbagliato».

 

Trieste, il sindaco fa rimuovere lo striscione per Giulio Regeni

 

Ma, prosegue Camber, lo striscione giallo «non ha niente a che fare con tutto questo: non aiuta le indagini e non serve a convincere le autorità egiziane a dire ciò che finora non hanno detto». In quanto simbolo «non parla di Giulio Regeni, non si rivolge al presidente al-Sisi o alla nostra intelligence o alla famiglia»: «Parla alle nostre coscienze e alla nostra irrazionalità ed è un modo per alleggerire il peso dei nostri sensi di colpa, veri o presunti, di occidentali confusi. Quello striscione è un atto di egoismo, non di vicinanza (...) finché lo striscione è sulla facciata del municipio, allora siamo a posto con noi stessi».

 

 

Camber chiude quindi auspicando «una società solida, basata su relazioni vere, valori, etica, solidarietà» piuttosto che «manifesti» per «fare onore alla dedizione, al coraggio, alla responsabilità e al volto sorridente di Giulio».

Le sue considerazioni non convincono tutti nel centrodestra. Dopo Bruno Marini (Fi) i consiglieri della Lista Dipiazza Barbara Dal Toe’ e Francesco Bettio auspicano che il sindaco rigetti la mozione. Al contrario Salvatore Porro (Fdi) corre in sostegno dei proponenti, rilevando che la vicinanza alla famiglia non passa attraverso uno striscione ma ricorrendo alla «preghiera». La mozione approderà in consiglio lunedì.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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